Il presidente Alessandro Taddei: “Non bastano le rassicurazioni. Una Pac autonoma e adeguatamente finanziata è essenziale per il futuro delle imprese e delle aree interne”
ANCONA – Le risorse destinate all’agricoltura devono essere certe, adeguate e tutelate da norme vincolanti. Cia-Agricoltori Italiani delle Marche condivide l’allarme di Cia nazionale sul documento negoziale per il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea: il bilancio proposto non risponde alle necessità del settore e lascia ancora troppe incognite sull’effettiva disponibilità dei fondi aggiuntivi.
“Il punto è semplice: gli agricoltori devono sapere su quali risorse potranno contare – dichiara il presidente di Cia Marche Alessandro Taddei –. Non possiamo considerare acquisiti finanziamenti che dipendono dalla volontà dei singoli Stati di destinarli al settore. Le rassicurazioni politiche devono tradursi in disposizioni legislative chiare, valide per tutti. Altrimenti le nostre imprese continueranno a programmare il proprio futuro nell’incertezza”.
La richiesta riguarda, in particolare, la possibilità di destinare all’agricoltura il 10% del target rurale e le risorse della revisione di medio termine. Secondo quanto evidenziato da Cia nazionale, questi finanziamenti potrebbero dotare complessivamente l’Italia di un miliardo di euro in più rispetto all’attuale plafond Pac. Un incremento che, tuttavia, deve essere garantito e non affidato a scelte discrezionali, con il rischio di creare disparità tra gli agricoltori europei e una competizione per le risorse con le politiche di coesione.
Per Cia Marche, il confronto sul bilancio europeo conferma le preoccupazioni già espresse sul rischio di far confluire la Politica agricola comune in un Fondo unico, indebolendone l’autonomia e aprendo la strada alla rinazionalizzazione delle scelte.
“Una politica agricola è davvero comune se mette gli agricoltori nelle condizioni di competere con regole e garanzie condivise – prosegue Taddei –. Se ogni Paese può decidere quanto proteggere il proprio settore, le differenze si scaricano sulle aziende. Nelle Marche questo significa mettere in difficoltà chi produce qualità, investe e continua a lavorare anche nei territori dove fare agricoltura è più complesso e meno remunerativo”.
Il tema delle risorse europee riguarda direttamente la capacità delle imprese marchigiane di innovare, affrontare gli effetti del cambiamento climatico e favorire il ricambio generazionale. Nelle aree interne, la continuità dell’attività agricola sostiene anche l’occupazione, la cura del territorio e la permanenza delle comunità.
“Alle nostre aziende chiediamo qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità e presidio del territorio – aggiunge il presidente regionale –. Sono impegni che hanno un costo e che richiedono prospettive stabili. Senza un reddito adeguato e strumenti di sostegno affidabili, diventa sempre più difficile convincere un giovane a investire in agricoltura o un’impresa a proseguire la propria attività”.
Cia Marche ribadisce la disponibilità al confronto con la Regione e con le altre organizzazioni agricole, perché le esigenze del territorio trovino spazio nel negoziato nazionale ed europeo.
Ufficio stampa Logos Notizie

