Malasanità a Pesaro

Pronto Soccorso allo stremo: pazienti nei ripostigli, software in tilt e 8 posti inutilizzati nella palazzina emergenza

Il Pronto Soccorso di Pesaro è precipitato in una situazione di collasso operativo che non può più essere definita un’emergenza temporanea: è un fallimento strutturale. Nelle ultime ore, la pressione dei pazienti ha raggiunto livelli mai visti, con persone parcheggiate nei ripostigli, sette pazienti ammassati in stanze da due, uomini e donne mescolati su barelle improvvisate, alcune persino malfunzionanti. Scene che ricordano un ospedale da campo, non una struttura pubblica di una regione avanzata.

A testimoniare la gravità della situazione sono i racconti diretti dei cittadini, che parlano di condizioni “indegne” e di personale sanitario costretto a lavorare in un clima di stress estremo, senza strumenti adeguati e senza spazi.

Il blackout del software sanitario: cartelle cliniche sparite, esami invisibili, cure bloccate

A peggiorare ulteriormente il caos è arrivato un nuovo blackout del software ospedaliero Dedalus, introdotto nelle Marche nell’estate 2025 e già protagonista di numerosi malfunzionamenti.

Secondo le segnalazioni raccolte:

  • cartelle cliniche non accessibili
  • esami diagnostici e di laboratorio “spariti” dal sistema
  • impossibilità di visualizzare referti
  • blocchi nella prescrizione delle terapie

Un cortocircuito informatico che ha paralizzato l’intero percorso di cura: senza dati, senza referti, senza possibilità di decidere ricoveri o dimissioni, il Pronto Soccorso si è trasformato in un imbuto ingestibile.

Fonti regionali confermano che il sistema Dedalus aveva già causato rallentamenti e blocchi in altri ospedali marchigiani, tanto che la Regione aveva sospeso l’estensione del software dopo le prime criticità.

La domanda che nessuno sembra porsi: perché la palazzina emergenza resta chiusa?

In mezzo a questo caos, emerge un fatto che lascia increduli: la palazzina emergenza, con 8 posti disponibili, resta inspiegabilmente chiusa.

Otto posti che potrebbero:

  • alleggerire la pressione sul Pronto Soccorso
  • garantire dignità ai pazienti
  • permettere agli operatori di lavorare in condizioni umane
  • evitare il ricorso a ripostigli e corridoi come aree di degenza improvvisata

La mancata attivazione di questi spazi non è un problema tecnico: è una scelta gestionale. E come tale, va spiegata pubblicamente.

Una crisi che non può più essere ignorata

Il Pronto Soccorso di Pesaro non è semplicemente “in difficoltà”: è al collasso. La combinazione di:

  • sovraffollamento estremo
  • carenza di personale
  • spazi insufficienti
  • software sanitario in tilt
  • mancata attivazione della palazzina emergenza

rende la situazione insostenibile per pazienti e operatori.

La domanda che circola tra i cittadini è semplice e drammatica: Cosa deve succedere di più perché qualcuno intervenga?

Richiesta di intervento immediato

Alla luce di quanto accaduto, è necessario che:

  • la Direzione dell’ospedale chiarisca perché la palazzina emergenza non sia stata aperta;
  • la Regione Marche fornisca una spiegazione sul blackout del software Dedalus e sulle misure correttive;
  • vengano attivati posti letto aggiuntivi e personale di supporto;
  • si garantisca ai cittadini un Pronto Soccorso che sia davvero un luogo di cura, non un deposito di emergenza.

Pesaro merita risposte. Pesaro merita dignità. Pesaro merita sicurezza.

Nino Valangamani

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