Negli ultimi giorni la cosiddetta “famiglia nel bosco”, già al centro dell’attenzione mediatica per le vicende legate all’affidamento dei figli, è tornata sotto i riflettori per una serie di episodi che hanno coinvolto turisti e curiosi. Catherine e Nathan, che vivono in una casa isolata tra i boschi, sarebbero stati ripetutamente avvicinati da persone in cerca di selfie, autografi e persino copie del libro scritto dalla donna.
Secondo quanto riportato da vari organi di stampa e confermato da pagine social vicine alla coppia, l’afflusso di visitatori avrebbe creato situazioni di forte stress per i due genitori, reduci da mesi complessi sul piano personale. Catherine ha diffuso un appello accorato sui social, chiedendo rispetto e privacy: la casa, ha spiegato, è per loro un “rifugio sicuro, fonte di guarigione e rinascita”.
La situazione è degenerata quando alcune persone avrebbero iniziato a filmare con droni, scattare foto e addirittura entrare nella proprietà privata. In uno di questi episodi Catherine e Nathan hanno chiesto l’intervento della polizia municipale.
A confermare l’accaduto è stato il sindaco Giuseppe Masciulli, che all’ANSA ha dichiarato: ci sono stati “turisti che facevano riprese con il drone, persone che chiedevano selfie, foto, copie del libro. Una persona è persino entrata nella proprietà per fare un video”. Il primo cittadino ha poi lanciato un appello: “Dov’è il rispetto per due genitori che stanno patendo pene tremende? Lasciamoli in pace.”
La coppia chiede ora che cessino le visite non autorizzate e che venga rispettata la loro necessità di privacy, mentre continua il percorso di ricostruzione familiare e personale.
Nino Valangamani

