
PESARO, 15 aprile 2026 – Ci sono negozi che non sono solo negozi. Sono punti di riferimento, abitudini, luoghi in cui si è entrati mille volte senza pensarci. MediaWorld, per Pesaro, è stato questo per venticinque anni. E ora, mentre gli scaffali si svuotano e i cartelli degli sconti annunciano la fine, la città si prepara a salutarlo.
Il 30 aprile sarà l’ultimo giorno di apertura. Una data che segna la chiusura di un capitolo, non solo commerciale.
Un addio che pesa più del previsto
Per molti pesaresi, MediaWorld era il posto dove si andava “a dare un’occhiata”, anche senza comprare nulla. Il luogo delle prime fotocamere digitali, dei televisori giganti visti con stupore, dei telefoni provati mille volte prima di sceglierne uno. Un pezzo di quotidianità che ora si spegne, complice un mercato cambiato e costi diventati insostenibili.
Dietro le serrande, sedici storie
La chiusura non riguarda solo un marchio, ma sedici persone che per anni hanno accompagnato i clienti tra scaffali e reparti. Per loro è stato firmato un accordo che garantisce tutele: ricollocamenti, incentivi all’esodo, cassa integrazione. Un modo per non lasciare nessuno indietro in un momento che, per chi ci ha lavorato una vita, non è solo un passaggio professionale.
La città non vuole perdere un presidio
Eppure, tra la malinconia e gli scatoloni, c’è una notizia che dà respiro: MediaWorld non vuole lasciare Pesaro. L’azienda ha confermato l’intenzione di riaprire, magari in uno spazio più piccolo e sostenibile. La ricerca è già iniziata, anche se finora senza risultati. Ma la volontà c’è, e questo basta per tenere accesa una luce.
Un negozio che ha fatto parte della vita di tutti
MediaWorld aveva aperto nel 2001, quando l’elettronica era ancora un mondo da esplorare. Negli anni ha visto cambiare la tecnologia, le abitudini, la città stessa. E ora, mentre si avvicina il 30 aprile, molti pesaresi si ritroveranno a passare davanti alle vetrine con un pensiero: “Qui ci sono entrato mille volte.”
Perché certi luoghi non chiudono davvero: restano nella memoria di chi li ha vissuti. E aspettano solo di riaprire le porte, magari in un altro angolo della città.
Rosalba Angiuli
