No alla guerra, ma senza carpire demagogicamente facili compensi

di Giorgio Girelli *

La celebrazione  della “Giornata dell’Unità d’Italia” e delle Forze Armate,  è funestata quest’anno dal grave incidente occorso  nei pressi della zona di Brčko, nel nord-est della Bosnia, dove un elicottero militare italiano CH-47  “Chinook” è precipitato   causando la morte  di due militari dell’Esercito Italiano e due membri del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana nonchè il ferimento di altre 11 persone che si trovavano a bordo del velivolo.  Vicinanza e profonda solidarietà innanzitutto ai familiari delle vittime e dei feriti, per i quali formulo auguri di pronto ristabilimento, ed alle Forze Armate cui ancora una volta vengono meno coraggiosi  militari impegnati in generose missioni di pace

ed ai quali, nel dolore per la loro perdita o per i danni subiti  dai feriti,  va il nostro ammirato e grato riconoscimento.

Poichè comunque la vita  va avanti,  non posso omettere di confermare  sentiti auguri alle Forze Armate il cui ruolo, oggi,   si manifesta sempre più prezioso per la sicurezza del popolo italiano. Ed una consapevole e responsabile  cognizione della situazione, che dovrebbe essere onesto patrimonio di ogni forza politica, non può non indurre a ritenere che per assolvere al meglio al loro alto Servizio le Forze Armate debbono disporre  delle risorse  e   dei mezzi     necessari.  Tanto più che tutto sta cambiando rispetto ai sistemi di difesa tradizionali.  La cibersicurezza militare, ad esempio,  anche  in Italia   ha assunto una rilevanza strategica fondamentale, configurandosi ormai come un quinto dominio operativo delle F.A.  al pari di terra, mare, cielo, spazio.  E  di recente, il settore ha subito una profonda accelerazione istituzionale e legislativa per rispondere all’escalation di minacce informatiche globali e proteggere le infrastrutture critiche del Paese. Il Consiglio dei Ministri. come noto, ha approvato il “DDL Crosetto” sulla difesa cyber, ridefinendo l’architettura digitale militare italiana attraverso pilastri fondamentali.

La cybersicurezza è un perno rilevante della guerra ibrida, in quanto rappresenta la difesa principale contro gli attacchi informatici (cyber warfare) che ne costituiscono una delle armi più usate ed efficaci. Tra l’altro il dominio cibernetico viene sfruttato, come si sa,  per sabotaggi informatici mirati a reti elettriche, sistemi di trasporto, istituti finanziari, o persino a catene di distribuzione e sistemi di refrigerazione alimentare per causare disservizi diretti e danni economici. Ed il “sabotaggio” fa parte delle operazioni definite “sotto soglia” in quanto vengono condotte con livelli di intensità non riconducibili ad un attacco armato evitando così di creare i presupposti per una risposta militare.

Gli episodi di incendio doloso o sabotaggio grave censiti nei paesi NATO  sono passati da due nel 2022  a dodici nell’anno successivo ed a trentaquattro nel 2024.

Nella sola Germania, precisa il Centro Studi Internazionali (O.P.I. n. 130), sono stati registrati 320 sospetti tentativi di sabotaggio nel 2025. Per l’ Hybrid Center of  Exellence  di Helsinki tali attività fanno leva sulle vulnerabilità sistemiche delle democrazie e sulle difficoltà con cui esse  possono essere individuate ed attribuite. Di  qui la constatazione  che le istituzioni europee finora hanno fatto fronte in modo frammentato “spesso  impantanate in sistemi normativi nazionali non adatti al contrasto della minaccia sottosoglia transnazionale e da organismi europei cha fanno fatica a coordinare una risposta celere ed efficace”. Non a caso dunque Il presidente  Mattarella ritiene imprescindibile un rafforzamento della NATO e sollecita “uno sforzo europeo per la difesa comune della UE” (Palazzo del Quirinale, 3.11.2026).

Sul piano concreto, ad esempio,  il 28° Reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”, di stanza a Pesaro e posto al  competente ed efficace comando del col. Marco Ferrara,  pur non  occupandosi di sicurezza informatica sistemistica in senso stretto,   agisce comunque “nel dominio cognitivo e informativo (sesto dominio), ossia lo spazio immateriale – come è stato spiegato –  in cui le informazioni e la propaganda vengono percepite e rielaborate dall’opinione pubblica e dai decisori”. Nel giugno 2026, come si sa (o…si dovrebbe sapere…), il Reggimento “Pavia” ha assunto la leadership internazionale per l’implementazione della futura Combined Joint Psyops Task Force (CJPOTF) della NATO per l’area Sud-Est (sotto il Joint Force Command Naples), consolidandosi come punto di riferimento europeo nella gestione del consenso e della stabilità informativa. Quindi Pesaro ospita un “unicum”  in Italia, che forse andrebbe meglio conosciuto.  Come va ricordato che tecnologicamente le Forze Armate italiane, in relazione ai mezzi disponibili, compiono in ogni caso passi avanti: nel  Campionato Mondiale di Droni Militari in Turchia (Ottobre 2026) l’Italia ha conquistato il terzo posto sul podio in una competizione internazionale che ha visto la partecipazione di operatori di droni militari provenienti da 33 nazioni.   Occorre inoltre sottolineare che “nel contesto occidentale, le autorità statunitensi ed europee individuano nella Federazione Russa l’attore più attivo, con un ruolo attribuito in particolare ai suoi servizi di intelligence militare (GU), il cui modello operativo ha subito un’evoluzione significativa anche nel ricorso al sabotaggio per procura” a seguito del venir meno di circa 750 diplomatici e sospetti funzionari dei servizi informativi espulsi da vari paesi tra il 2022 e il 2024” (OPI. Osservatorio di Politica Internazionale, n.130-2026, p.2). Inoltre, per citare un caso specifico, in Romania l’intercettazione di un drone dal valore stimato tra 20.000 e 50.000 dollari può richiedere a un F-16 l’impiego di un missile del valore compreso tra 380.000 e 500.000 dollari.

Allora riterrei che, almeno nella “Festa delle Forze Armate”, si consideri che le spese per la difesa non sono frutto di mentalità “guerrafondaia” (i primi a non volere la guerra, come è stato detto, sono proprio i militari, “perchè la conoscono bene”).  A prescindere dal fatto che non tutte le risorse alimentano l’acquisto di “cannoni” ma  sono destinate anche ad infrastrutture con benefiche ricadute  civili, la ricetta ” meno cannoni e più sanità, istruzione, stipendi, pensioni” è ottima, a patto che sia universalmente applicata. Perchè se taluno opera al contrario, prima o poi i “conti non tornano” neppure per il benessere di chi si è depotenziato. L’impatto della “ricetta” su buona parte della opinione pubblica è convincente, suggestivo. Ma a chi non dispone di tutti i complessi elementi per comprendere la realtà dei fatti ne andrebbero spiegate le drammatiche dimensioni  invece di carpirne demagogicamente  un facile ed autolesivo consenso.

Ed anche qui ci soccorre il Presidente della Repubblica definendo gli investimenti per la difesa come necessari alla sicurezza e alla pace collettiva, sebbene storicamente poco popolari e sottolineando che finanziare gli strumenti militari in questa fase storica non risponde a una logica di aggressione, ma serve come forma di deterrenza per tutelare lo spazio condiviso di libertà e il rispetto del diritto internazionale (Palazzo del Quirinale, 19.12.2025). Conferma il segretario del Copasir Ettore Rosato: “E’ il principio della deterrenza, il motivo per cui anche in tempi di pace, nelle democrazie, esistono gli eserciti. Non per offendere, ma per proteggere. Dobbiamo ammettere che negli ultimi anni abbiamo sottovalutato questo aspetto, nella illusine che nulla attorno a noi poteva minacciarci e forti della alleanza con gli Stati Uniti. Oggi che gli interessi americani si sono spostati e c’è una presidenza che non riserva all’Europa un trattamento da paese amico, paghiamo questo ritardo negli investimenti e nella costruzione di un sistema di difesa europeo “ (E.Rosato, Fine delle illusioni: perché l’Europa deve investire nella propria sicurezza, in Parlamento Magazine, n.7, p.43).

*Coordinatore Centro Studi Sociali “A.De Gasperi”

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