Durante la cerimonia che si è svolta in caserma “Aldo Del Monte”, il sindaco ha ricordato «il sacrificio di chi ha perso la vita nei conflitti, reso omaggio alle vittime dell’incidente in Bosnia e ringraziato il 28° Reggimento “Pavia”, parte integrante della nostra comunità, a loro va il “grazie” sincero di tutta la città»
La città onora il 4 Novembre, Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate, nella Caserma “Aldo Del Monte” del 28° Reggimento “Pavia”. Il discorso del sindaco Andrea Biancani si è aperto con «il saluto al Prefetto, alle autorità civili, militari e religiose presenti, alle associazioni combattentistiche e d’arma, al Comandante Ferrara e ai militari del 28° Reggimento “Pavia” e a tutte le donne e gli uomini in divisa presenti». Poi ha rivolto «a nome di tutta la città, un pensiero di profonda vicinanza alle famiglie delle quattro vittime del terribile incidente accaduto in Bosnia ed Erzegovina e il nostro più sincero augurio di pronta guarigione agli undici feriti. Quanto accaduto ci ha tristemente ricordato il pericolo a cui ogni giorno sono esposte le donne e gli uomini in divisa».
Il sindaco ha poi ricordato il significato della ricorrenza «che onora quella vittoria nella Prima Guerra Mondiale che completò l’unificazione d’Italia. È un giorno di celebrazione, ma anche di memoria per il sacrificio di milioni di persone nei conflitti del passato. La Prima Guerra Mondiale, pur nella sua immane tragedia, non fu purtroppo sufficiente a far comprendere al mondo la devastazione delle guerre moderne. Oggi dobbiamo quindi chiederci che cosa quel conflitto e il sacrificio di quelle vite ci abbiano insegnato per il futuro».
«A più di un secolo di distanza – ha proseguito – la guerra è tornata a occupare uno spazio drammatico nella vita dell’Europa e del mondo. Pensiamo all’Ucraina, alla catastrofe umanitaria di Gaza e alla tragedia del popolo palestinese. Pensiamo al Libano, nuovamente investito dalle operazioni militari israeliane, all’Iran, allo Yemen e ai tantissimi conflitti dimenticati in Africa. Sono scenari diversi, con storie e responsabilità differenti, ma uniti da un tragico denominatore comune: a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre i civili. Persone che non hanno deciso né voluto la guerra, ma che se la sono vista imporre da leader mondiali guidati dagli interessi di pochi».
Il sindaco ha quindi richiamato gli appelli alla pace e il ruolo delle nuove generazioni, rappresentate dalle decine di studentesse e studenti presenti stamattina alla cerimonia: «In questi anni non sono mancati. Sono arrivati dal Papa, dalle piazze, dagli studenti, dai lavoratori, dalle associazioni, dal mondo della cultura e dell’intelletto. Voci che hanno chiesto di fermare i conflitti e di rimettere al centro il valore della vita umana. Un messaggio forte che ultimamente si è levato da tante piazze animate dai giovani: un segnale chiaro della loro volontà di costruire un futuro migliore, rifiutando di subire passivamente le scelte di pochi leader, spesso molto anziani, che non pagano mai le conseguenze dei conflitti che provocano».
Voci che «non possono essere liquidate come ingenue o fuori dalla realtà, né nascoste dal gesto di qualche vandalo. Mentre i giovani gridano per ottenere un futuro migliore, troppo spesso la politica e l’Europa sono rimaste in silenzio e hanno subito decisioni prese al di fuori dei nostri organismi democratici, assecondando gli interessi di singoli leader o di gruppi di potere economico. E così, i conflitti continuano ad aumentare anno dopo anno».
Biancani ha poi sottolineato le ricadute economiche e sociali dei conflitti internazionali: «Mentre le popolazioni civili nelle zone di guerra perdono la casa, gli affetti e la vita stessa, le conseguenze di queste tensioni arrivano anche nelle nostre città e nelle nostre famiglie.
I conflitti internazionali incidono direttamente sui costi dell’energia, dei trasporti e dei beni essenziali. Mentre pochi si arricchiscono, i cittadini comuni si trovano a fare i conti con bollette più pesanti, cibo più caro, affitti insostenibili e servizi pubblici sempre più difficili da garantire per le amministrazioni locali. È un paradosso che non possiamo ignorare: le guerre vengono decise lontano dalla vita quotidiana delle persone, ma il loro costo sociale ed economico ricade interamente su chi non ha alcuna responsabilità nel determinarle. Per questo, parlare di pace significa parlare anche di giustizia sociale. Significa chiederci quali risorse destiniamo alla sicurezza e quali alla scuola, alla sanità, al lavoro e alla protezione delle fasce più fragili della popolazione».
«Non si tratta di contrapporre la pace alla difesa. Le Forze Armate svolgono un compito fondamentale per la sicurezza nazionale e internazionale, sia nelle missioni di pace all’estero sia negli interventi di emergenza a supporto delle comunità. Il 28° Reggimento “Pavia” ne è un esempio concreto. La sua presenza in diversi contesti internazionali, compreso il Libano, testimonia la complessità e la responsabilità del servizio svolto dai nostri militari. A loro va la nostra vicinanza, con l’auspicio che le missioni internazionali possano contribuire concretamente alla protezione dei popoli e alla costruzione della pace».
Il sindaco ha quindi affrontato il tema della sicurezza e del futuro dell’Europa: «La sicurezza, d’altronde, non si misura solo attraverso la forza degli eserciti. Una società è davvero sicura quando le persone possono vivere libere dalla paura, quando i giovani hanno prospettive concrete e quando le crisi vengono affrontate attraverso la diplomazia e il diritto internazionale. È anche per questo che dobbiamo rilanciare con forza il progetto europeo. L’Europa deve avere la capacità di proteggere i cittadini, ma soprattutto di agire con una voce sola e autorevole nel mondo, accelerando anche quel percorso verso un esercito comune europeo su cui si è già perso troppo tempo».
Un passaggio particolare è stato dedicato al rapporto tra Pesaro e il 28° Reggimento “Pavia”, al quale la città ha conferito la cittadinanza onoraria: «In questa giornata voglio sottolineare con orgoglio questo legame speciale. È un riconoscimento che testimonia quanto il Reggimento sia parte integrante della nostra comunità. Un legame che si rafforza quotidianamente attraverso l’apertura della caserma, il dialogo con le scuole e le iniziative condivise con il Comune. Penso, in particolare, al recente concerto della Banda dell’Esercito Italiano al Teatro Rossini, che ha unito cultura e solidarietà raccogliendo fondi a favore dell’AISM, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. E penso anche alla possibilità di collaborare sul fronte della sicurezza locale, qualora la richiesta di attivare l’operazione “Strade Sicure” nella nostra città venisse accolta, in attesa del sempre più urgente potenziamento degli organici delle Forze dell’Ordine. Alle donne e agli uomini del “Pavia” va dunque il ringraziamento sincero di tutta la città per il servizio svolto in Italia e all’estero».
«Il modo più autentico per onorare chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza collettiva, e chi si è sacrificato nei conflitti del passato, non è rassegnarsi all’inevitabilità delle guerre del presente. Il nostro dovere è lavorare affinché non si ripetano, rifiutando di abituarci alla sofferenza dei civili come se fosse la normalità. La pace non è un traguardo acquisito una volta per tutte, ma una responsabilità quotidiana che chiama in causa le istituzioni, la politica e ciascuno di noi. Perché il sacrificio di chi ci ha preceduto abbia davvero valore, dobbiamo fare in modo che la guerra smetta, finalmente, di essere considerata il destino inevitabile dei popoli. Viva Pesaro. Viva l’Italia unita. Viva la pace» ha concluso il sindaco.
Comune di Pesaro


