Garante dei diritti delle persone private della libertà, a Pesaro arrivano quattro candidature. Pandolfi: «Avanti con la procedura, ma serve attenzione anche ai percorsi di reinserimento»

L’assessore alle Politiche sociali e presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1: «Il lavoro per il reinserimento è fondamentale per prevenire la recidiva, ma sulla legge regionale 28/2008 registriamo ritardi e una riduzione delle risorse. La Regione deve intervenire»

Sono quattro le candidature arrivate al Comune di Pesaro per ricoprire il ruolo di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Due donne e due uomini hanno risposto all’avviso pubblicato dall’Amministrazione comunale, che ora avvierà la fase di verifica dei requisiti e successivamente il percorso che porterà alla scelta del candidato da parte del Consiglio comunale. «È un altro passo concreto verso l’istituzione di una figura nella quale crediamo molto – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali Luca Pandolfi, anche presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1 –. Sono arrivate quattro candidature e ora procederemo con le verifiche previste dal Regolamento, per poi coinvolgere la Commissione consiliare competente e arrivare alla scelta in Consiglio comunale. L’obiettivo è concludere il percorso nelle prossime settimane, così da poter avere il Garante operativo entro l’autunno».

Dopo la verifica, la documentazione sarà trasmessa alla IV Commissione, che avrà modo di approfondire le candidature e i relativi curriculum. Al termine del percorso sarà il Consiglio comunale a procedere con la votazione per l’individuazione del Garante, che resterà in carica per tre anni. «Stiamo portando avanti un impegno che l’Amministrazione ha assunto con convinzione – prosegue Pandolfi – perché dotare Pesaro di un Garante significa rafforzare la tutela dei diritti delle persone private della libertà e, allo stesso tempo, mantenere alta l’attenzione sui percorsi che possono accompagnare le persone detenute verso il recupero e il reinserimento nella società. È una figura che assume ancora più valore se inserita in una rete di servizi e di opportunità che devono essere messi nelle condizioni di funzionare».

Ed è proprio sul tema del reinserimento che Pandolfi richiama l’attenzione su una situazione che riguarda da vicino il lavoro dell’Ats1 e le realtà che operano all’interno del carcere. «Mentre a Pesaro facciamo un passo avanti per rafforzare la tutela dei diritti e i percorsi di reinserimento, non possiamo non segnalare una situazione che rischia di indebolire proprio questi percorsi – evidenzia Pandolfi –. Mi riferisco alle risorse previste dalla Legge regionale 28/2008, che finanzia interventi rivolti alle persone adulte e minorenni sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria e agli ex detenuti. Per l’annualità 2026/2027 siamo ancora in attesa del provvedimento della Regione per l’assegnazione delle risorse e, rispetto all’annualità precedente, ci è stato comunicato un finanziamento complessivo regionale sensibilmente inferiore».

La L.R. 28/2008 sostiene interventi finalizzati al reinserimento sociale e lavorativo, all’inclusione abitativa e all’accompagnamento delle persone sottoposte a misure penali, oltre a specifiche attività rivolte ai minorenni. Le risorse vengono utilizzate dagli Ambiti territoriali sociali attraverso progetti costruiti e condivisi con i soggetti istituzionali coinvolti, tra cui gli Uffici di esecuzione penale esterna, i servizi della giustizia minorile e gli istituti penitenziari, con il coinvolgimento delle realtà del Terzo settore. «Parliamo di progetti concreti – spiega Pandolfi – che negli anni hanno permesso di attivare percorsi di lavoro e accompagnamento, sostegno all’inclusione abitativa, attività teatrali e musicali e interventi educativi e di mediazione. Sono esperienze che coinvolgono più di 10 realtà del Terzo settore e che lavorano quotidianamente per dare una prospettiva diversa alle persone detenute e a chi sta affrontando un percorso di esecuzione penale esterna».

Per l’Ats1 le risorse assegnate nell’annualità precedente ammontavano a 137.347,32 euro. A livello regionale, per il 2025/2026 erano stati stanziati complessivamente 500mila euro, mentre per il 2026/2027 è stata comunicata una disponibilità di 323.935,74 euro. «Una somma, fra l’altro, in attesa del relativo decreto regionale di assegnazione che, ad oggi, è in ritardo di 9 mesi rispetto ai tempi di prassi» continua Pandolfi nel sottolineare che «Il tema non è soltanto economico ma riguarda la continuità di percorsi che hanno un valore sociale e anche una precisa funzione di prevenzione. Se vogliamo parlare seriamente di sicurezza, recupero e riduzione della recidiva, dobbiamo mettere nelle condizioni chi lavora sul campo di costruire percorsi prima e dopo l’uscita dal carcere. Questi progetti fanno esattamente questo e non possono essere lasciati in una situazione di incertezza».

«L’articolo 27 della Costituzione ci ricorda che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato – conclude Pandolfi –. È un principio che come istituzioni dobbiamo rendere concreto, non soltanto richiamare. Per questo, mentre Pesaro porta avanti l’istituzione del Garante e si prepara a dotarsi di una figura che avrà tra i propri compiti anche quello di sostenere e promuovere percorsi di reinserimento, chiediamo alla Regione di sbloccare rapidamente le risorse e di garantire continuità a interventi che negli anni hanno dimostrato il loro valore. Il lavoro sul carcere non può fermarsi: dietro ogni progetto ci sono persone, percorsi di recupero e la possibilità concreta di costruire un futuro diverso».

Comune di Pesaro

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