Biancani fa chiarezza: «Il Comune non ha ignorato gli allarmi. I servizi sociali hanno incontrato la famiglia, si sono attivati e, dopo aver analizzato il caso, hanno indirizzato il padre all’AST, struttura sanitaria competente in queste situazioni»

Biancani

Le difficoltà del ragazzo non sono di natura sociale – che, al contrario, avrebbero comportato la prosecuzione del percorso con i servizi sociali comunali – ma di natura sanitaria e socio-sanitaria

«Leggo con attenzione le parole riportate oggi dalla stampa locale e credo sia necessario fare chiarezza, perché parlare di “minore abbandonato dalle istituzioni”, con un chiaro riferimento anche al Comune di Pesaro, restituisce un’immagine che non corrisponde alla realtà dei fatti». A chiarirlo è il sindaco Andrea Biancani, che ricostruisce il percorso dei servizi sociali del Comune.

«Circa un anno e mezzo fa il padre del ragazzo si è rivolto ai servizi sociali del Comune, segnalando le difficoltà nella gestione del figlio. I servizi si sono immediatamente attivati, hanno effettuato le valutazioni necessarie e lo hanno orientato verso il percorso più adeguato alla sua situazione. Dall’analisi effettuata è infatti emerso che le esigenze prevalenti del ragazzo non fossero di natura sociale – che, al contrario, avrebbero comportato la prosecuzione del percorso con i servizi sociali comunali – ma di natura sanitaria e socio-sanitaria. Per questo motivo, il caso è stato indirizzato ai servizi competenti dell’Azienda Sanitaria Territoriale (AST), che sono quelli in grado di garantire gli interventi e le cure necessarie».

Il percorso è quindi proseguito secondo i normali iter previsti dalla normativa per situazioni di questo tipo. «I servizi sanitari dell’AST, che hanno competenza in materia, da quanto abbiamo potuto apprendere, hanno predisposto un percorso terapeutico per il ragazzo che non prevedeva, però, l’inserimento in una struttura, ma un diverso tipo di presa in carico, che, se lo riterrà opportuno, sarà l’AST a chiarire nelle sedi competenti. Come sindaco – aggiunge Biancani – mi preme sottolineare che non c’è stato alcun abbandono, ma piuttosto un accompagnamento al percorso corretto: quindi, un passaggio dalle competenze sociali a quelle sanitarie e socio-sanitarie, sulla base delle valutazioni effettuate dagli operatori che hanno analizzato la situazione».

Il sindaco sottolinea inoltre che situazioni di questo tipo richiedono necessariamente una collaborazione tra istituzioni e servizi con competenze diverse. «Quando una situazione presenta problematiche prevalentemente di natura sanitaria, sono i servizi sanitari a dover valutare le condizioni della persona, formulare la diagnosi, definire il percorso terapeutico e individuare, quando necessario, le modalità più appropriate di presa in carico, anche attraverso eventuali strutture sanitarie o socio-sanitarie. Il Comune, attraverso i propri servizi sociali, può intervenire per gli aspetti di propria competenza, ma non può sostituirsi ai medici e ai servizi dell’AST nelle valutazioni e nelle decisioni di carattere sanitario. Ognuno deve fare la propria parte, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità degli altri enti. È esattamente quello che è avvenuto anche in questo caso». Su questo aspetto, il sindaco poi ribadisce: «Non è il Comune a decidere se una persona debba essere inserita in una struttura sanitaria, quale terapia debba seguire o quale debba essere la sua presa in carico clinica: queste sono valutazioni che spettano ai professionisti sanitari. Il nostro compito è attivarci quando veniamo a conoscenza di una situazione di difficoltà e, sulla base delle valutazioni effettuate, indirizzarla verso il servizio competente».

Sulla lettera inviata dal padre del ragazzo, il sindaco precisa: «Comprendo la situazione di difficoltà in cui si trova la famiglia e la sofferenza che questi episodi possono provocare, per questo mi sento di esprimere massima vicinanza al padre del ragazzo, ma ritengo opportuno chiarire la situazione, in quanto chiamato in causa direttamente sulla stampa. La lettera – precisa il sindaco – è arrivata a me, così come alla stampa locale, soltanto nella giornata di ieri, mercoledì 2 settembre. Prima di quella data non avevo mai ricevuto alcuna e-mail da parte del padre del ragazzo. Per questo motivo, ritengo del tutto sbagliato quanto riportato sulla stampa: se fossi stato informato prima della situazione, avrei certamente indirizzato i genitori agli uffici competenti e all’assessore al Sociale Luca Pandolfi affinché potessero essere fornite loro tutte le indicazioni e il supporto di competenza dell’amministrazione, che comunque è stato dato».

Infine, «una cosa però voglio ribadirla con assoluta chiarezza: chi commette atti di vandalismo o altri reati deve essere individuato e fermato il prima possibile. È quello che è accaduto in questo caso grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della Polizia Locale. Dopodiché saranno le autorità e gli enti competenti, ciascuno per il proprio ruolo, a valutare quale sia il percorso più appropriato: una misura cautelare, i domiciliari, una struttura o un altro intervento previsto dalla legge». «Io rispetto il lavoro e il ruolo delle altre istituzioni e non intendo sostituirmi a chi ha competenze specifiche. Allo stesso modo, però, non accetto che si dica che il Comune ha abbandonato un ragazzo, un minore o una famiglia quando i servizi comunali si sono attivati, hanno valutato la situazione e hanno indirizzato il caso verso chi aveva le competenze necessarie per affrontarlo».

Comune di Pesaro

Lascia un commento