Pesaro ha celebrato la Liberazione della città dal nazifascismo

Biancani con autorità

Biancani durante l’82° Anniversario: «Trump, Putin e Netanyahu rappresentano la politica che arricchisce i grandi “delinquenti” del mondo, ma le celebrazioni di oggi ci ricordano la società che vogliamo consegnare alle giovani generazioni»

«Ogni anno ci troviamo qui per ricordare uomini e donne che, in un momento drammatico della nostra storia, hanno scelto da che parte stare. Partigiani, militari italiani che rifiutarono di arrendersi alla dittatura, civili, donne e uomini che aiutarono la Resistenza, soldati polacchi e alleati che combatterono e morirono per la liberazione della nostra città e del nostro Paese. A tutti loro dobbiamo la nostra riconoscenza. Ma dobbiamo anche qualcosa di più. Dobbiamo la responsabilità di non sprecare la libertà che ci hanno consegnato». Così il sindaco di Pesaro Andrea Biancani ha iniziato il suo discorso in occasione dell’82° Anniversario della Liberazione della città dal nazifascismo.

«Ottantadue anni dopo, la domanda che dobbiamo porci è semplice: che cosa significa oggi essere degni di quella libertà? – ha proseguito – Perché guardando il mondo, qualche dubbio viene. Ci sono leader che continuano a pensare che la forza sia la soluzione ai problemi. Trump, Putin, Netanyahu rappresentano, con modalità e responsabilità diverse, una politica nella quale il potere sembra contare più delle persone e nella quale la guerra è tornata a essere uno strumento normale della politica, e addirittura l’occasione per far arricchire i grandi “delinquenti” del mondo. E mentre migliaia di persone muoiono, molti governanti del mondo si limitano al silenzio, o peggio, troppo spesso a ripetere quello che decidono i pochissimi stati più forti». E ancora: «Manca il coraggio. Manca una visione. Manca una politica capace di guardare oltre la prossima emergenza e oltre il prossimo consenso elettorale. E quando non si hanno risposte, è molto più facile trovare un nemico. Così i migranti diventano il problema. Persone che fuggono da guerre, fame e disperazione vengono raccontate come una minaccia, invece di essere riconosciute per quello che sono: spesso il risultato delle crisi culturali, economiche e climatiche che non siamo stati capaci di risolvere e continuiamo a ignorare. Anche questo dovrebbe ricordarci qualcosa della nostra storia. Il fascismo ha costruito consenso indicando nemici, alimentando paura, dividendo le persone tra italiani e stranieri, tra amici e nemici, tra chi meritava diritti e chi poteva esserne privato. Non possiamo permetterci di dimenticarlo».

Il sindaco si è poi soffermato sulle giovani generazioni e “l’esempio” che i governi stanno tramandando. «Stiamo consegnando ai giovani un mondo nel quale guerre, disuguaglianze e cambiamento climatico si alimentano a vicenda e diventano la normalità. L’ambiente, ad esempio, sempre più spesso, viene considerato un ostacolo allo sviluppo e non una condizione necessaria per il nostro futuro e lo stesso accade con la crisi energetica. Troppo spesso affrontiamo questi problemi con mancette elettorali invece che con investimenti e scelte serie, aumentando solo il debito pubblico e scaricando il problema sul futuro. Siamo diventati il Paese del no: no ai pannelli, no alle pale eoliche, no agli impianti.  Alla fine, diciamo no anche alle scelte che potrebbero produrre un cambiamento reale. Anche questo è un problema politico. Perché il futuro non appartiene a chi governa oggi. Appartiene soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che oggi hanno vent’anni. E allora il 2 settembre non può essere soltanto una celebrazione del passato. Deve essere una presa di posizione sul presente. Essere antifascisti oggi significa rifiutare l’idea che la guerra sia inevitabile. Significa non accettare che alcune vite valgano meno di altre. Significa difendere la democrazia quando è scomoda, i diritti quando riguardano chi non ci piace, l’ambiente anche quando richiede investimenti. Significa avere il coraggio di dire che la politica deve servire le persone e non gli interessi di pochi. E significa soprattutto non lasciare che siano pochi uomini e con idee vecchie a decidere il futuro delle nuove generazioni. Sono vecchie le guerre. Sono vecchie le dittature. È vecchia l’idea che per governare serva un nemico. È vecchia l’idea che il più forte abbia sempre ragione. Noi dobbiamo avere il coraggio di costruire qualcosa di diverso. È questo, oggi, il modo migliore per ricordare chi 82 anni fa ha combattuto per liberare Pesaro. Non soltanto ricordare la loro lotta per la libertà ma difenderla con le nostre scelte quotidiane. Viva Pesaro. Viva la Resistenza. Viva l’Italia libera e democratica», ha concluso. 

Comune di Pesaro

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