Salute mentale, Pandolfi: «La Regione si prende il Sollievo e le risorse economiche dei Comuni. È una scelta politica che riduce il ruolo dei territori e trasforma un progetto costruito sulla persona»

Il presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1 e assessore alle Politiche sociali e alla Salute alla vigilia del voto sulla legge: «Abbiamo comunicato al CAL, Consiglio delle Autonomie Locali, il nostro parere sulla proposta di legge Regionale. Contrari a una proposta che snatura il servizio, spostando la titolarità dal sociale al sanitario. Se la Regione vuole cambiare, non escluda la titolarità anche degli Ambiti sociali»

«La Regione si prende il Sollievo, decide come organizzarlo e come progettarlo, lasciando agli Ambiti sociali (ATS), prima titolari del servizio, il mero ruolo economico, legato alla compartecipazione ai costi ed una non ben definita collaborazione con le aziende sanitarie territoriali (AST). È una scelta politica precisa, che rischia di cancellare il ruolo dei territori e di trasformare profondamente un servizio che in questi anni ha funzionato ma che soprattutto ha trovato il gradimento delle persone e famiglie che ne hanno usufruito». A poche ore dalla discussione e dal voto al Consiglio delle Autonomie Locali (25 agosto) sulla proposta di legge n. 31/2026, «Disciplina del Servizio di sollievo per la salute mentale», il presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1 e assessore alle Politiche sociali e con delega alla Salute del Comune di Pesaro Luca Pandolfi torna a intervenire sulla riforma del Servizio di Sollievo, confermando la posizione espressa nell’agosto 2025 e ribadita nell’audizione del 22 aprile 2026 davanti alla IV Commissione regionale.

«Non siamo contrari al fatto che il Servizio di Sollievo venga finalmente disciplinato da una legge regionale, ma al modo in cui si vuole farlo – sottolinea Pandolfi -. Dietro una modifica apparentemente organizzativa, c’è una scelta molto più profonda: spostare la titolarità del servizio dal sociale al sanitario, togliendo agli Ambiti Territoriali Sociali il ruolo che hanno avuto fin dall’origine». E ancora: «Non si può decidere tutto sulla sanità e lasciare il conto ai Comuni». Per Pandolfi, la questione centrale è: «La proposta prevede che sia l’Azienda Sanitaria Territoriale a organizzare il servizio e che la progettazione degli interventi venga affidata al Dipartimento di Salute Mentale (DSM). Agli ATS e ai Comuni rimane invece un ruolo di collaborazione e promozione non adeguatamente definito. Ma quando si arriva alle risorse, gli Ambiti e i Comuni ricompaiono».

«È una contraddizione evidente – prosegue Pandolfi -. Non può funzionare un sistema nel quale chi compartecipa alla spesa e mette risorse proprie, viene progressivamente escluso dalle decisioni, mentre chi assume la titolarità del servizio stabilisce anche gli interventi e i relativi bisogni economici. È invece sicuramente funzionale alla Regione attestare un incremento della sua spesa per la Salute mentale: il tema è dolente per le Marche che ricoprono il triste primato di fanalino di coda tra le Regioni italiane». 

Il presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats1 contesta soprattutto la logica alla base della riforma: «Il Servizio non nasce come esclusivamente sanitario ma come servizio integrato, sociale e sanitario, costruito intorno alla persona e alla sua vita, dove l’aspetto sanitario è solo una parte, seppur importante, non il tutto. Parliamo di famiglie, relazioni, autonomia, socialità, inclusione, contrasto alla solitudine e all’emarginazione. Tutti elementi che fanno parte integrante del progetto di vita di una persona anche nel contesto specifico della salute mentale e che non possono essere considerati una componente residuale rispetto alla cura sanitaria».

Per questo, «Se il sociale perde titolarità e capacità decisionale sui progetti da realizzare, l’integrazione viene di conseguenza indebolita, non rafforzata». Pandolfi richiama quindi il modello costruito negli anni sul territorio. «Per come è stato realizzato nell’ATS1, è un servizio che ha trovato apprezzamento nelle persone che ne hanno beneficiato, nelle loro famiglie e negli operatori e soggetti che hanno partecipato alla sua costruzione. Non siamo un territorio contrario al cambiamento, se questo porta a miglioramenti dei servizi. Non stiamo difendendo una competenza amministrativa: stiamo difendendo un modello di welfare territoriale che ha prodotto risultati». Inoltre sottolinea che, «Nell’Ats1 l’integrazione con la sanità esiste già. Abbiamo utilizzato gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione, coinvolgendo concretamente il Dipartimento di Salute Mentale (DSM), le associazioni di familiari e il Terzo settore. Abbiamo costruito insieme gli interventi, mettendo a disposizione competenze diverse. Non abbiamo bisogno di cancellare il ruolo degli ATS per integrare il sistema sanitario: abbiamo bisogno di rendere strutturale e più forte una collaborazione che sul territorio già esiste».

Una modalità che, secondo Pandolfi, è inoltre «coerente con gli indirizzi del Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, che individua nella collaborazione tra sistema sanitario, Comuni e Ambiti Territoriali Sociali un elemento fondamentale della presa in carico globale della persona. La Regione ha già gli strumenti per fare questa integrazione, (i procedimenti di Amministrazione condivisa già in essere a Pesaro) di cui si è dotata con la L.R. n.23 del 7 agosto 2025. La stessa Regione Marche ha anche istituito nel 2015 la UOSeS, l’Unità Operativa Sociale e Sanitaria, proprio per rendere concreta l’integrazione tra i due sistemi. Perché non usarla come abbiamo proposto, anche per progettare il Sollievo?».

Pur confermando la contrarietà all’impostazione della proposta di legge, l’Ats1 ha avanzato proposte concrete alla Regione: «la contitolarità tra AST e ATS, una chiara distinzione nella gestione delle risorse e una progettazione realmente condivisa tra Dipartimento di Salute Mentale e Ambiti sociali, utilizzando anche la UOSeS. È questa è la strada per rafforzare davvero l’integrazione tra sociale e sanitario, coinvolgendo anche gli Enti del Terzo Settore e le famiglie» sottolinea Pandolfi.

Infine, «Il 25 agosto non ci si esprime soltanto su chi dovrà gestire il Sollievo, ma quale idea di servizi sulla salute mentale vogliamo costruire nelle Marche. Noi difendiamo un modello che mette al centro la persona, la famiglia e il territorio. Se la Regione vuole rafforzarlo, lo faccia unendo sociale e sanitario, in una integrazione socio sanitaria non solo dichiarata ma fattiva, non cancellando il ruolo degli Ambiti» conclude Pandolfi.

Comune di Pesaro

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