Cammello Caramello e la Notte di San Lorenzo

Nella grande valle dorata, dove il vento profuma di miele e sabbia calda, viveva un giovane cammello dal manto color zucchero bruno. Tutti lo chiamavano Cammello Caramello, perché quando il sole lo sfiorava sembrava sciogliersi in una luce dolce e dorata.

Caramello era curioso, più curioso di tutti gli animali della valle. Ogni sera, quando il cielo diventava viola, si arrampicava sulla duna più alta per osservare le stelle. Ma la notte che aspettava con più trepidazione era una sola: la Notte di San Lorenzo, quando il cielo si riempiva di scie luminose e i desideri diventavano leggeri come piume.

Quell’anno, però, Caramello aveva un desiderio diverso dagli altri. Non voleva una pozza d’acqua più fresca, né un campo di erba tenera. Voleva capire da dove arrivassero le stelle cadenti.

Così, mentre la valle si preparava alla notte magica, Caramello decise di partire. Camminò per ore, seguendo il vento che sembrava indicargli la strada. Arrivò ai piedi della Montagna Silenziosa, dove viveva un vecchio gufo saggio, chiamato Maestro Lume.

«Maestro,» disse Caramello, «tu che conosci il cielo, puoi dirmi dove nascono le stelle cadenti?» Il gufo lo osservò con occhi profondi. «Le stelle cadenti non nascono, Caramello. Si ricordano. Ogni scia è un ricordo che il cielo lascia cadere per illuminare chi lo guarda.»

Caramello rimase incantato. «E allora… posso vedere un ricordo da vicino?» «Solo se il tuo cuore è pronto,» rispose Lume. «Sali ancora, fino alla cima. Lì il cielo è più vicino alla terra.»

Il cammello salì, salì, salì. Quando raggiunse la vetta, il cielo esplose in una danza di luci. Una stella cadente, più luminosa delle altre, scese lentamente verso di lui, come se lo avesse scelto.

Caramello chiuse gli occhi. Sentì un calore leggero, una voce sottile, un ricordo che non era suo ma che lo avvolgeva: era la storia di un’antica carovana che aveva attraversato la valle, guidata da un cammello coraggioso che non aveva mai smesso di credere nella bellezza del cielo.

Quando riaprì gli occhi, la stella era svanita. Ma nel suo petto brillava una luce nuova.

Tornò alla valle correndo, felice come non era mai stato. E quella notte, mentre tutti esprimevano desideri, Caramello non ne espresse nessuno. Perché aveva capito che a volte il dono più grande non è chiedere, ma scoprire.

Da allora, ogni Notte di San Lorenzo, Caramello racconta agli animali della valle ciò che ha visto: che le stelle cadenti sono ricordi, e che ogni ricordo è una luce che non smette mai di accompagnarci.

Rosalba Angiuli

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