Torna in aula “Strade Sicure”

il sindaco Biancani e l’assessora Mengucci: «Il Consiglio comunale attende risposte da oltre quattro mesi»  

INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE

Il Consiglio comunale di martedì 26 maggio si è aperto parlando dei “Ripascimenti stagione 2026” un tema sollevato da Riccardo Bernardi su cui è intervenuto l’assessore alla Tutela della costa Riccardo Pozzi, che ha detto: «Oggi, rispetto a quando fu presentata l’interrogazione, il 23 marzo, il quadro è cambiato: allora c’era una forte preoccupazione circa la possibilità di riuscire ad avviare la stagione balneare per la città, preoccupazione che oggi è venuta meno, dal momento che siamo riusciti ad avviare i ripascimenti in questi giorni per l’anno in corso. I timori erano legati a due aspetti: uno tecnico e uno economico. Dal punto di vista tecnico, la criticità nasceva dal diniego della Regione rispetto alla modalità da sempre utilizzata per la riprofilatura del litorale dal Comune di Pesaro. Tale posizione derivava da una serie di approfondimenti richiesti dai tecnici regionali, che andavano oltre quanto previsto dal Piano di difesa della costa, il quale inquadra a tutti gli effetti la modalità “scraper” come attività di manutenzione ordinaria. I tecnici della Regione avevano chiesto ulteriori approfondimenti, in tempi molto stringenti, che questa Amministrazione non sarebbe riuscita a fornire entro il termine indicato. Sul piano economico, invece, lo stanziamento della Regione Marche era stato confermato per complessivi 224mila euro sul biennio 2026-2027, ma con risorse disponibili esclusivamente sull’annualità 2027. La criticità sui fondi è stata superata grazie all’anticipazione, con risorse proprie del Comune, di 150mila euro, che hanno consentito all’Amministrazione comunale di avviare le attività in questi giorni. La questione tecnica è stata invece parzialmente risolta, o meglio superata per il 2026, perché la Regione ha dato disponibilità a rivedere il proprio iniziale diniego, permettendoci così di avviare le attività di riprofilatura con la modalità finora sempre adottate. Una considerazione personale: non sono un tecnico, ma ritengo che da parte degli uffici comunali non vi sia alcun atteggiamento dogmatico rispetto alle modalità utilizzate fino a oggi. Tuttavia, individuare una soluzione diversa richiede una programmazione adeguata. Se si vuole realizzare un ripascimento serio, non possono bastare 220mila euro in due anni. E qualunque sia la modalità di riprofilatura scelta, serve una valutazione economica concreta e la piena consapevolezza delle eventuali ripercussioni ambientali. Se viene sostenuto che le modalità “scraper” non siano compatibili con la tutela dell’ecosistema marino, allora è necessario costruire insieme un’alternativa che sappia dare risposte anche sotto questo profilo. Ci auguriamo, come dichiarato sia dai professionisti sia dai rappresentanti politici della Regione Marche presenti all’incontro svolto in primavera, di poter tornare al tavolo già a settembre per affrontare la prossima stagione. Mi auguro che questo impegno venga rispettato e che, terminata la stagione balneare, si possa finalmente definire un percorso chiaro, risolutivo e di lungo periodo, senza continuare a intervenire stagione per stagione. Ringrazio infine il consigliere Bernardi, perché questa interrogazione ci ha consentito di ribadire ancora una volta l’importanza di un tema che dovrà essere sempre più attenzionato, consapevoli della rilevanza per il nostro territorio».
La consigliera Bernardi: «Soddisfatto della risposta dell’assessore, che ci ha fornito una panoramica chiara rispetto a quanto accaduto in questi mesi. Meno, per alcuni atteggiamenti che vediamo ripetersi da parte della Giunta regionale, soprattutto in termini di programmazione e nel modo di relazionarsi con gli enti locali, in particolare con il nostro Comune. Se oggi riusciamo a garantire lo svolgimento della stagione balneare in maniera positiva, come avviene ogni anno, è soltanto grazie all’intervento dell’Amministrazione comunale, che con un importante lavoro della Giunta è riuscita a mettere una soluzione concreta a una situazione complessa. Al contrario, la Regione continua a operare attraverso tagli e senza una programmazione adeguata rispetto alle esigenze del territorio».     Si è proseguiti sugli aggiornamenti relativi allo “Stato di attuazione delle mozione approvata il 13 gennaio sull’adesione del Comune di Pesaro all’operazione ‘Strade Sicure con impiego di personale del 28° Reggimento Pavia” chiesti, tramite un’interrogazione, dai consiglieri Dominici, Rocchi, Anniballi, Nobili, Tommasoli, Vastante, Mariani.
L’assessora alla Sicurezza Sara Mengucci ha sottolineato: «A seguito del consiglio comunale del 13 gennaio 2026, l’Amministrazione comunale ha inviato in data 21 gennaio una missiva alla Prefettura in cui si informava dell’approvazione con votazione unanime della mozione avente oggetto “Operazione Strade Sicure”. In allegato è stato inviato atto deliberativo dove il Consiglio ha demandato il Sindaco ad attivarsi con il Ministero e la Prefettura per l’attuazione delle misure di sicurezza approvate. La Prefettura ha convocato un Comitato Ordine Per la Sicurezza e Ordine Pubblico il 19 gennaio dove si è presa in esame e discussa la richiesta relativa “Strade Sicure” e, successivamente, il 28 gennaio ha inviato la richiesta al Gabinetto del Ministero dell’Interno. Sono passati 4 mesi e né la Prefettura né il Comune ha ricevuto riscontro in merito da parte del Ministero. Ringraziamo la Prefettura per aver dato riscontro tempestivamente alla richiesta relativa l’operazione “Strade Sicure” in un’ottica di collaborazione e condivisione».
La consigliera Dominici per soddisfazione: «prendiamo atto, con soddisfazione che il Comune si è attivato e ha agito con ampia sollecitudine. Dopo il voto unanime del Consiglio il Comune e la Prefettura si sono attivate subito, quindi possiamo dire che da parte delle nostre istituzioni locali è stato fatto tutto quello che poteva essere fatto. Il mio ringraziamento alle Forze dell’Ordine, per il lavoro instancabile che fanno. La palla è ferma a Roma e pretendiamo risposte. “Strade sicure” non è un capriccio».
L’assessore alle Attività economiche Mattia Galeazzi ha poi parlato delle “Iniziative di sensibilizzazione per l’adozione di menu in inglese nelle attività di ristorazione e i pubblici servizi” rispondendo all’interrogazione a firma della consigliera Anniballi. «La disponibilità di menù in doppia lingua, italiano e inglese – ha detto Galeazzi -, rappresenta certamente un elemento utile per rendere più accessibile l’offerta dei nostri ristoranti ai visitatori stranieri, valorizzare meglio i prodotti locali e rafforzare l’immagine di Pesaro come città accogliente, moderna e aperta a un pubblico internazionale. Come Assessorato abbiamo ritenuto opportuno procedere con un’azione di sensibilizzazione rivolta ai ristoratori e ai pubblici esercizi della città, mediante una comunicazione che l’Amministrazione ha rivolto alle associazioni di categoria, con cui stiamo intavolando da tempo un percorso partecipativo importante, invitandoli a valutare la predisposizione o l’aggiornamento dei propri menu in formato bilingue, sia cartaceo sia digitale tramite QR code o sito web. La comunicazione ha l’obiettivo di far comprendere che un menù bilingue può facilitare la relazione con il cliente straniero, valorizzare meglio i piatti tipici e i prodotti locali, migliorare la qualità percepita del servizio e rafforzare l’immagine complessiva di Pesaro come destinazione turistica accogliente e competitiva. Pesaro, se vuole continuare a crescere come città turistica, deve essere capace di parlare a pubblici diversi. E parlare, in questo caso, significa anche rendere leggibile la propria offerta: nei ristoranti, nei bar, nei luoghi del commercio, nei servizi e in tutti quei punti di contatto quotidiano tra città e visitatori. Confermo quindi la disponibilità a proseguire con quanto già avviato, convinti del fatto che anche azioni leggere ma concrete come questa possano contribuire a rendere Pesaro sempre più attrattiva e competitiva sul piano turistico».
La consigliera Anniballi per soddisfazione: «Pesaro ha scelto con convinzione di rafforzare la propria vocazione turistica nazionale e internazionale, una scelta chiara, testimoniata dal riconoscimento di Capitale italiana della cultura 2024, che deve tradursi in azioni concrete facilmente percepibili da chi visita la nostra città».  
Si è poi parlato del “Degrado e mancata sicurezza in alcune zone di Pesaro (viale XXIV Maggio, via Montegrappa, Monumento alla Resistenza, piazzale Garibaldi, sottocavalcavia De Sabbata, stazione ferroviaria)”, tema sollevato dai consiglieri Marchionni e Lanzi. L’interpellanza è stata illustrata dalla consigliera Marchionni: «Questa interpellanza è stata presentata un mese fa, ma rimane attuale vista gli ultimi fatti di cronaca. Nasce da situazioni testimoniate dalla stampa locale che riguarda la zona vicino alla stazione e alcuni cittadini hanno dato mandato ad un legale per la presentazione di un esposto denuncia alla Procura, inviata per conoscenza anche a Comune, Prefettura e Questura. Basta recarsi sul luogo per vedere quello che succede».
Ha risposto l’assessora Mengucci: «L’Amministrazione comunale ribadisce la distinzione tra sicurezza pubblica e sicurezza urbana: il contrasto ai reati, compreso lo spaccio di stupefacenti, è competenza esclusiva dello Stato e delle Forze di Polizia statali (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza). Il Comune, attraverso la Polizia Locale, opera invece nell’ambito della sicurezza urbana, della prevenzione del degrado e del controllo del territorio, in collaborazione con le altre forze dell’ordine secondo quanto previsto dal Patto per la Sicurezza Urbana del 23 luglio 2020. Nell’area di Viale XXIV Maggio, Via Montegrappa, sottopasso dei Cappuccini e stazione ferroviaria, il presidio presente è esclusivamente quello della Polizia Locale, attivo dal luglio 2025 per garantire presenza, monitoraggio e pronto intervento. La Polizia Locale svolge quindi un’importante funzione di prevenzione, controllo e supporto operativo, pur non avendo competenza diretta nella repressione dei reati legati allo spaccio. Il Comune ha rafforzato il controllo del territorio attraverso: l’installazione di 14 telecamere di videosorveglianza nelle aree più sensibili; il presidio quotidiano della Polizia Locale nel quadrante pomeridiano, con 948 ore di presenza e 542 pattuglie impiegate; interventi di riqualificazione urbana e miglioramento del decoro; l’applicazione di strumenti come allontanamenti e DACUR nelle zone considerate critiche. La videosorveglianza rappresenta un supporto investigativo fondamentale per le indagini delle Forze dell’Ordine statali, mentre la Polizia Locale collabora fornendo segnalazioni, supporto operativo e accesso ai filmati. L’Amministrazione sottolinea inoltre che la carenza generale di personale delle forze dell’ordine rende quell’area particolarmente delicata. Per questo il Consiglio Comunale ha sostenuto l’operazione “Strade Sicure”, con l’obiettivo di ottenere ulteriori risorse e rafforzare la presenza sul territorio. Infine, viene confermato l’impegno del Comune nel proseguire le attività di controllo, prevenzione, riqualificazione urbana e assunzione di nuovi agenti di Polizia Locale, per migliorare sicurezza, legalità e qualità della vita dei cittadini».
La consigliere Marchionni per soddisfazione: «La risposta non è soddisfacente. La realtà dei fatti impone maggiore fermezza nel guardare alle situazioni concrete. Le informazioni fornite erano già contenute nell’interpellanza, ma la vera domanda è un’altra: dopo l’esposto presentato e dopo le decine di cittadini che hanno documentato la situazione reale di quest’area, cosa avete intenzione di fare in più? Perché quanto messo in campo fino a oggi non basta. Inoltre, il tema non è comprendere quali siano le competenze della Polizia locale, ma assumersi la responsabilità di ragionare seriamente sulla prevenzione. Quando in un’area pubblica si trovano a terra lacci emostatici, siringhe, preservativi ed escrementi, siamo di fronte a una situazione degradante, non solo per chi vive in quella zona, ma per l’intera città. La domanda è: cosa possiamo fare concretamente per prevenire tutto questo?».    
MOZIONI E ORDINI DEL GIORNO
Il primo ordine del giorno discusso (respinto con 10 voti contrari; 9 i favorevoli), è stato sulle “Modifiche Regolamento TARI” a firma della consigliera Marchionni, che ha presentata il documento e anche un emendamento (poi bocciato con 14 voti contrari, 10 i favorevoli). «Nel frattempo sono passati sei mesi e, nel frattempo, anche la normativa è cambiata. Mi sono quindi auto-emendata. Avevo presentato questa proposta al Consiglio con l’intento di offrire un contributo utile e, in parte, il risultato è comunque arrivato, perché spesso le proposte che porto vengono riorganizzate, riviste e rimaneggiate, ma alla fine qualcosa si riesce comunque a ottenere anche senza una discussione approfondita in aula. La proposta originaria chiedeva che alle aziende, in particolare, potesse essere riconosciuta la possibilità — attraverso una specifica previsione regolamentare — di dimostrare l’avvenuto corretto smaltimento dei rifiuti speciali anche oltre il termine indicato dal Regolamento. Ero e sono consapevole che un termine debba essere fissato, ma ritenevo opportuno prevedere anche una possibilità di integrazione documentale, consentendo alle imprese di dimostrare, anche successivamente, di aver comunque gestito correttamente lo smaltimento attraverso la consegna della documentazione al Comune. Avevo avanzato questa proposta perché, alla fine del 2025, molte aziende del territorio sono state sollecitate dall’Amministrazione comunale, che chiedeva conto del conferimento dei rifiuti speciali e applicava una tassazione aggiuntiva, pur in presenza di attività effettivamente svolte ma non accompagnate dall’invio tempestivo della documentazione prevista. Con la proposta chiedevo quindi che l’Amministrazione, in fase istruttoria, potesse consentire alle aziende di fornire prova di quanto eseguito anche successivamente all’emissione dell’avviso di accertamento da parte di Aspes, che si occupa della riscossione. Nel frattempo, però, la modifica al Regolamento approvata in aula qualche settimana fa ha introdotto una nuova procedura per le aziende con più di nove dipendenti, prevedendo la possibilità di iscriversi al RENTRI, caricare la documentazione e comunicare all’Amministrazione l’avvenuta iscrizione al Registro, così da consentire la verifica del corretto conferimento presso altri soggetti autorizzati. A quel punto ho emendato il mio testo, osservando che, se questa possibilità viene riconosciuta tramite il RENTRI, non si comprende perché non possa essere estesa anche alle aziende più piccole. Con l’emendamento ho quindi chiesto una modifica al nuovo articolo 12, comma 4. Parliamo di una questione importante per le imprese del territorio, considerando che, attraverso la TARI — spesso molto onerosa — il Comune riesce anche a garantire agevolazioni ed esenzioni alle fasce più deboli della popolazione. Al tempo stesso, però, il nostro tessuto economico è composto in larga parte da piccole e medie imprese, molte delle quali non hanno l’obbligo di iscriversi al RENTRI. Per questo motivo ritengo che tutto ciò che può semplificare la vita degli imprenditori del territorio debba essere sostenuto e valorizzato. Mi auguro quindi che questa proposta possa trovare seguito, soprattutto nell’interesse delle imprese che contribuiscono concretamente alla crescita e alla ricchezza del nostro territorio». Infine, «l’iscrizione o meno al RENTRI per un’azienda, pone un principio di non equità».
Redaelli: «Consiglio di valutare seriamente questa proposta e vorrei anche allargare il ragionamento sul tema della TARI e sul suo aggiornamento. Abbiamo riscontrato due aspetti principali. Il primo riguarda l’efficacia delle riscossioni, su cui è necessario un continuo miglioramento da parte dell’amministrazione. Sappiamo che gli uffici si stanno adoperando, ma ogni anno i revisori dei conti stimolano il Comune a una riscossione maggiore e più efficace. Il secondo aspetto riguarda invece l’equità del regolamento TARI. Abbiamo riscontrato diverse casistiche in cui cittadini e imprese non percepiscono un’equità di trattamento, come nel caso dei ristoranti con spazi esterni scoperti che si ritrovano a pagare la TARI al 100% per tutto l’anno. Anche questa situazione, analizzata in Commissione, non viene però contemplata nel regolamento. Per questo chiediamo all’amministrazione un ulteriore impegno nella revisione del regolamento stesso, promuovendo anche una maggiore collaborazione tra gli uffici». L’assessore Pozzi, per parere della giunta: «Le tasse, pur nella consapevolezza che non siano gradite, vanno pagate perché servono a garantire servizi e a sostenere un principio di equità, cercando di non lasciare indietro nessuno. Tornando però al tema e provando a rispondere nel merito dell’ordine del giorno presentato a gennaio, la consigliera ha ricordato che nel frattempo sono cambiate molte cose. Proprio per questo ritenevo che, anche alla luce dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, avvenuta il 24 aprile 2026, quindi appena un mese fa, fosse già stato compiuto un lavoro importante. Sono state infatti introdotte numerose modifiche che vanno nella direzione indicata dalla consigliera: semplificare e digitalizzare per rendere più agevole la gestione del tributo. Penso, ad esempio, allo sportello digitale del contribuente, uno strumento pensato proprio per consentire una gestione più semplice ed efficace della TARI. Non torno sul vecchio Regolamento, che a mio parere era già uno strumento valido, tanto da essere stato approvato all’epoca all’unanimità, anche perché le criticità emerse su questo tributo non derivavano da quel documento comunale. Entro invece nel merito della risposta richiamando il nuovo Regolamento, che ha introdotto ulteriori elementi migliorativi e si inserisce nel quadro dell’aggiornamento normativo in materia, come nel caso dell’obbligo di iscrizione al RENTRI — il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti — previsto per alcune aziende. Il testo entrato in vigore ad aprile è stato giudicato positivamente anche dalle associazioni di categoria, in particolare da Confindustria, che più di altre si confronta quotidianamente con il trattamento e la gestione dei rifiuti speciali. Rispetto alla proposta di modifica contenuta nell’ordine del giorno, ritengo però che non sia accoglibile per una ragione molto semplice: la dimostrazione del corretto trattamento a norma dei rifiuti speciali non può riguardare un anno futuro, ma deve necessariamente riferirsi all’anno precedente. Questo perché la richiesta di esenzione comporta un onere probatorio in capo a chi la richiede. Non è quindi possibile chiedere oggi un’esenzione dimostrando in anticipo il corretto smaltimento dei rifiuti di anni futuri. Il procedimento, per sua natura, non può essere costruito diversamente. Diverso è invece il ragionamento che abbiamo introdotto per le aziende soggette all’obbligo di adesione al RENTRI. Si tratta di un’innovazione importante che questa Amministrazione ha deciso di inserire nel Regolamento e che ci vede tra i primi Comuni ad adottare una soluzione di questo tipo. Ritengo sia una scelta valida e credo possa essere replicata anche da altri enti. Ripeto: per le aziende che rientrano nel RENTRI vale questa modalità di semplificazione. Per quelle che invece ne sono escluse, non possiamo però riconoscere oggi diritti riferiti a situazioni future che non sono ancora dimostrabili. Per queste ragioni, a mio parere, l’ordine del giorno non può essere accolto. Resta però confermato che la sede naturale per proporre modifiche, suggerimenti e integrazioni continuerà a essere quella dell’approvazione del Regolamento, così come avvenuto anche per il testo recentemente approvato e come potrà avvenire per eventuali future modifiche regolamentari».   Si è poi passati allo “Studio di razionalizzazione del trasporto pubblico locale e conseguente promozione del processo di autorizzazione da parte della Regione Marche del servizio a chiamata” con la mozione di indirizzo (18 favorevoli, 10 contrari) a firma dei consiglieri Tommasoli, Dominici, Anniballi, Rocchi, Nobili, Bernardi, Vastante, Mariani, Manenti e Alessandroni.
La consigliera Boresta hapresento una mozione d’ordine per invitare i firmatari a valutare di ritirare la mozione «tutte le istanze e le richieste contenute sono già state assorbite da una delibera di giunta regionale odierna».
La consigliera Tommasoli: «Questa mozione è semplice e non vuole entrare in dettagli: vogliamo mettere in luce il cambiamento epocale che sta vivendo tutto il trasporto pubblico locale, essenziale per i cittadini. Spetta alla Regione finanziare e organizzare. Oggi sempre di più si sta parlando di trasporto a chiamata, vorremmo capire su che dati e come la Regione intende intervenire». La consigliera ha poi elencato i numeri e le percentuali del trasporto pubblico locale, per poi concludere: «chiediamo al sindaco di attivarsi sui progetti futuri sui quali sta lavorando la Regione su trasporto a chiamata».
Boresta: «Mi pare che non ci sia stato lo stesso trattamento che fu riservato a noi a seguito della “rottamazione quinquies”, quando, a fronte di una delibera di Giunta, ci venne imposto il ritiro della mozione. Già da novembre 2025, non appena la Giunta regionale si è insediata, si è iniziato a lavorare a un progetto storico di revisione del servizio di trasporto urbano ed extraurbano. Tutto è partito da un lavoro preliminare finalizzato a comprendere le criticità del trasporto pubblico, seguito poi da una raccolta dati e da report richiesti a tutti gli operatori del settore. Non posso anticipare nel dettaglio questi dati, ma sono contenuti nella delibera di Giunta regionale ed evidenziano come il trasporto extraurbano risulti sostanzialmente funzionante, mentre quello urbano presenti maggiori criticità. Da qui nasce la decisione di attivare il servizio di trasporto a chiamata: un progetto sperimentale che verrà applicato inizialmente al servizio urbano e, in futuro, potrà essere esteso anche a quello extraurbano. Il progetto, che partirà dal 1° luglio 2026, prevede l’utilizzo delle linee urbane già esistenti, affiancate da linee alternative e flessibili, che dovranno naturalmente essere monitorate affinché il servizio non si trasformi in un servizio taxi, anche attraverso l’utilizzo di mezzi con meno di nove posti. Tornando quindi alla mozione: ci chiedete di informare la Giunta Acquaroli della situazione, ma la Regione ne è già pienamente a conoscenza grazie agli studi preliminari effettuati. Chiedete inoltre di inviare report che sono già stati predisposti e trasmessi. Infine, si parla di una rivisitazione e di un rifinanziamento regionale del servizio, attività che sono già state avviate e finanziate. Per questo ritengo che andare oggi a sollecitare la Regione su questioni sulle quali si è già intervenuti sia inutile e, proprio per tale ragione, chiedo il ritiro della mozione».
Marinucci: «La semplicità non guasta. Più di una volta abbiamo chiesto alla maggioranza di fare qualcosa per il trasporto nelle frazioni, ma ricordo diversi voti contrari. Manca coerenza».
Nobili: «Ringrazio Boresta per averci spiegato ciò che è accaduto in giunta regionale. Visto che la nostra mozione è stata depositata mesi fa, auspichiamo che sia servita a sollecitare una risposta perché cerchiamo di tutelare la nostra città».
Redaelli: «Prendo atto che quest’aula vada avanti attraverso un uso strumentale dell’urgenza che lei Presidente concede come unico vero metodo delle giornate di questo Consiglio». Poi, il consigliere aggiunge: «La mozione chiede al sindaco di attivarsi, ma tutti i passaggi sono stati condivisi con l’Amministrazione, quindi il sindaco è già più che aggiornato sul tema».
L’assessora Mengucci: «Apprendo dalla consigliera Boresta che le delibere di Giunta non sono ancora state pubblicate; faremo quindi tutti gli approfondimenti necessari. Ci tengo però a fare alcune premesse: non si tratta di presentare mozioni contro la Regione Marche, ma di affrontare un tema — quello del trasporto pubblico locale — che è di competenza regionale. È quindi evidente che la Regione rappresenti un interlocutore fondamentale, con il quale io e il sindaco Biancani ci siamo confrontati più volte in questi mesi. Ricordo, infatti, che una delle prime attività svolte insieme al sindaco è stata proprio quella di aprire un confronto con Adriabus su una possibile razionalizzazione delle linee urbane. Lo sottolineo perché questo è un problema che stiamo affrontando da mesi. Alla fine del 2025 abbiamo inviato una missiva: io, come assessora, ad Adriabus, e il sindaco all’assessore regionale Baldelli, per chiedere una revisione più efficace delle linee urbane e l’attivazione di un servizio di trasporto a chiamata. Nel territorio esistono già esperienze in cui si è discusso sia della razionalizzazione del servizio sia del trasporto a chiamata. Questo per dire che il confronto sul tema va avanti da tempo, anche con Adriabus, insieme ad altri argomenti importanti. Il trasporto pubblico è un servizio fondamentale per i cittadini. La mozione nasce il 16 gennaio proprio perché questa amministrazione comunale, fin dal suo insediamento, ha avviato un confronto diretto con la Regione e con l’assessore Baldelli. Più volte abbiamo interagito su questo tema, perché è un tema sentito e orientato alla modernità. Il servizio BRT è fondamentale: può davvero cambiare le abitudini dei cittadini pesaresi. Sul BRT voglio anche ringraziare l’Unione dei Comuni, che ha in carico il progetto e sta portando avanti un lavoro importante su questo intervento strategico. Ci auguriamo che possa contribuire a modificare le abitudini di mobilità dei cittadini, favorendo un minore utilizzo dell’auto privata anche in un’ottica ambientale e di sostenibilità. Per questo chiediamo alla Regione di rafforzare e razionalizzare il servizio, adeguandolo alle esigenze attuali, che non sono più quelle di dieci anni fa. Se vogliamo costruire una città competitiva sul piano del trasporto pubblico, dobbiamo lavorare insieme alla Regione. Ma è anche arrivato il momento che Regione e Stato investano maggiori risorse su questo tema».
Il consigliere Lugli aveva presentato 5 emendamenti che però non sono stati accolti. Il consigliere li ha così illustrati: «Ho scelto la formula degli emendamenti per dare un contributo fattivo e migliorativo a una mozione che considero già valida di per sé. Mi scuso per i tempi organizzativi piuttosto lunghi, dovuti anche al fatto di appartenere a un movimento di respiro nazionale ed europeo. Gli emendamenti che ho presentato sono 5 proprio per garantire la massima flessibilità dei contenuti e delle possibili espressioni di voto da parte del Consiglio. Entrando nel merito, il primo emendamento riguarda il servizio a chiamata e propone di introdurre un richiamo esplicito alla coerenza con gli obiettivi del PEBA, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, elemento che peraltro questa Amministrazione ha già condiviso nei propri indirizzi. Chiedo inoltre, quando si parla di innovazione digitale e di nuovi servizi, sia necessario governare i processi per averne piena contezza e capacità di indirizzo; questo, infatti, può rappresentare un passaggio importante per l’avvio di un percorso di maggiore partecipazione e, in senso ampio, di “sovranità” delle scelte pubbliche, consentendo all’Amministrazione di ricavare indicazioni utili per il miglioramento del progetto stesso. L’altro punto introduce la richiesta di un tavolo tecnico permanente di ascolto, che coinvolga i Quartieri, il Municipio e tutti i portatori di interesse. L’obiettivo è garantire un confronto strutturato e continuativo sulle politiche di mobilità. Un ulteriore emendamento riguarda il coinvolgimento della Regione Marche, che è titolare del processo di programmazione della mobilità. In questo senso si chiede un maggiore coordinamento istituzionale, affinché le scelte locali possano essere armonizzate con la pianificazione regionale. Gli emendamenti complessivamente mirano quindi a rafforzare il metodo di lavoro, ampliando la partecipazione e migliorando la qualità della programmazione, lasciando al Consiglio la massima libertà di valutazione e di voto sui singoli punti». Sulla non ammissione degli emendamenti, ha aggiunto: «dispiace per l’esito. Trovo carente la mozione, ma voterò favorevolmente».
Il sindaco Andrea Biancani: «Probabilmente in pochi hanno davvero chiara la situazione del trasporto pubblico. Quello che è successo ad Ancona potrebbe accadere anche a Pesaro, perché le aziende del trasporto pubblico locale sono in grande difficoltà economica. Negli ultimi anni questa situazione è esplosa. Un autobus, se va bene, percorre circa un chilometro e mezzo con un litro di carburante, eppure l’ultimo decreto sulle accise, che riconosce l’aumento dei costi agli autotrasportatori, non prevede alcun sostegno per il trasporto pubblico locale. La scelta del Governo è stata quella di sostenere, giustamente, il trasporto su gomma degli autotrasportatori, ma ancora una volta si sono lasciati soli i Comuni e le aziende del trasporto pubblico. Queste società non sono entità astratte: sono società partecipate pubbliche e, se chiudono i bilanci in perdita, le conseguenze ricadono inevitabilmente sugli enti locali. Adriabus ha dichiarato un aumento dei costi del gasolio pari a 60 mila euro in più al mese: significa oltre 720 mila euro l’anno. Fino al 2023 la Regione sosteneva gli aumenti dei costi sia per il trasporto extraurbano sia per quello urbano. Dal 2023, però, l’incremento dei costi del trasporto urbano non viene più riconosciuto. Inoltre, l’ultimo decreto accise non inserisce il trasporto pubblico tra i soggetti che possono beneficiare degli sgravi fiscali. Nelle Marche il trasporto pubblico non riesce ad aumentare le proprie entrate e, nel frattempo, noi come Comune continuiamo a investire risorse proprie, mettendo 100 mila euro all’anno per garantire il servizio delle navette gratuite. Per questo invito tutti a riflettere seriamente sulla situazione: queste aziende stanno vivendo una forte difficoltà economica, e non soltanto nelle Marche, ma in tutta Italia».
Marinucci: «Alcune cose non mi tornano – ha detto rivolgendosi al sindaco -. Non penso che a Roma gli autobus si incendiassero per autocombustione ma per altre cause che siamo tutti abbastanza grandi per capire». Su Adriabus «anche se è una goccia del mare, certi incarichi dovrebbero essere meno pagati in questi tempi di vacche magre» ha detto facendo riferimento alla persona indicata dal sindaco come rappresentante del Comune di Pesaro, «perché i soldi vanno spesi con oculatezza».
Andreolli: «La discussione fatta è stata costruttiva, nel riconoscimento unanime di quello che era evidenziato: l’insufficienza delle risorse, dei servizi, della non calibratura dei servizi rispetto alle esigenze. La verità è che il sistema urbano non è percepito come funzionante, di conseguenza non è utilizzato. Gli emendamenti di Lugli dimostrano che la mozione è sbagliata e le premesse poco incidenti. Che senso ha approvare una mozione che dà un indirizzo vuoto?». Marchionni: «Il collega consigliere, prima della discussione, ci ha detto che la giunta regionale ha approvato la delibera sugli indirizzi che riguardano il tema e chiesto di congelare il dibattito per affrontarlo in Commissione. Anche se presentate all’ultimo, sono riuscita a leggere le novità apportate e ritengo che quanto scritto negli emendamenti sia un rafforzativo di quanto già contenuto nel testo. Mi permetto di dire che non penso che il servizio a chiamata sia la panacea a tutti i mali; il tema era già emerso in Commissione e, in seguito, ho verificato la situazione nelle città in cui questo sistema è stato attivato. Ci sono esperienze contrastanti. Non ho pregiudizi nel dire di valutare la cosa migliore ma anziché concentrarsi solo sul sistema a chiamata dovremmo fare una rivalutazione generale per capire perchè non funziona il servizio: ci sono zone di Pesaro perchè si arriva solo con mezzi pubblici». Infine, «Così il testo non è votabile».  
L’assise ha poi votato (24 voti favorevoli) la risoluzione d’aula conseguente ai lavori svolti dall’emiciclo sul testo presentato dal consigliere Lorenzo Lugli. Lo stesso aveva presentato un ordine del giorno per chiedere “Monitoraggio e bonifica ordigni affondati dall’esercito tedesco nei fondali antistanti Pesaro”. «Chiediamo a Sindaco e Giunta di attivarsi – ha detto Lugli presentando l’odg – con la massima urgenza presso il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la Regione Marche e tutte le altre istituzioni competenti, affinché venga data concreta attuazione a quanto già richiesto nell’interpellanza parlamentare presentata dall’Onorevole Ilaria Fontana il 24 luglio 2025; a promuovere e sostenere l’avvio immediato di un’approfondita indagine tecnico-scientifica volta ad accertare la reale presenza e l’esatta localizzazione degli ordigni chimici nei fondali marini antistanti il territorio comunale, verificandone inoltre lo stato di conservazione dopo oltre ottant’anni di permanenza in mare, valutando il livello di corrosione degli involucri metallici e i possibili rischi di dispersione di sostanze tossiche, con particolare attenzione alle conseguenze per le attività di pesca, la balneazione, la salute pubblica, gli ecosistemi marini e la qualità delle acque; a sollecitare il Governo italiano affinché la questione della bonifica dei fondali pesaresi venga inserita nell’ambito del dialogo bilaterale con la Repubblica Federale di Germania, così da favorire possibili forme di cooperazione tecnica e finanziaria finalizzate al monitoraggio, alla messa in sicurezza e alla futura bonifica degli ordigni chimici inabissati, nel rispetto dei principi di tutela ambientale e di responsabilità storica condivisa; a garantire infine la massima trasparenza nei confronti della cittadinanza sull’evoluzione delle attività di monitoraggio e bonifica, assicurando un’informazione costante e il coinvolgimento attivo delle associazioni ambientaliste, delle categorie dei pescatori e del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche».
Andreolli: «Grazie al collega Lugli per aver portato in aula un tema che esiste da molti anni». «Ribadisco inoltre la coerenza del MoVimento 5 Stelle, che già nel 2016 presentò un ordine del giorno in Assemblea legislativa delle Marche, poi bocciato nel gennaio 2017 dall’allora maggioranza di centrosinistra, con voto contrario anche dell’allora sindaco Biancani. In quella sede l’assessorato aveva riportato che le analisi effettuate da ARPAM non evidenziavano la necessità di ulteriori approfondimenti. Oggi, invece, la mozione chiede proprio questo: ulteriori analisi e un lavoro di coordinamento tra tutti gli enti competenti per individuare eventuali criticità. È quindi necessario prendere atto del problema e avviare un confronto strutturato tra le istituzioni coinvolte. Due considerazioni finali: arriviamo per ultimi non per demerito, ma per una semplice questione di cronologia rispetto agli altri enti che hanno già approvato atti simili: il Comune di Fano e l’Assemblea legislativa. Proprio per questo, al fine di essere più efficaci e coerenti, ritengo utile allineare i tre testi, così da rendere l’azione complessiva più funzionale».
Anche la consigliera Marchionni: «Chiedo se Lugli è disponibile a sospendere i lavori per capire se fosse possibile inserire qualche piccola modifica per arrivare ad un documento condiviso». Lugli ha accettato la mozione d’ordine e la seduta è stata interrotta per capire se fosse possibile una risoluzione. È stato raggiunto un testo concordato, così Lugli ha dato lettura del documento modificato. «ringrazio il consiglio per la collaborazione e per aver capito l’importanza della mozione».
Per dichiarazione di voto Malandrino: «Ringrazio il Consiglio per questo documento comune, importante per la città di Pesaro senza creare allarmismo alla vigilia della stagione turistica».
Fabbri: «Votiamo a favore, ringrazio Lugli per aver portato in aula un tema al quale siamo particolarmente sensibile». Marinucci: «Voto favorevole, ringrazio Lugli, Andreolli e tutto il Consiglio: abbiamo dato dimostrazione di unità». Bernardi: «Pd favorevole, in continuità con l’attenzione che abbiamo sempre dimostrato sul tema». Nobili: «Marcia in più per Pesaro favorevole, un tema importante come dimostra anche la presenza di alcuni cittadini. Abbiamo le capacità per lavorare insieme e oggi lo abbiamo dimostrato».    

Comune di Pesaro
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