Fox Petroli e progetto GNL alla Tombaccia

“Serve piena trasparenza sul cambio di parere del CTR e sull’archiviazione delle prescrizioni ARPAM. Il sito sia caratterizzato in profondità e i serbatoi interrati siano rimossi”

Il Comitato PESARO: NO GNL prende atto con preoccupazione crescente degli ultimi sviluppi relativi al sito Fox Petroli e al progetto di impianto GNL nell’area della Tombaccia, a Pesaro. L’interrogazione regionale presentata dal consigliere Andrea Nobili, capogruppo AVS, su sollecitazione di Gianluca Carrabs e Roberto Malini, ha posto con chiarezza il tema centrale: comprendere quali ragioni tecniche, ambientali e di sicurezza abbiano determinato il mutamento di orientamento degli enti competenti, dopo una fase in cui erano emerse prescrizioni, criticità e dinieghi.

La vicenda riguarda due passaggi particolarmente delicati. Da un lato, il cambio di valutazione del Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco, passato da un precedente diniego del Nulla Osta di Fattibilità a un parere favorevole, seppure con riserva, sul progetto GNL. Dall’altro, l’archiviazione “con riserva” da parte del Comune di Pesaro del procedimento relativo alla rimozione dei serbatoi interrati, dopo che ARPAM aveva posto il tema dello smantellamento dei depositi ormai obsoleti e della necessità di verifiche ambientali più approfondite.

“La posizione assunta dalla consigliera comunale Adriana Fabbri, che ha chiesto chiarimenti pubblici e trasparenza, conferma che il tema non riguarda una polemica di parte, ma la sicurezza della città”, dichiara Roberto Malini per il Comitato PESARO: NO GNL. “Quando si discute di un impianto industriale ad alto rischio a un tiro di sasso dall’abitato, in un’area fragile sotto il profilo idrogeologico e sismico, le istituzioni hanno il dovere di spiegare in modo completo, verificabile e pubblico perché pareri e prescrizioni cambino direzione”.

Il Comitato ha formalmente chiesto chiarimenti e accesso agli atti alla Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco delle Marche. Con nota ufficiale, la Direzione ha comunicato che, ai sensi dell’art. 24 della legge 241/1990, la richiesta è stata trasmessa a Fox Petroli S.p.A. in qualità di soggetto controinteressato.

“È un passaggio previsto dalla procedura di accesso agli atti”, prosegue Malini, “ma ciò rende ancora più necessario che la cittadinanza conosca le ragioni tecniche del cambio di orientamento. Le nostre domande non sono strumentali, ma sono domande di sicurezza pubblica. La distanza dall’abitato, la vicinanza al fiume Foglia, la fragilità idrogeologica dell’area, il rischio sismico, la presenza di serbatoi storici e le criticità già evidenziate non sono scomparse. Non si può ritenere superato un quadro di rischio così complesso senza rendere pubblici dati, prescrizioni, verifiche e motivazioni”.

Il Comitato sottolinea inoltre che eventuali soluzioni di contenimento, come nuove barriere in cemento o opere accessorie, non possono sostituire una valutazione integrale del rischio. La casistica nazionale e internazionale sugli impianti industriali pericolosi dimostra che la protezione della popolazione non può essere affidata a interventi parziali o successivi, soprattutto quando l’impianto è previsto a circa 120 metri da case, uffici, negozi, luoghi frequentati da bambini e famiglie.

“Ci sorprende che, a fronte della gravità delle questioni poste, il Comitato non sia stato convocato per un confronto tecnico”, aggiunge Malinii. “Le nostre osservazioni non ostacolano il lavoro dei Vigili del Fuoco, ma lo rafforzano. Anche gli operatori del soccorso sarebbero esposti a rischi gravissimi in caso di incidente o intervento emergenziale in un sito non compatibile con le più elementari esigenze di sicurezza territoriale”.

Per il Comitato, resta centrale la questione ambientale. Dopo decenni di attività petrolifere, intensificate dagli anni Cinquanta, non può essere considerata sufficiente una verifica limitata alla falda ipodermica e superficiale, a profondità contenute, in un’area in cui la vicinanza del fiume Foglia comporta fenomeni di dilavamento e ricambio idrico. Il mancato superamento delle soglie nei campioni superficiali non dimostra l’assenza di contaminazione nel sottosuolo profondo, né chiarisce lo stato reale sotto e intorno ai serbatoi interrati.

Il Comitato chiede quindi chei serbatoi interrati obsoleti siano rimossi e gestiti secondo la normativa vigente; il sito sia sottoposto a una caratterizzazione ambientale completa, con carotaggi a diverse profondità, analisi stratigrafiche e verifiche indipendenti su suolo, sottosuolo e falda profonda; siano resi pubblici i motivi tecnici del cambio di parere del CTR dei Vigili del Fuoco; siano chiarite le ragioni dell’archiviazione comunale delle prescrizioni ARPAM; ogni ulteriore avanzamento del progetto GNL sia sospeso fino alla conclusione di verifiche complete, indipendenti e accessibili alla cittadinanza.

“Il principio di precauzione non è un ostacolo allo sviluppo, ma una garanzia minima di civiltà amministrativa”, conclude il Comitato. “In presenza di rischi per la salute pubblica, la sicurezza, il suolo, la falda, il fiume e l’abitato, non sono accettabili rassicurazioni generiche. Servono atti, dati, controlli indipendenti e responsabilità pubblica. Un impianto pericoloso e inquinante, previsto in un contesto urbano fragile e densamente abitato, deve essere definitivamente bocciato, considerato che non è in grado, per le caratteristiche stesse dell’area, immutabili, di rispettare pienamente le normative sanitarie, ambientali e di sicurezza vigenti”.

Comitato PESARO: NO GNL

Contatto: Comitato PESARO: NO GNL

Roberto Malini

scrittore, ricercatore e difensore dei diritti umani
Premio Rotondi 2018 quale “Salvatore dell’arte della Shoah”

Consulente etico editoriale e curatore di collezioni d’arte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta

EveryOne Group
Movimento civile per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali e paesaggistici
ILMC – Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria
 

Lascia un commento