DJ APAOMIX – Una vita che suona
“La musica non è mai stata un lavoro: è sempre stata un modo di vivere.”

Quando Apaomix inizia a parlare, non è più un’intervista. È una corsa dentro una vita che non ha mai separato la musica dal quotidiano.
Le radio libere e una stanza piena di vinili
Tutto comincia nel 1976, in una stanza sopra una casa di campagna. I cugini, periti elettronici, costruiscono Radio Stereo 101 a Montecchio. «Non era come adesso: non compravi il trasmettitore. Se lo costruivano.» La domenica diventa rito: tre dischi, una cassetta pubblicitaria, e un ragazzino che scopre che la musica può essere un mondo intero.

La prima scossa: 13 anni con Moroder e Kraftwerk
Porto di Pesaro, Luna Park. Due giradischi e un mixer con le cuffie, il primo vero laboratorio e tanta voglia di fare musica.
Il New Club, il Boomerang e la prima vera emozione
Arriva il primo pubblico, le aperture al Boomerang. «Hanno alzato la tendina bianca… sotto la pista piena.» Il corpo si blocca, l’emozione no. La gente che balla. «Mi tremavano le mani. Non riuscivo a mettere la puntina.» È l’inizio di tutto.
Derby Club: il professionista
Nel 1984 viene assunto al Derby Club. Assunto davvero. Poi la lettera del militare interrompe il ritmo, ma non la musica: diventa tecnico audio del complesso di reggimento, davanti a un mixer enorme. La musica trova sempre un modo per restare.

1986: la house music arriva a Pesaro
Il ritorno coincide con una rivoluzione. «Nell’86 ho presentato la musica house a Pesaro.» Una console fuori di testa: tre giradischi, la batteria elettronica, una pianola, pedali da chitarra. La gente arriva anche da Senigallia. È un evento. È storia.
Il trauma dell’88
Poi il buio. «Quattro amici persi… Mi prese malissimo.» La musica si ferma, lui cambia lavoro. Diventa barman. Ma la passione resta sotto la pelle.
DJ e barman: lo stesso mestiere
«C’è un filo di psicologia. Devi capire chi hai davanti.» Che sia un cliente o una pista, la logica non cambia: ascoltare, non giudicare, far stare bene le persone.

Il ritorno inatteso
Metà anni ’90. Un amico gli chiede di mettere “due dischi”. Lui va avanti due ore. «Mi sono divertito come un matto.» La musica non era mai finita.
Londra, la tecnologia e una valigia piena di futuro
Passa molto tempo a Londra e torna con una valigia di CD. Compra i primi lettori professionali, segue la tecnologia, ma non abbandona il vinile. «Alcuni dischi non esistevano su CD.» Il legame resta fisico.
Il presente: soft clubbing, ricerca e vinili nuovi
Dopo il Covid mancano DJ. Apaomix torna. Feste private, passaparola, poi l’idea: «Spostare la musica alla mattina.» Dalle 10 all’una. Un altro modo di vivere l’aggregazione
nuovo trend, nuovi artisti, nuovi suoni: «Non puoi aprire e mettere sempre gli stessi 100 dischi.» ricerca vinili nuovi, li compra, li studia e li propone. È un atto d’amore.

Il vinile: un rituale
«Accendi tutto. Metti il disco. Lo pulisci. Posizioni la puntina. Poi abbassi la levetta.» La magia parte lì. Non è nostalgia. È presenza. «Lo vedi. Lo tocchi. Guardi la copertina.» È un’esperienza, non un file elettronico.

Una vita senza scorciatoie
Apaomix non ha etichette, non ha social, non ha algoritmi. «Vai in un locale. Chiedi di me.» Chi lo segue, lo segue perché ha capito qualcosa.
La sua storia è un filo continuo: radio costruite a mano, garage, vinili, notti, silenzi, ritorni. Sempre scegliendo. Sempre vivendo la musica, mai inseguendola.
Danilo Billi
