Pesaro continua a definirsi “città del basket”, ma ogni stagione che passa questa etichetta assomiglia sempre più a uno slogan svuotato. La squadra che dovrebbe essere il simbolo sportivo della città si ritrova puntualmente a fare i conti con una gestione degli spazi che la relega al ruolo di ospite nella sua stessa casa: la Vitrifrigo Arena.
Gli episodi non sono più eccezioni, ma una sequenza che si ripete con una regolarità imbarazzante. E quando gli indizi diventano così tanti, smettono di essere indizi: diventano un sistema.
Una storia che si ripete
Il primo campanello d’allarme risale a qualche anno fa, quando la Vuelle si ritrovò a preparare i playoff senza avere la certezza di poter giocare nella propria arena, occupata da un grande evento privato. Allora si riuscì a trovare una soluzione in extremis, quasi miracolosa, che evitò alla squadra un trasloco forzato.
Ma la lezione non è servita. La stagione successiva si è ripresentato lo stesso copione, con la Vuelle costretta a cercare un palasport alternativo in mezza Italia. Una corsa contro il tempo, tra città che sfumavano una dopo l’altra, biglietti messi in vendita e poi annullati, fino alla scelta obbligata di giocare lontano da Pesaro. Una figuraccia che nessuna vittoria sul campo può cancellare.
E ora? Il rischio di un nuovo paradosso
Anche quest’anno la situazione non promette nulla di diverso. La Vitrifrigo Arena è di nuovo prenotata per eventi che non riguardano la pallacanestro, e la Vuelle si trova a dover programmare i playoff con l’incubo di un’altra trasferta forzata. La prospettiva di giocare partite decisive lontano dalla propria città non è solo un problema logistico: è un segnale politico e culturale.
Significa che la squadra non è considerata prioritaria. Significa che la pallacanestro, a Pesaro, non è più al centro. Significa che la “città del basket” rischia di essere solo un ricordo.
Una gestione che divide e indebolisce
Il punto non è impedire lo svolgimento di eventi privati o fiere. Il punto è la mancanza di una visione che tuteli la squadra che rappresenta la città da ottant’anni. Invece, ogni stagione si ripete lo stesso paradosso: tutti vogliono la Vitrifrigo Arena, e Pesaro sembra più disponibile a concederla a chiunque piuttosto che alla propria squadra.
Il risultato è un danno d’immagine, una perdita di identità e un messaggio chiaro: la Vuelle non è al centro del progetto sportivo cittadino.
Ottant’anni e nessun regalo
Proprio nell’anno dell’80° anniversario del club, la situazione assume un sapore ancora più amaro. Invece di celebrare una storia gloriosa, Pesaro rischia di mettere la propria squadra nelle condizioni di dover chiedere ospitalità altrove. Un paradosso che nessuna città davvero legata alla propria tradizione sportiva accetterebbe.
Una domanda inevitabile
Se la Vuelle deve continuamente traslocare, se la sua arena è sempre occupata, se ogni anno si ripete lo stesso caos, allora la domanda è inevitabile:
Pesaro è ancora la città del basket?
Perché una città del basket non lascia la sua squadra fuori dalla porta. E non la costringe a festeggiare un anniversario storico… da ospite.
Rosalba Angiuli

