Oltre all’indefessa e pregevole azione dell’ANMIL per contrastare gli incidenti sul lavoro c’è da registrare il monito dell’INAIL sulla necessità di una “cultura della sicurezza da costruire ogni giorno”. Questo l’appello dell’ente di fronte ai dati marchigiani dei primi otto mesi del 2025, tra infortuni e morti sul lavoro: 18 persone che hanno perso la vita in questo anno non ancora concluso. Un incremento dell’80% rispetto al 2024. La provincia più colpita dalle morti è Ancona, 6 vittime; poi Pesaro e Urbino, 4; Ascoli Piceno e Fermo, 3. Infine Macerata, 2. Questo il contesto in cui si celebra la 75^ “Giornata nazionale per le Vittime degli incidenti sul lavoro” in questo periodo tanto tragico, ben evidenziato peraltro dal manifesto rievocativo della “Giornata”. Occorre una forte solidarietà con i lavoratori ed “una presa di coscienza collettiva – come rileva il presidente provinciale ANMIL Fausto Luzi – e un impegno concreto per porre fine a una strage silenziosa.” Ed il prezioso lavoro dell’ANMIL deve essere accompagnato dal fattivo interesse di entità private e pubbliche. Negli incontri ANMIL a cui tante volte ho avuto il piacere di partecipare si deploravano certo gli incidenti mortali ma il loro numero non era tale da oscurare le tematiche relative al miglioramento delle condizioni degli infortunati, sulle quali soprattutto si concentrava l’attenzione. Ora il quadro si è tragicamente rovesciato per il soverchiante ed incredibile numero di decessi. E pensare che già due anni fa, in occasione dell’avvio del corso di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il presidente della Repubblica Mattarella ammoniva:” Le morti sul lavoro feriscono il nostro animo. Feriscono le persone nel valore massimo dell’esistenza: il diritto alla vita. Feriscono le loro famiglie. Feriscono la società nella sua interezza. Non è tollerabile perdere una lavoratrice o un lavoratore a causa della disapplicazione delle norme che ne dovrebbero garantire la sicurezza sul lavoro. La cultura della sicurezza deve permeare le Istituzioni, le parti sociali, i luoghi di lavoro”.
Insomma occorre una mobilitazione globale che veda coinvolti datori di lavoro nello scrupoloso rispetto delle regole, lavoratori consapevoli dei rischi e attenti a non commettere imprudenze, l’intera collettività presente e reattiva dinanzi alle esigenze della sicurezza.
Giorgio Girelli
Socio Onorario ANMIL

