Lavoro Pesaro e Urbino, per dare 24mila euro a un giovane, l’impresa ne spende 43mila

Matteucci CNA Pesaro e Urbino: «Il costo del lavoro frena l’occupazione stabile. Nella provincia servono misure strutturali per trattenere oltre 69 mila giovani e valorizzare le competenze del territorio»

PESARO – Per la CNA di Pesaro e Urbino, la questione assume un’urgenza fondamentale se incrociata con le dinamiche demografiche del territorio provinciale. Nella provincia di Pesaro e Urbino la fascia giovanile tra i 15 e i 34 anni conta circa 69.500 residenti: rappresenta il secondo bacino giovanile della regione dopo Ancona, ma inserito in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione che rende ogni anno più complesso il ricambio generazionale all’interno delle aziende.

In una provincia a forte vocazione manifatturiera e artigiana come quella di Pesaro e Urbino, caratterizzata da un fitto tessuto di micro e piccole imprese, il peso del costo del lavoro continua a rappresentare uno dei principali ostacoli all’inserimento stabile dei giovani nel mondo produttivo.

È quanto emerge da una simulazione elaborata dalla CNA, secondo la quale per garantire a un giovane lavoratore un reddito netto annuo di 24 mila euro, una piccola impresa arriva a sostenere un costo complessivo superiore a 43 mila euro tra retribuzione lorda, imposte, contributi previdenziali e TFR. In pratica, per ogni 100 euro che finiscono in busta paga al lavoratore, l’azienda ne spende oltre 180. Un dato che penalizza fortemente la competitività delle attività produttive locali.

La sfida principale per il tessuto economico di Pesaro e Urbino è proprio quella di evitare lo spopolamento e la fuga di talenti e professionalità verso altre regioni o verso l’estero, offrendo opportunità lavorative durature e di qualità. In questo scenario, il cuneo fiscale non è solo un problema economico per le aziende, ma un vero e proprio freno allo sviluppo del territorio.

«Le micro e piccole imprese della provincia di Pesaro e Urbino continuano a scommettere sui giovani, investendo ogni giorno in formazione e passaggio generazionale delle competenze – sottolinea Michele Matteucci, presidente CNA Pesaro e Urbino –. Tuttavia, l’attuale peso del costo del lavoro limita fortemente la capacità di programmare assunzioni a tempo indeterminato e di mantenerle nel tempo. Se vogliamo offrire prospettive concrete ai nostri giovani e trattenere le competenze nelle nostre aziende, occorre una riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo».

L’analisi della CNA evidenzia inoltre come le attuali misure di incentivo all’assunzione offrano un sollievo temporaneo che rischia di trasformarsi in un problema alla scadenza dei benefici. Con un esonero contributivo di 6 mila euro annui per i primi due anni, il costo aziendale passa da circa 37.500 euro a oltre 43.500 euro al termine delle agevolazioni: un aumento vicino al 16% a cui non corrisponde alcun incremento del netto in busta paga per il dipendente.

«Gli incentivi a termine sono utili nella fase iniziale, ma da soli non bastano per garantire la tenuta del sistema produttivo provinciale – conclude Matteucci –. Alle nostre imprese servono stabilità e una programmazione di lungo periodo. Quando le agevolazioni finiscono, l’impatto economico diventa difficile da sostenere, soprattutto per le piccole realtà artigiane e manifatturiere del territorio. Creare lavoro stabile e qualificato a Pesaro e Urbino è l’unico modo per rafforzare la competitività delle nostre imprese e garantire il futuro economico e sociale delle nostre comunità».

 Claudio Salvi Resp.le Ufficio Stampa e Comunicazione CNA Pesaro e Urbino
Michele Matteucci

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