Pesaro Poesia 26
Domenica 25 ottobre
Mostra “Flower Power Remix” di Felipe Cardeña
Concerto “Flower Power Music”
Domenica 25 ottobre, “Pesaro Poesia 26” il festival che andava fatto prosegue a Casa Bucci Ceramiche con una serata caleidoscopica: l’inaugurazione della mostra “Flower Power Remix” di Felipe Cardeña (ore 18), seguita dal concerto “Flower Power Music” con Nicoletta Tiberini e Valerio Scrignoli (ore 19).
Dopo “Inedita” a cura di Lucia Ferrati, la prima serata del 18 ottobre dedicata ai poeti marchigiani Franca Mancinelli e Loris Ferri, “Pesaro Poesia 26” il festival che andava fatto (18 ottobre – 22 novembre), promosso da Società dell’Uso aps, a cura di Viviana Bucci, prosegue a Casa Bucci Ceramiche, domenica 25 ottobre, una serata caleidoscopica: l’inaugurazione dell’originalissima mostra “Flower Power Remix” di Felipe Cardeña, alle 18 e, alle 19, il concerto “Flower Power Music” con Nicoletta Tiberini e Valerio Scrignoli.
Al centro della mostra, tre piatti illustrati realizzati da Casa Bucci Ceramiche in un’edizione speciale che si inserisce nella storia di incontro fra arte e ceramica degli ormai storici Piatti per la Poesia, creati da Franco Bucci e Gianni Sassi dalla fine degli anni Ottanta. Un’intuizione nel segno del “saper fare” marchigiano che si rinnova con il festival dedicato alla Poesia intesa come “fare, creare, produrre”. All You Need Is Love, Dollar Campbell e Baby Alien sono i titoli dei tre soggetti riprodotti in decalcomania su grès al terzo fuoco, nei quali l’immaginario floreale di Cardeña avvolge icone religiose, simboli della società dei consumi e figure di un possibile futuro. Ma non solo, “Flower Power Remix” riprende e rimescola il progetto “Power Flower”, ideato da Cardeña nel 2007: la visione di una quotidianità completamente trasformata dalla presenza dei fiori, attraverso un immaginario che si espande all’intero spazio abitato. “Sogno di essere invitato a realizzare una casa completamente invasa dai miei fiori”, raccontava in occasione della sua presenza al Padiglione cubano della Biennale di Venezia del 2011. “Fiori su tutti i muri, sulle porte, sugli oggetti, sull’arredamento, sui tappeti, sui letti, e poi fiori che spuntano dai muri, che sgorgano dai rubinetti del bagno, che straripano dagli armadi, dalle finestre… in un tourbillon infinito e strabordante”. A Casa Bucci, quel desiderio prende forma oltre che nella realizzazione dei piatti anche nell’allestimento; lo spazio è infatti rivisitato dalla rigogliosa ed eccentrica estetica di Felipe, con tappeti e grandi “lenzuoli” floreali che scendono dal soffitto a delimitare gli ambienti, creando un magico universo psichedelico pop, accompagnato da alcuni quadri originali dell’artista (fino al 22 novembre, ingresso con libera donazione, martedì-sabato h 10-12.30/16-18.30).
Secondo lo spirito di Pesaro Poesia, rassegna multidisciplinare in cui la parola si intreccia all’arte, alla ceramica ma anche alla musica, la serata continua con il concerto “Flower Power Music”: Tiberini, musicista, cantante, cantautrice e performer jazz e folk che incentra la sua ricerca artistica sull’uso della voce accompagnata all’ukulele, e Scrignoli, chitarrista tra i maggiori protagonisti del jazz italiano, condurranno il pubblico in un viaggio musicale articolato in quattro capitoli: Fiori, Spirito, Psichedelia e Woodstock, in cui arrangiamenti originali delle hit di Jefferson Airplane, Beatles e Doors si intrecciano a pagine surreali, sonorità suggestive e mantra meditativi, per rivivere tutta la straordinaria energia degli anni Sessanta (ingresso con libera donazione, prenotazione consigliata).
Sostengono Casa Bucci, Comune di Pesaro e Banca di Pesaro Credito Cooperativo.
Casa Bucci Ceramiche – Strada della Romagna 143, 61121 Pesaro PU
Martedì-sabato h 10-12.30/16-18.30 | whatsapp 376 2829 939 | viviana@casabucci.it | http://www.casabucci.it
Ufficio Stampa – Alessandra Zanchi
Felipe Cardeña – Flower Power Remix
Pesaro – Casa Bucci Ceramiche | 25 ottobre – 22 novembre 2026
Temi dei Piatti in ceramica
All You Need Is Love
Cardeña riprende l’iconografia del Cristo che mostra l’ostia, sostituendola con un’emoji con il cuore. Il gesto conserva la sua solennità, mentre l’oggetto offerto alla devozione appartiene al repertorio con cui, ogni giorno, comunichiamo amore e cerchiamo approvazione sugli schermi. Il richiamo alla canzone dei Beatles lascia così convivere una dichiarazione d’amore e una domanda meno rassicurante: che cosa accade quando anche il sentimento viene affidato a un simbolo standardizzato, ripetibile all’infinito? Nella sostituzione dell’ostia si affaccia l’ipotesi di una nuova religione, quella dei social e delle loro liturgie affettive, capaci di offrire consolazione, appartenenza e piccole dosi quotidiane di riconoscimento. L’ “oppio dei popoli” evocato da Marx sembra assumere qui la forma sorridente e familiare di un’icona digitale.
Dollar Campbell
Una grande insegna dorata del dollaro si sovrappone alla lattina di zuppa resa celebre da Andy Warhol, mettendo in scena una contraddizione che attraversa la storia della Pop Art. La merce entrata nel quadro, portando con sé l’ambiguità di uno sguardo insieme attratto e critico verso la società dei consumi, è oggi diventata a sua volta una merce artistica, un marchio riconoscibile, un’immagine da acquistare e riprodurre. Il dollaro esibisce questa trasformazione: anche la capacità dell’arte di mettere in discussione il consumo può essere assorbita dal mercato e rimessa in vendita. Sul piatto, oggetto domestico e insieme opera acquistabile, il gioco coinvolge anche il lavoro di Felipe, che partecipa al meccanismo di cui ci mostra il funzionamento.
Baby Alien
Un piccolo extraterrestre dai grandi occhi spalancati siede in mezzo ai fiori, mentre un disco volante compare sopra di lui. La sua tenerezza ironizza su un futuro che ci viene continuamente annunciato, fra intelligenza artificiale, esplorazioni spaziali e promesse di trasformazione della vita umana, sempre più intrecciata alla sua omologa digitale. A incarnarlo è una creatura disarmata, quasi un consolatorio pupazzo, da accogliere e proteggere: l’ignoto prende così le forme rassicuranti di un cucciolo. In una società attraversata da cambiamenti rapidissimi, il piccolo alieno riflette il nostro desiderio di rendere familiare ciò che ancora non comprendiamo, trasformando le inquietudini del domani in un’immagine da amare, condividere e portarsi a casa.
BIOGRAFIA
Felipe Cardeña (Balaguer, Spagna, 1979) ha fatto della propria biografia picaresca e dell’ambiguità che la circonda un’operazione artistica e performativa: il racconto degli anni trascorsi come mimo di strada a Cuba, le apparizioni pubbliche e gli interventi della Felipe Cardeña Crew concorrono alla costruzione di un personaggio nel quale vita, invenzione e pratica artistica si intrecciano. Alla sua figura il regista Desiderio Sanzi ha dedicato il film-documentario Me gusta Soñar – La verdadera historia de Felipe Cardeña. Attraverso collage, installazioni e azioni nello spazio urbano, il suo lavoro mescola iconografie sacre, cultura pop, identità culturali e forme naturali, affidando alla proliferazione dei fiori una forza insieme seduttiva e destabilizzante. Ha partecipato a tre edizioni della Biennale di Venezia: nel 2011, nei Padiglioni Italia e Cuba, e nel 2013 e nel 2015 nel Padiglione della Repubblica araba di Siria. Tra le esposizioni figurano Il kitsch oggi, a cura di Gillo Dorfles, alla Triennale di Milano (2012), Poesie della fine del mondo, a cura di Philippe Daverio, a Roma e Milano (2012), e Pop Up Italian Show all’Hubei Museum of Art di Wuhan (2015). Il percorso è proseguito fra mostre e interventi pubblici in Europa, Asia e America Latina, fino alle più recenti Per Grazia Ricevuta al Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli (2025) e Mirabilia alla Fondazione Pio Alferano, nel Castello dell’Abate a Castellabate (2026). Sul suo lavoro hanno scritto, fra gli altri, Enrico Crispolti, Gillo Dorfles, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Edward Lucie-Smith e Duccio Trombadori. Dorfles vi ha riconosciuto un “kitsch elitario e consapevole”, mentre Crispolti ha individuato nella sua pratica combinatoria, legata al fotomontaggio, un’ “ironia decorativa sostanzialmente desemantizzante”: una decorazione che, mentre attrae lo sguardo, altera il significato delle immagini di cui si appropria. In questa tensione fra seduzione e ironia, accumulo e trasformazione, si sviluppa la ricerca di Cardeña, nella quale anche l’immagine più familiare può diventare estranea, ambigua, aperta a nuove letture.
Ufficio Stampa – Alessandra Zanchi



