Nei giorni scorsi si è alzato un nuovo polverone mediatico attorno a quattro ragazzi, finiti sulle prime pagine dei giornali locali e nazionali in seguito alle indagini avviate nei loro confronti dopo la circolazione di video che li ritraevano mentre lanciavano bottiglie incendiarie. Un gesto che, per quanto apparentemente carico di significato, era, nei fatti, del tutto fine a sé stesso. Da qui, senza alcuna prova aggiuntiva, si sta fantasticando sull’esistenza di una presunta rete organizzata a scopi sovversivi, ipotesi alimentata dall’inutile allarmismo che anche i giornali stanno contribuendo a diffondere, portando la cittadinanza a credere che il lancio di quelle bottiglie dovesse necessariamente inserirsi in un contesto di violenza organizzata. A riprova del contrario, le piazze che nell’ultimo anno anche a Pesaro sono tornate a riempirsi, sono state momento di rivendicazione forte, in cui però non sono state registrate tensioni né tentativi di provocare scontri. Queste manifestazioni sono state possibili anche grazie alla partecipazione di studenti e studentesse, al loro lavoro politico e alla loro mobilitazione.
Anche i ragazzi in questione fanno politica, in un momento storico in cui risulta sempre più difficile impegnarsi attivamente all’interno delle scuole e organizzare forme di dissenso. Pensiamo soltanto alle continue invocazioni da parte di Fratelli d’Italia della presenza di contraddittorio in qualsiasi tipo di iniziativa legata all’attualità promossa nelle scuole. Anche a Pesaro, lo scorso dicembre, all’intervento di Francesca Albanese al Liceo Marconi sono seguite polemiche assurde da parte dei consiglieri di destra che screditavano, nella sostanza, l’autorità istituzionale di una relatrice dell’ONU.
Oltre alle difficoltà legate a questo tipo di attacchi esterni, il problema nelle scuole – che si vorrebbero ipocritamente neutrali – è la diffusione sempre maggiore di ideologie neo-fasciste che raggiunge i ragazzi giovani. Ricordiamo il comunicato stampa di Gioventù Nazionale in occasione dell’assemblea d’istituto prima della celebrazione del 25 aprile in cui si contestavano sia la visione di un documentario sulla Resistenza, sia l’invito da parte dei collettivi studenteschi a partecipare ai momenti di piazza.
Del resto, negli ultimi tempi è sempre più frequente assistere alla riproposizione di slogan fascisti in ambienti scolastici: soltanto lo scorso giugno alcuni liceali di Pesaro durante una partita di calcio all’interno dell’istituto hanno indossato una maglietta con la scritta ‘boia chi molla’. Un gesto che non ha fatto notizia né scandalo perché sempre più normalizzato e accettato.
Al contrario, non si perde un secondo a farneticare della presunta pericolosità sociale di gesti che provengono da ambienti vicini alla sinistra, allo scopo di restituirne un’immagine distorta, riduttiva, di violenza insensata, perché privata dei suoi sentimenti e delle sue ragioni politiche. Quando sappiamo bene che la violenza più tangibile è quella che si abbatte quotidianamente sulle nostre vite, e chi ne risente maggiormente sono proprio i ragazzi. Le generazioni più giovani fronteggiano da anni una situazione di instabilità assoluta: dalla pandemia di Covid-19 alla guerra generalizzata che determina la precarietà economica delle loro famiglie. Queste sono le condizioni con cui la classe politica, compresa l’amministrazione comunale di Pesaro, dovrebbe realmente misurarsi, cominciando dal mettere a disposizione spazi sociali, luoghi dove aggregarsi, confrontarsi e fare politica in modo costruttivo. Al contrario, in questa città, esattamente come sta accadendo ovunque, ogni volta che la rabbia e il disagio giovanili si esprimono, vengono neutralizzati da toni paternalistici, se non violenti, specie se si tratta di militanti di sinistra.
Un modo serio di affrontare la situazione sarebbe stato ad esempio quello di portare a termine le indagini nel dovuto riserbo. Stiamo pur sempre parlando di ragazzi giovanissimi che dovranno affrontare una pressione psicologica enorme, infinitamente più grande del gesto stesso da loro compiuto. Proprio per questo non accettiamo che si speculi su questa vicenda e sulla pelle di persone poco più che maggiorenni, che si sono peraltro attivate per opporsi alle molteplici forme di ingiustizia del nostro presente. E a loro, anche per questo, va tutta la nostra solidarietà.
Collettivo marxista Casamatta

