Falesia del San Bartolo. Volontari di Greenpeace e del Comitato Area Marina San Bartolo all’opera contro la plastica

PESARO – 20 sacchi grandi di rifiuti e una cinquantina di boe spiaggiate, in poche ore. È quanto raccolto domenica sotto la falesia del San Bartolo da volontarie e volontari di Greenpeace Italia insieme ai volontari del Comitato Area Marina San Bartolo, in occasione del World Cleanup Day, la più grande iniziativa globale di volontariato dedicata alla raccolta dei rifiuti e alla sensibilizzazione contro l’inquinamento. Muniti di guanti, pinze, sacchi, i volontari provenienti da diverse città hanno raccolto soprattutto reti e boe utilizzate per l’allevamento dei mitili, cassette e bottiglie di plastica. Grazie alle imbarcazioni messe a disposizione dal Comitato, i rifiuti sono stati trasferiti in porto per poi garantire il loro corretto smaltimento o il riutilizzo dei materiali ancora integri (come boe e cassette).

“La plastica che abbiamo raccolto oggi è solo una piccola porzione di quella dispersa ogni giorno nell’ambiente, molta della quale è costituita da microplastiche invisibili ad occhio nudo. Ne produciamo troppa e il riciclo da solo non basta”, dichiarano i volontari di Greenpeace Italia. “Serve ridurre la produzione di plastica vergine, abbandonare il monouso, vincolare le aziende a vendere più prodotti sfusi. Al governo italiano chiediamo di sostenere e promuovere le negoziazioni per un trattato ONU sulla plastica ambizioso ed efficace, che adotti tutte queste misure”.

Ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di plastica, l’equivalente di circa 2.200 torri Eiffel, finiscono negli ecosistemi acquatici, danneggiando oltre 800 specie marine ed entrando nella nostra catena alimentare, nell’acqua e nell’aria. Il Mediterraneo, essendo un bacino semichiuso, è particolarmente colpito da questo inquinamento: contiene appena l’1% dell’acqua oceanica mondiale, ma accumula fino al 7% della microplastica globale. Oltre l’80% delle tartarughe nel Mediterraneo occidentale ingerisce plastica e circa il 50% dei capodogli spiaggiati in Adriatico ha tracce di plastica nello stomaco.

La plastica non inquina solo il mare: tracce di microplastiche sono state trovate anche nei laghi alpini ad alta quota, negli angoli più remoti della Terra e persino nel corpo umano. È un problema globale che necessita di una soluzione globale, come il trattato ONU sulla plastica, le cui negoziazioni riprenderanno nel 2027: un’occasione unica per definire regole condivise, responsabilizzare le aziende e accelerare la transizione verso un futuro a rifiuti zero.

Greenpeace chiede con una petizione rivolta al governo italiano di sostenere lo sviluppo di un accordo vincolante ed efficace per proteggere l’ambiente e la salute umana dai rifiuti di plastica.

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Giulia Galli

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