“Hanno copiato Pesaro per 5 anni, tranne l’unica volta in cui avrebbero dovuto farlo e oggi 55 concessioni fanesi finiscono a gara”
La vicenda delle concessioni balneari a Fano porta alla luce una responsabilità politica precisa, che l’ex assessore Cristian Fanesi oggi prova a scaricare altrove.
Quando nel 2019-2020 si decise come procedere sull’estensione delle concessioni, la giunta guidata da Massimo Seri scelse di non seguire la strada intrapresa da Pesaro, Gabicce Mare e Mondolfo, ovvero quella dell’evidenza pubblica che ha consentito a quei Comuni di arrivare oggi a una situazione completamente diversa, con le concessioni estese fino al 2033. A Pesaro, quella procedura era stata avviata già nel 2019 e aveva portato all’estensione delle concessioni proprio attraverso l’evidenza pubblica.
Fano fece una scelta diversa.
E oggi quella scelta presenta il conto: circa 55 concessioni balneari fanesi dovranno essere messe a gara, con le offerte da presentare entro settembre 2027.
Non stiamo parlando di una questione astratta o di una semplice differenza procedurale. Stiamo parlando del futuro di imprese, famiglie, lavoratori e investimenti che da decenni rappresentano una parte fondamentale dell’economia e dell’identità turistica della nostra città.
Per questo le parole di Cristian Fanesi lasciano quantomeno perplessi.
L’ex assessore ha una grave responsabilità amministrativa in questo.
Chi governava Fano aveva il dovere di valutare quale fosse la strada più prudente per tutelare gli operatori del territorio, soprattutto quando altri Comuni vicini stavano adottando un percorso differente.
E oggi la differenza è sotto gli occhi di tutti.
Per una volta, sarebbe bastato prendere esempio da Pesaro. E invece proprio sull’unica scelta sulla quale sarebbe stato davvero utile farlo, la precedente amministrazione ha deciso di andare in un’altra direzione.
Il risultato è che i balneari fanesi si trovano oggi con sei anni di programmazione in meno rispetto ai colleghi dei Comuni vicini: sei anni nei quali avrebbero potuto pianificare investimenti, organizzare le proprie imprese, affrontare con maggiore serenità il futuro e prepararsi a un eventuale percorso di gara.
Oggi, invece, Fano deve correre.
E questo è particolarmente grave perché non stiamo parlando di un problema creato dall’attuale amministrazione. La scelta che ha determinato questa situazione risale alla precedente giunta Seri.
L’amministrazione guidata dal sindaco Luca Serfilippi, invece, si trova oggi a dover gestire una situazione ereditata e sta lavorando per costruire le condizioni migliori possibili per tutelare gli operatori fanesi, attraverso un percorso di confronto con le categorie, la predisposizione degli strumenti urbanistici necessari e la definizione delle future procedure di gara. Il Comune ha già approvato gli indirizzi generali per affrontare il percorso verso le assegnazioni e ha previsto una proroga tecnica fino al 30 settembre 2027.
È questa la differenza tra chi oggi deve risolvere un problema e chi quel problema avrebbe potuto evitarlo.
Non servono polemiche retroattive, ma serve assumersi le proprie responsabilità.
Fanesi può certamente ricordare quali fossero le opinioni delle categorie o quali indicazioni arrivassero dalla Regione. Ma non può far finta che la decisione amministrativa non sia stata presa dalla giunta di cui faceva parte.
Fano oggi paga il prezzo di quella scelta. I balneari fanesi non meritano alibi: meritano che chi ha governato ieri si assuma le proprie responsabilità e che chi governa oggi faccia tutto il possibile per difendere il futuro delle nostre imprese balneari.
Perché il problema non è chi oggi cerca di mettere una pezza. Il problema è chi ieri ha scelto di non mettere quella pezza quando ce n’era ancora il tempo.
Matteo Fabbroni

