L’associazione “Wall of dolls” ha portato alla 23° Mostra del Cinema di Venezia il suo decimo lavoro di sensibilizzazione: il docufilm intitolato “La violenza invisibile”, anticipando i contenuti che proporrà il prossimo 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Dopo il femminicidio/suicidio di Federico e Lorena, purtroppo la violenza di genere continua a far parte della cronaca nera, ma c’è una forma di violenza che non lascia lividi sulla pelle, che consuma la libertà di una donna, si insinua nei gesti quotidiani, dentro un commento, un controllo di un telefono, nella dipendenza economica e così via.

Si tratta di una violenza psicologica, non meno importante di quella estrema fisica e che purtroppo viene riconosciuta quando i danni emotivi sono già profondi.

La prevenzione è fondamentale, in questi casi visto che ci sono violenze che non si vedono, ma lasciano lo stesso il segno.

“Oggi nel nostro spazio della Regione “Featuring Veneto” abbiamo dato voce alla violenza invisibile. Le storie di Jo Squillo, ideatrice e anima di Wall of Dolls, la Onlus fondata insieme alla giornalista Francesca Carollo, di Manuela Carnini, Maria Antonietta Rositani e Moira Cucchi ci hanno ricordato quanto sia importante riconoscerla, chiamarla per nome e non normalizzarla. Perché il silenzio protegge la violenza. La voce può spezzarla” ha riferito Valeria Mantovan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Competenze e Cultura della Regione Veneto. 

Alla Mostra del Cinema di Venezia si sono accesi i riflettori su un tema urgente, un’emergenza reale, su cui anche il Teatro e la Scuola continuano ad interrogarsi per continuare ad educare le nuove generazioni. Fondamentale è il rispetto tra i due sessi, e riconoscere i segnali prima che sia troppo tardi.

Portare questo tema nelle scuole significa offrire ai ragazzi le chiavi di lettura necessarie per identificare subito i comportamenti tossici e i primi campanelli d’allarme nelle relazioni sentimentali o familiari. 

Comprendere come funzionano la svalutazione e l’isolamento di una donna è il primo passo per spezzarlo, promuovendo un’idea di rapporto basata sulla parità e sulla libertà individuale.

Si vogliono porre le basi per costruire relazioni sane e l’educazione all’affettività può diventare uno strumento concreto per prevenire violenza e discriminazioni.

Lo scopo fondamentalmente è aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere le proprie emozioni, rispettare l’altro e affrontare consapevolmente relazioni e conflitti.

La Scuola, comunità educante, è chiamata a svolgere un ruolo centrale nella crescita degli adolescenti, anche attraverso la capacità di riconoscere fragilità e segnali di difficoltà.

Accanto alle lezioni possono trovare spazio testimonianze, incontri con esperti e occasioni di confronto sul tema affettivo, utilizzando anche l’arte cinematografica e teatrale, che viene in soccorso senza che vi sia la necessità di creare nuove materie.

Allora, ben vengano al cinema opere educative come il docufilm presentato a Venezia “La Violenza invisibile”  prodotto dalla Onlus Wall of Dolls di Jo Squillo e della giornalista Francesca Carollo (www.wallofdolls.it) , o a teatro, opere come   “La Verità negli occhi dell’Amore” del Progetto OASI di Parole e Musica, di Roberta Arduini  (https://youtu.be/QLpvDkz7KR0 ) con lo scopo di attrarre attenzione e stimolare riflessione, ed arrivare nonostante la crudezza agghiacciante al validissimo monologo autobiografico scritto e interpretato da Franca Rame, “Lo Stupro” (https://youtu.be/8XsAScSWLog) .

Un’azione educativa così impostata punta a rafforzare consapevolezza, autonomia e capacità di costruire rapporti fondati sul rispetto reciproco.

Un’azione così impostata è calata pienamente nella vita quotidiana, attraverso un ampio tour di proiezioni accompagnate da dibattiti aperti, toccando i luoghi d’incontro, dagli istituti scolastici alle aule universitarie, passando per i teatri cittadini.

“L’amore non fa male, l’amore non è possessione, l’amore è comprensione, l’amore è empatia, l’amore non è violenza, l’amore è capire l’altro e rispettarlo, soprattutto capire la libertà di una donna. La libertà di un uomo e la libertà di una donna sono sullo stesso livello, basta violenza sulle donne” ha riferito Jo Squillo.

“L’amore e la violenza non sono conciliabili. Sento che si parla molto di educazione affettiva nelle scuole. Ben venga, ma ritengo che l’educazione alla relazione e all’Amore non si possa ridurre a una fredda formula razionalistica e moraleggiante. Credo che si debba imparare dai poeti, dai pittori, dagli scultori, dai musicisti ma soprattutto da una coppia che sta insieme per una vita intera. Il mistero dell’Amore può essere insegnato solo con l’esempio personale e con una straordinaria passione. Nel mio piccolo, spero di aver contribuito affinché almeno un germoglio possa nascere con il Recital Musicale “La Verità negli occhi dell’Amore”. Dobbiamo lottare perché nelle case, nelle scuole e fin dai primi anni di età, si insegni ai nostri figli cosa vuol dire amare” sono le parole di Roberta Arduini.

Vito Piepoli

Lascia un commento