PESARO — Quattro rotture dell’acquedotto, cittadini senz’acqua, autobotti e disagi protratti in diverse zone del territorio.
E mentre Pesaro faceva i conti con un servizio idrico in difficoltà, torna alla ribalta una vicenda che riguarda chi, da tempo, ha scelto di porre pubblicamente domande sulla gestione dell’acqua.
Pia Perricci, Referente provinciale di Futuro Nazionale, ricorda di essere stata destinataria di una richiesta di 150.000 euro di risarcimento per diffamazione nell’ambito della vicenda legata alle sue denunce e dichiarazioni pubbliche sulla gestione del servizio idrico.
Oggi, però, emerge un elemento particolarmente significativo.
Il Business & Human Rights Centre, organizzazione internazionale che monitora anche gli attacchi e le intimidazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani, ha inserito il caso di Pia Perricci nella propria banca dati.
Il Centre ha chiesto alla società coinvolta di fornire la propria posizione.
MMS non ha risposto.
Il caso è stato quindi pubblicato con l’indicazione “company non-response”, ovvero mancata risposta dell’azienda.
E qui il paradosso è evidente:
150.000 euro per contestare le parole di una cittadina.
Nessuna risposta quando a chiedere spiegazioni è un’organizzazione internazionale.
Una coincidenza quantomeno curiosa.
NEL FRATTEMPO, I CITTADINI HANNO FATTO I CONTI CON I RUBINETTI A SECCO
L’estate 2026 ha portato a Pesaro una situazione che nessun comunicato può nascondere.
Quattro rotture dell’acquedotto hanno provocato interruzioni del servizio e disagi per numerosi cittadini, con la necessità di predisporre autobotti e punti di rifornimento.
In alcune zone l’acqua è mancata per giorni.
E allora la domanda è semplice:
quanto vale il disagio di una famiglia che per giorni non può contare regolarmente sull’acqua? il tutto mentre Ceriscioli era in vacanza in Giappone, a meno di quattro mesi dalla sua nomina avvenuta nell’aprile 2026.
E soprattutto:
chi deve rispondere ai cittadini?
Non stiamo parlando di un bene qualsiasi.
Stiamo parlando dell’acqua.
Un servizio essenziale, che deve essere gestito secondo criteri di efficienza, sicurezza, trasparenza e responsabilità.
LE DOMANDE RESTANO
Secondo quanto dichiarato pubblicamente dal presidente di Marche Multiservizi, la condotta interessata si sarebbe rotta sette volte negli ultimi tre anni, mentre sarebbero disponibili circa 22 milioni di euro per intervenire sulla rete.
Numeri che rendono ancora più legittime le domande dei cittadini.
Quanto è stato investito?
Quali interventi sono stati realizzati?
Quali sono quelli programmati?
Perché determinate criticità si ripetono?
Quali sono i tempi per mettere definitivamente in sicurezza la rete?
E soprattutto: chi si assume la responsabilità dei disservizi?
Porre queste domande non significa diffamare.
Significa esercitare un diritto.
150.000 EURO CONTRO LE DOMANDE?
«Trovo particolarmente significativo — dichiara Pia Perricci, Referente provinciale di Futuro Nazionale — che una organizzazione internazionale abbia inserito il mio caso nella propria banca dati e abbia chiesto alla società interessata di fornire una risposta».
«La risposta, però, non è arrivata. È stata registrata come “company non-response”». https://www.business-humanrights.org/en/latest-news/it-pp-4-january-2025/
«La cosa appare ancora più paradossale se si considera che nei miei confronti è stata avanzata una richiesta di 150.000 euro per le dichiarazioni e le contestazioni che ho portato avanti pubblicamente».
«Non pretendo che un’azienda condivida le mie posizioni. Pretendo però che, quando un cittadino pone domande sulla gestione di un servizio pubblico essenziale, quelle domande possano essere affrontate nel merito».
FUTURO NAZIONALE: TRASPARENZA E RESPONSABILITÀ
Come Referente provinciale di Futuro Nazionale, Perricci ribadisce che la questione dell’acqua deve essere affrontata senza appartenenze politiche precostituite.
«L’acqua è un bene essenziale dei cittadini».
«La nostra posizione è molto semplice: chi gestisce un servizio pubblico deve essere messo nelle condizioni di lavorare, ma deve anche essere messo nelle condizioni di spiegare ai cittadini cosa sta facendo e perché».
«La trasparenza non può essere considerata un attacco. La critica non può essere automaticamente trasformata in un danno economico da 150.000 euro».
IL PARADOSSO FINALE
Quattro rotture dell’acquedotto.
Cittadini senz’acqua.
Autobotti.
Disagi.
Una condotta che, secondo quanto dichiarato, si sarebbe rotta ripetutamente.
22 milioni di euro disponibili per intervenire sulla rete.
E una cittadina che, per aver sollevato domande sulla gestione del servizio, si ritrova destinataria di una richiesta di 150.000 euro.
Poi arriva un’organizzazione internazionale.
Chiede alla società di spiegare la propria posizione.
E non arriva alcuna risposta.
A questo punto, con un pizzico di ironia, possiamo dirlo:
a Pesaro l’acqua può anche rompersi quattro volte. Le domande, invece, non si rompono. E prima o poi qualcuno dovrà rispondere.
Ufficio stampa Futuro Nazionale – Provincia di Pesaro e Urbino
E Comitato Pesaro 250

