La prima tappa pesarese del festival diventa occasione per riflettere sul futuro culturale del territorio. Il sindaco Andrea Biancani: «Anche gli eventi storici hanno bisogno di nuove energie». Il vicesindaco Daniele Vimini: «Progetti come questo rendono credibile la rete tra Pesaro, Fano e Urbino».
PESARO – Una città che della musica ha fatto uno dei propri tratti identitari, ma che per continuare a esserlo deve saper aprire spazi nuovi, mettere in relazione territori e generazioni e creare occasioni per chi prova oggi a costruire un percorso artistico.
È attorno a questi temi che si è sviluppato il confronto con il sindaco di Pesaro Andrea Biancani e con il vicesindaco e assessore alla Cultura e Turismo Daniele Vimini, intervenuti sabato 22 agosto a Palazzo Gradari in occasione della terza serata del SayFest 2026, dedicata al concorso musicale.
Otto artisti emergenti in gara con altrettanti brani inediti, oltre 130 persone tra pubblico seduto e in piedi e i XGIOVE come special guest hanno segnato la prima tappa pesarese del festival, nato a Fano e quest’anno allargato per la prima volta anche a Urbino e Pesaro.
Prima dell’inizio del contest, Biancani aveva già ribadito l’obiettivo dell’amministrazione: fare in modo che Pesaro diventi «sempre più città della musica». Un’identità riconosciuta internazionalmente dal titolo di Città Creativa UNESCO della Musica, ma che, nelle parole del sindaco, non vive soltanto dell’eredità di Gioachino Rossini: a costruirla sono anche le istituzioni culturali, le associazioni e le tante realtà che continuano a produrre e organizzare eventi sul territorio.
Biancani: «Collaborare è un’occasione di crescita per tutti»
Sindaco, quest’anno il SayFest mette insieme Fano, Pesaro e Urbino. È questo il modello di collaborazione tra città che immagina anche nel percorso del territorio verso il 2033?
Per Biancani la necessità di costruire relazioni più strette tra i principali centri della provincia va ben oltre il singolo festival. «Pesaro, Fano e Urbino devono imparare a collaborare un po’ su tutto. Pesaro e Urbino sono co-capoluoghi di provincia, Fano è comunque una città importante del nostro territorio. Ben vengano quindi le collaborazioni che possono diventare un’occasione di crescita per tutti».
Il SayFest offre in questo senso un esempio concreto: un unico progetto che distribuisce le proprie sezioni tra tre città, affidando a Fano il teatro, a Urbino la poesia e a Pesaro la musica, per poi tornare nel luogo in cui il festival è nato per la serata conclusiva.
Ma la caratteristica sulla quale Biancani insiste maggiormente riguarda un altro aspetto: il SayFest è under 35 non soltanto sul palco, ma anche dietro le quinte.
Quando la politica parla di “dare spazio ai giovani”, cosa dovrebbe significare concretamente?
«Dovrebbe significare dare ai giovani anche la possibilità di organizzare», risponde il sindaco.
Un passaggio che, secondo Biancani, è tutt’altro che automatico nel mondo degli eventi e delle manifestazioni culturali. «Non è semplice, perché chi organizza festival da molto tempo difficilmente è disponibile a lasciare il passo o a fare in modo che siano altri a organizzare. Dovremmo invece essere capaci di favorire anche un ricambio, persino negli eventi più storici, che a volte hanno bisogno di nuove energie per riuscire a rinnovarsi».
Un’affermazione che sposta quindi il tema del protagonismo giovanile dalla sola partecipazione alla responsabilità: non soltanto nuovi artisti sui palchi, ma nuove generazioni chiamate anche a immaginare, costruire e dirigere i progetti culturali.
Vimini: «I giovani hanno bisogno di occasioni per emergere»
È proprio dalle nuove generazioni che parte anche la riflessione di Daniele Vimini.
Pesaro possiede già una fortissima identità musicale. Cosa può aggiungere un festival rivolto soprattutto agli artisti emergenti under 35?
«Rivolgersi alla fascia di pubblico e di artisti più giovani è sempre una sfida», osserva il vicesindaco. «Sono generazioni a volte meno abituate a chiedere e anche a organizzare, a sporcarsi le mani in prima persona, come invece accade con questo festival».
A fare la differenza, secondo Vimini, è però ancora una volta la capacità di costruire rete. «Il SayFest tiene insieme le principali città della provincia – Pesaro, Fano e Urbino – in una prospettiva comune e attraverso il coinvolgimento di nuovi artisti. Questo è molto importante».
Pesaro parte in questo percorso dal riconoscimento UNESCO ottenuto nel 2017, ma l’obiettivo, sottolinea Vimini, è raccontare la città come capofila di una storia più ampia, capace di coinvolgere l’intero territorio.
E il sostegno agli emergenti diventa particolarmente importante in un momento in cui il digitale sembra aver moltiplicato le possibilità di farsi conoscere, senza necessariamente aver reso più semplice distinguersi.
«Sembra che oggi sia tutto più facile grazie al digitale, ma dentro questo grande flusso può diventare persino più difficile far emergere la qualità. Per questo servono iniziative capaci di tenere accesi molti fari sulle nuove generazioni di artisti».
Riz Ortolani, da Pesaro al mondo
La serata musicale del SayFest ha assunto un valore ulteriore perché cade nell’anno del centenario della nascita di Riz Ortolani, compositore pesarese nato nel 1926, al quale è stato dedicato il primo premio della sezione Musica.
Come si mette in dialogo una figura che appartiene alla storia musicale internazionale con ragazzi che arrivano a Pesaro presentando brani completamente inediti?
Per Vimini, è proprio il percorso di Ortolani a fornire una risposta: «La sua è una storia incredibile: un artista nato e partito da Pesaro che è arrivato alla più grande fama mondiale, soprattutto negli Stati Uniti».
Accanto a lui, il vicesindaco ricorda anche Katina Ranieri, compagna di vita e interprete di molte sue composizioni, e un patrimonio musicale che attraversa cinema, jazz e canzone. Il punto, però, non è soltanto celebrare un grande nome del passato.
«Il SayFest ci aiuta a raccontare soprattutto ai giovani la figura di Riz Ortolani. Spesso abbiamo ascoltato moltissime sue musiche senza sapere che fossero sue, un po’ come accade con Rossini». Dedicare un riconoscimento a Ortolani significa dunque mostrare anche agli artisti emergenti che un percorso nato da Pesaro può acquistare una dimensione internazionale. «È una storia che, partendo da Pesaro e da questa provincia, dimostra come si possa arrivare a livello mondiale».
Il SayFest come laboratorio verso il 2033
È però quando il discorso torna sulla collaborazione tra città che la prospettiva del SayFest si intreccia direttamente con uno degli obiettivi culturali più ambiziosi del territorio.
Per la prima volta Pesaro, Fano e Urbino hanno ospitato insieme le diverse sezioni del festival. È questo il tipo di collaborazione sulla quale investire anche pensando al 2033?
«Assolutamente», risponde Vimini. Il riferimento è allo spirito sperimentato con Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024, quando il programma aveva coinvolto progressivamente tutti i cinquanta Comuni della provincia.
«Pesaro, Fano e Urbino saranno l’elemento trainante della candidatura. Progetti come questo, che fanno realmente dialogare gli artisti, i temi, i luoghi e le situazioni, hanno un valore importante».
Per Vimini è proprio l’esistenza di iniziative già capaci di funzionare in rete a rendere più credibile un progetto territoriale futuro: «Costituiscono un’architrave sulla quale poggiare una candidatura che non sia credibile soltanto sulla carta. Tra due o tre anni dovremo poter dimostrare che festival e realtà culturali sono già capaci di stare in piedi su una base territoriale solida».
In questo senso il SayFest non viene interpretato come un progetto costruito artificialmente per una candidatura futura, ma come una realtà già esistente che, allargandosi spontaneamente alle tre città, anticipa quella logica.
Dopo Pesaro 2024, investire su chi produce cultura
L’ultima questione riguarda proprio ciò che resta dopo i grandi appuntamenti. Pesaro viene dall’esperienza della Capitale italiana della Cultura. Quanto conta, dopo un anno straordinario come il 2024, continuare a investire anche su progetti più piccoli, nati direttamente dal territorio e dai giovani?
Vimini ricorda come, accanto ad alcuni grandi eventi, Pesaro 2024 abbia scelto deliberatamente di puntare molto sulle produzioni territoriali: «Eravamo e siamo convinti che serva creare nuclei di produzione sul territorio. Non devono essere gli assessori o i sindaci ad andare a cercare gli artisti: bisogna invece creare opportunità per chi produce, per chi fa scouting, per chi fa già musica e per chi organizza festival».
La sfida diventa allora mettere in comunicazione queste realtà e permettere loro di crescere insieme: «Se riusciamo a mettere in rete tutto questo, può emergere una provincia che scopre di valere quanto un’area metropolitana o una capitale europea».
Ma per riuscirci, aggiunge Vimini, servono ancora alcuni passaggi: aprirsi alle nuove generazioni, condividere le esperienze maturate negli anni e superare quelle che definisce le «gelosie di campanile», ancora presenti quando si prova a ragionare su scala provinciale.
È forse proprio qui che le parole dei due amministratori finiscono per incontrarsi. Da una parte Biancani chiede che i giovani non vengano semplicemente invitati a partecipare, ma possano prendere in mano l’organizzazione e rinnovare anche esperienze consolidate. Dall’altra Vimini immagina un territorio nel quale chi crea, produce, scopre talenti e organizza manifestazioni possa trovare occasioni e collegamenti senza restare confinato nella propria città.
Nella serata di Palazzo Gradari, davanti a otto giovani artisti arrivati sul palco con altrettanti brani inediti, queste due prospettive hanno trovato un esempio molto concreto. Il SayFest è ancora una realtà giovane, ma la sua prima esperienza distribuita tra Fano, Urbino e Pesaro mostra già una possibile direzione: non soltanto tre città che ospitano lo stesso festival, ma un territorio che prova a costruire insieme nuovi spazi per chi la cultura vuole iniziare a farla oggi.
Lorenzo De Cinque

