Cammello Caramello era sveglio da ore. Quella notte il deserto brillava più del solito: le stelle sembravano chicchi di zucchero sparsi nel cielo. Ma ce n’era una che non stava al suo posto. Saltellava, scivolava, si spostava a destra e poi a sinistra, come se avesse perso l’equilibrio.
«Ehi, piccola stella,» disse Caramello, «ti sei confusa?»
La stella, che si chiamava Lulù, tremolò un po’. «Ho sbagliato strada. Dovevo illuminare un villaggio lontano, ma mi sono distratta guardando una cometa che faceva le capriole.»
Caramello rise: «Capita anche a me. Una volta ho seguito una farfalla per tre dune e ho dimenticato dove stavo andando.»
Lulù si fece più luminosa, come se quel racconto l’avesse rassicurata. «Mi aiuti a ritrovare la direzione? Io vedo tutto dall’alto, ma non capisco dove sono.»
Caramello, che era un cammello birichino ma con un cuore grande, si mise in cammino. Ogni passo sollevava un po’ di sabbia dorata, e Lulù lo seguiva dall’alto come una lanterna.
Attraversarono dune alte come castelli, oasi silenziose, e un vecchio pozzo che raccontava storie a chi si fermava ad ascoltarlo. Caramello, però, non si fermò: voleva riportare Lulù sulla sua strada.
Finalmente arrivarono a una collina di sabbia bianca. «Da qui,» disse Caramello, «il vento soffia sempre verso sud. Seguilo: ti porterà al villaggio che aspetta la tua luce.»
Lulù brillò così forte che sembrò giorno. «Grazie, Caramello. Sei un cammello speciale.»
Caramello arrossì sotto il pelo. «Sono solo curioso. E un po’ pasticcione.»
La stella rise e salì in alto, sempre più in alto, finché tornò al suo posto nel cielo. Da quella notte, ogni volta che Caramello si perdeva tra le dune, una piccola luce tremolante gli indicava la strada.
E lui sapeva che era Lulù, la stella distratta che aveva ritrovato la sua rotta grazie a un cammello birichino.
Rosalba Angiuli

