A questo punto non basta più dire che «si è rotta una tubazione».
Perché una tubazione può rompersi.
Quello che non dovrebbe rompersi è un sistema.
E la domanda politica che poniamo oggi è proprio questa: com’è possibile che nel 2026 la rottura di una condotta possa lasciare senza acqua un territorio così vasto senza che esista una vera alternativa immediatamente utilizzabile?
NON È LA PRIMA VOLTA CHE UNA TUBAZIONE SI ROMPE. È LA PRIMA VOLTA CHE FORSE DOBBIAMO CHIEDERCI PERCHÉ NON ESISTA UN PIANO B.
La tecnologia per evitare questi disastri non è fantascienza.
In altre città italiane si è investito nel raddoppio delle condotte, nelle seconde alimentazioni, nei by-pass e nelle reti interconnesse.
A Vicenza, una seconda condotta parallela consente di mantenere il servizio anche quando una tubazione viene fermata per guasto o manutenzione.
Ad Asti, il raddoppio di una condotta nasce proprio dall’esigenza di garantire l’approvvigionamento quando quella esistente dovesse rompersi.
A Piove di Sacco, una nuova condotta parallela è stata progettata per aumentare la ridondanza della rete.
Insomma: il problema è noto e le soluzioni esistono.
La domanda è perché a Pesaro dobbiamo ancora aspettare che la condotta si rompa per scoprire quanto è fragile.
E ADESSO PARLIAMO DI SOLDI
Perché forse è il linguaggio che più di ogni altro rende comprensibile la questione.
Marche Multiservizi non è una società qualsiasi.
Il Comune di Pesaro possiede circa il 25,31% del capitale, ed è il principale singolo socio pubblico. Gli enti pubblici, complessivamente, rappresentano la maggioranza del capitale.
Quindi una domanda è inevitabile:
negli anni, il socio pubblico ha fatto abbastanza per pretendere che una quota adeguata delle risorse prodotte dalla società venisse utilizzata per mettere in sicurezza la rete?
Perché qui parliamo di milioni.
Milioni di euro di utili.
Nel 2022 circa 15,5 milioni.
Nel 2023 circa 12,1 milioni.
Nel 2024 circa 8,4 milioni.
E nel frattempo le condotte continuano a rompersi.
Sia chiaro: non stiamo dicendo che gli utili siano uno scandalo.
Stiamo dicendo qualcosa di molto più semplice:
quando una società gestisce un servizio essenziale, il profitto non può essere l’unico indicatore del successo.
Se l’acqua arriva nelle case, la rete deve essere efficiente.
Se la rete è vecchia e vulnerabile, bisogna investirci.
Se una singola rottura può lasciare senz’acqua migliaia di persone, bisogna creare una seconda via.
E se per farlo servono milioni, quei milioni vanno trovati.
QUANTO COSTA NON FARE L’INVESTIMENTO?
Questa è la domanda che vorremmo vedere finalmente al centro del dibattito.
Quanto costa realizzare una seconda linea?
E quanto costa invece una giornata senza acqua?
Quanto costa a una famiglia?
Quanto costa a un ristorante che lavora a Ferragosto?
Quanto costa a un albergo?
Quanto costa a un’attività commerciale?
Quanto costa alle strutture pubbliche?
Quanto costa alla reputazione turistica di Pesaro?
E soprattutto: quanto costerà la prossima rottura?
Ed ancora: i cittadini, gli albergatori, i ristoratori, le famiglie si ritroveranno dei ristori in bolletta a titolo di risarcimento dei danni per essere stati due giorni senza acqua?
Perché una cosa ormai dovrebbe essere chiara.
La manutenzione non è una spesa.
È un’assicurazione.
NON CI INTERESSA IL RIMBALZO DELLE RESPONSABILITÀ
Non ci interessa assistere al consueto balletto: il gestore accusa la siccità, la siccità accusa il clima, il clima accusa i terreni, e alla fine il cittadino resta senz’acqua.
La siccità esiste.
I cambiamenti climatici esistono.
I terreni si muovono.
Ma proprio per questo un acquedotto moderno deve essere progettato per funzionare anche quando le condizioni non sono ideali.
Se sappiamo che una condotta è vulnerabile, bisogna sostituirla!
Se sappiamo che una dorsale è strategica, la raddoppiamo.
Se sappiamo che un guasto può lasciare senz’acqua un territorio intero, realizziamo un’alimentazione alternativa.
Non è rivoluzionario.
È gestione del rischio.
VOGLIAMO NUMERI, NON RASSICURAZIONI
Come Futuro Nazionale – Comitato 250 Pesaro, chiediamo pubblicamente a Marche Multiservizi e agli enti pubblici soci di rendere pubblici:
* quanti chilometri di acquedotto sono oggi considerati vulnerabili;
* quanti chilometri sono stati sostituiti negli ultimi dieci anni;
* quanto è stato speso ogni anno per la manutenzione e il rinnovo della rete;
* se esiste una vera seconda linea di alimentazione per la dorsale che serve Pesaro e la vallata;
* quanto costerebbe realizzarla;
* quali sono i tempi previsti;
* quanti soldi degli utili sono stati reinvestiti nel servizio idrico;
* e soprattutto quale sia il piano per evitare che un’altra rottura trasformi nuovamente una giornata estiva in un’emergenza.
Perché dire «stiamo investendo» non basta più.
Vogliamo sapere dove vanno i NOSTRI soldi.
TRE ROTTURE DEVONO BASTARE
Ferragosto 2026 dovrebbe essere ricordato per il mare, per le famiglie, per le vacanze.
Non per i rubinetti a secco.
Tre rotture in così poco tempo non sono soltanto un problema tecnico.
Sono un campanello d’allarme politico.
E il campanello sta suonando forte.
Quello che non possiamo più accettare è che, quando si rompe, non ci sia un’alternativa.
Futuro Nazionale
Comitato 250 – Pesaro

