«Se a caso l’occasione
l’uom fa ladro diventar
c’è talvolta una ragione
che lo può legittimar»
(Morale finale dell’opera)
L’occasione fa il ladro, ossia il cambio della valigia è un’ opera lirica di Gioachino Rossini .
Il libretto (denominato burletta per musica o farsa in un atto), è firmato da Luigi Prividali che lo trasse dal vaudeville Le prétendu par hasard (attribuita alternativamente ad Augustin-Eugène Scribe o ad Alexis Eymery) il cui sottotitolo recitava, non a caso, L’Occasion fait le larron (1810).
La trama contiene un complicato scambio di persona, in questo caso doppio. Don Parmenione (con il fido servo Martino) e il conte Alberto (in viaggio verso la promessa sposa Berenice che non conosce di persona) sono entrambi diretti a Napoli. A causa di un temporale, sono costretti a fermarsi e ripararsi in una locanda dove passeranno la notte (la breve e deliziosa sinfonia è basata sul temporale del melodramma gioioso La pietra del paragone e in seguito approderà al Barbiere di Siviglia).
Seguono lo scambio di una valigia, un furto di identità e un matrimonio in prova. Non è poco!
L’opera è stata rappresentata ieri sera al Teatro Rossini in seno al Rossini Opera Festival 2026 giunto quest’anno alla 47esima edizione (prossime repliche il 18 e 20 agosto).
L’ho ascoltata sorridendo dall’inizio alla fine e posso dire – senza timore di smentita – di non essere stata la sola.
Sul podio il giovane direttore veronese Alessandro Bonato ha guidato l’Orchestra Sinfonica che del Compositore porta il nome.
‘Si conferma assai versato nel genere buffo, nel quale costituiscono carte vincenti il naturale gusto e la capacità di gestire i tempi frenetici che sembrano costituire il suo marchio di fabbrica senza mai perdere precisione e controllo e mantenendo la trasparenza e la nitidezza dei colori strumentali’: scrive Fabrizio Moschini in Opera Click (12 agosto 2026). Condivido pienamente.
La compagnia di canto è composta da giovani cantanti di buon livello quasi tutti italiani:
Matteo Mancini, pesarese (don Parmenione), Manuel Amati (Don Eusebio), Damiana Mizzi (Berenice), Dave Monaco (Conte Alberto), Martiniana Antonie (Ernestina) e Giuseppe Toia (Martino).
Nel lontano 1987 Jean-Pierre Ponnelle (uno dei maestri della regia lirica del Novecento) firmò per il ROF un indimenticabile e acclamato allestimento storico della farsa (regia, scene e costumi) creando -come d’abitudine- un’eccezionale unità visiva cui profuse tutta la sapienza delle sue felici esperienze rossiniane passate (quelle della Cenerentola e del Barbiere di Siviglia in particolar modo) che hanno fatto la storia della regia e, ancora oggi, mantengono la freschezza sorgiva di un tempo.
La valigia in questione (il cui scambio rappresenta il vero motore visivo e concettuale dell’allestimento) era posta sul palcoscenico vuoto: da lì prendevano vita tutti gli elementi volti a costruire la scena che veniva realizzata a vista, in diretta, sotto gli occhi del pubblico. Scene e costumi sembravano quasi bidimensionali, a rievocare le vecchie stampe e le incisioni dell’Ottocento, prevalentemente in bianco e nero o con toni seppia.
La messa in scena di Ponnelle è stata ripresa quest’anno da Sonja Frisell (progetto luci di Fabio Rossi) ed é stata molto apprezzata dal pubblico, anche se qualcuno l’ha giudicata un po’ demodé: classica e divertente, rifugge le astruse modernità che tanto vanno oggi di moda.
L’occasione fa il ladro è la quarta delle cinque farse composte da un giovanissimo Rossini tra il 1810 e il 1813, su commissione dell’impresario Antonio Cera, per il Teatro di San Moisè di Venezia dove andò in scena per la prima volta il 24 novembre 1812 (l’autografo è conservato a Parigi, presso il Conservatorio).
All’epoca erano già state rappresentate ‘La cambiale di matrimonio’ (1810), ‘L’inganno felice’ (1812) e ‘La scala di seta’ (1812). L’anno successivo andrà in scena ‘Il signor Bruschino, ossia Il figlio per azzardo’ (1813).
Come scrive Margherita Colombo (direttrice d’orchestra, pianista, spartitista e compositrice) nel sito Pianisti all’opera (Rossini in atto unico), il termine farsa non viene usato nell’accezione corrente di burla, opera scherzosa, ma identifica un genere musicale teatrale con caratteristiche ricorrenti: struttura in un atto, numeri musicali chiusi inframmezzati da recitativi secchi, elementi tematici tipici della commedia e durata contenuta, circa 85 minuti, recitativi compresi.
‘Se osserviamo i cinque atti da vicino – continua – è impossibile non notare analogie con le sue opere buffe più estese: quasi delle miniature teatrali dei suoi capolavori in più atti’.
Effettivamente, la struttura delle opere e la composizione dei personaggi delle cinque
farse sono molto simili: una sinfonia o ouverture seguita da 7-8 numeri chiusi che
includono arie solistiche, duetti e almeno un importante numero d’assieme
caratterizzato da grande vivacità, oltre al finale con lo scioglimento dell’intreccio.
Il cast ‘è normalmente composto dalla tradizionale coppia di innamorati soprano/tenore, una coppia di baritoni/bassi buffi in contrapposizione e due comprimari “di servizio” (di solito uomo/donna). L’orchestra prevede normalmente un ensemble agile: archi, 1-2 flauti, 2 clarinetti, 2 oboi (anche corno inglese in Scala di seta), fagotto, 2 corni’ – precisa la direttrice.
All’inizio l’opera ebbe successo e fece il giro d’Italia e d’Europa.
In seguito, morto il compositore (1868), fu eclissata dalle ben più celebri opere buffe
e scomparve dal repertorio, anche se ebbe un’importante ripresa nel 1892 a Pesaro, nel
centenario della nascita del Compositore.
Ritornò sulle scene nel 1962, alla Piccola Scala di Milano, diretta da Nino Sanzogno.
La prima rappresentazione al ROF -come detto sopra- avvenne nel 1987 diretta da
Salvatore Accardo con Luciana Serra (che fece del ruolo di Berenice uno dei suoi cavalli di battaglia), Luciana D’Intino e Claudio Desderi : segnò l’ultima regia rossiniana di Ponnelle che morì l’anno successivo.
Per la sua particolarità (e l’innegabile successo che ne consegue), la regia fu ripresa
più volte al ROF (quest’anno per la quinta volta) che la portò anche in tournée in Oman
nel 2017). Fu rappresentata due volte alla Scala (nel 1988 e nel 2010).
Pur non entrata nel consueto repertorio, la burletta (come viene talvolta chiamata) conta
tuttora un discreto numero di rappresentazioni in Italia.
Paola Cecchini

