La Provincia di Pesaro e Urbino è ufficialmente in emergenza idrica. A Pesaro scatta l’ordinanza
del sindaco Biancani, in vigore dal 30 luglio al 30 settembre, che limita l’uso dell’acqua
potabile, mentre il sistema provinciale ha dovuto attivare i pozzi strategici di Burano e
Sant’Anna. È la quarta estate consecutiva che raccontiamo la stessa storia e le cause sono le
stesse: non la carenza di pioggia in sé, ma la mancata capacità del territorio di trattenerla per
usarla quando serve.
Il fiume Foglia si affida al grande invaso di Mercatale di Sassocorvaro, mentre il Metauro conta
sui bacini di Tavernelle, San Lazzaro e Furlo: quattro invasi che soffrono lo stesso male,
l’accumulo di sedimenti che ne riduce la capienza reale. Mercatale è stato svuotato ma non
sfangato nell’ottobre 2024 e alla lista dei guai si aggiungono lo svuotamento programmato di
Tavernelle per manutenzione alla diga e una proliferazione di alghe a San Lazzaro, che
complica la potabilizzazione.
C’è un altro fronte su cui questa emergenza impone di affrontare: l’acqua che perdiamo lungo
la rete prima ancora che arrivi ai rubinetti. Un report dell’ufficio studi della CGIA di Mestre
colloca Pesaro al 51° posto nazionale per dispersioni idriche: circa il 37% dell’acqua immessa
in rete si perde prima di raggiungere l’utenza.
Va detto con onestà che Marche Multiservizi non è ferma: negli ultimi dieci anni ha investito
160 milioni di euro sul servizio idrico, e sul parametro tecnico delle perdite lineari si colloca su
livelli migliori della media italiana. Ma un dato non cancella l’altro: il livello di dispersione
registrato a Pesaro racconta di condotte datate, soprattutto nella parte urbana più vecchia,
che vanno sostituite prima che i guasti si sommino alla siccità, come le rotture che si sono
susseguite negli ultimi mesi proprio nei giorni di massimo consumo estivo. Ridurre la
dispersione cittadina equivarrebbe a recuperare acqua senza intervenire sugli invasi o attivare
nuovi pozzi: è la misura più immediata ed economicamente più efficiente a disposizione, e
deve restare al primo posto tra le priorità di investimento, insieme allo sfangamento degli invasi
e alla gestione condivisa dei bacini. Per una città che vive anche di turismo estivo, ogni punto
percentuale di dispersione recuperato significa anche meno pressione su un settore che non
può permettersi ordinanze restrittive ripetute ogni anno.
Il Movimento 5 Stelle non si limita a denunciare: da tempo proponiamo soluzioni strutturali. In
commissione Ambiente a Pesaro abbiamo più volte richiamato il modello della “città spugna”,
un territorio capace di trattenere l’acqua piovana invece di scaricarla rapidamente a mare,
riducendo insieme rischio idraulico e spreco della risorsa. Chiediamo inoltre il pieno utilizzo di
strumenti già esistenti come il contratto di fiume del Foglia, sottoscritto da 17 comuni ma mai
realmente attuato.
A livello regionale, Marta Ruggeri ha proposto soluzioni analoghe: uno studio per una rete di
laghetti di raccolta delle acque meteoriche, finora senza seguito, e un potabilizzatore che
sfrutti l’acqua della diga di Mercatale a beneficio di Pesaro, per garantire autonomia idrica
senza ricorrere ogni estate alle autobotti d’emergenza. Il lavoro di Ruggeri a livello regionale e
il nostro in commissione Ambiente raccontano la stessa storia, con lo stesso metodo:
interrogazioni, mozioni, proposte tecniche, non annunci.
La siccità del 2026 non è un imprevisto, anzi si è cronicizzata e ogni anno la situazione peggiora.
È il conto che arriva quando la politica ambientale si limita a rincorrere l’emergenza, invece di
affrontare le cause profonde. Le soluzioni esistono, sono sul tavolo da tempo e costano molto
meno dei danni economici e ambientali che l’emergenza continua a produrre. Manca solo la
volontà politica di realizzarle.
Lorenzo Lugli
Capogruppo Movimento 5 Stelle
PESARO

