14 comuni dell’entroterra non hanno più nemmeno uno sportello con personale. In addirittura 13 comuni non c’è più neanche un bancomat
PESARO – Un’Italia sempre più sguarnita dei servizi essenziali e un entroterra che rischia l’isolamento definitivo. È la fotografia scattata dall’ultimo report del Centro Studi CNA Nazionale, che documenta come in dieci anni (2015-2025) il Paese abbia perso oltre 11mila sportelli bancari (-36,7%), scendendo da 30.258 a poco più di 19.100 filiali.
Un taglio drastico che oggi lascia senza alcuna banca 4,84 milioni di cittadini (l’8,2% della popolazione italiana, più del doppio rispetto a dieci anni fa) e quasi il 44% dei Comuni italiani. A pagarne il prezzo più alto sono le piccole realtà: il 96% dei Comuni senza sportello ha meno di 5mila abitanti. A livello economico, la desertificazione coinvolge direttamente 311mila imprese attive e oltre 930mila addetti in tutta Italia.
Se le Marche a livello regionale si attestano a metà della classifica nazionale per impatto complessivo, la situazione interna mostra forti squilibri territoriali. La provincia di Pesaro e Urbino figura infatti come la terza più penalizzata della regione con 14 comuni dove non esiste uno sportello bancario operato da personale.
A questo si aggiunga il fatto che almeno 13 comuni della provincia sono in totale “desertificazione bancaria” e cioè privi anche di uno sportello bancario. E sono più esattamente i comuni di: Belforte all’Isauro, Borgo Pace, Fratterosa, Frontino, Isola del Piano, Lunano, Mombaroccio, Montecalvo in Foglia, Montecerignone, Montegrimano Terme, Peglio, Pietrarubbia e Serra Sant’Abbondio.
A questi si aggiungono diverse realtà regionali in cui la banca è presente solo sotto forma di ATM/Bancomat automatizzato, senza alcun addetto allo sportello.
La questione non è puramente operativa, ma assume una profonda valenza sociale ed economica, penalizzando sia la popolazione anziana sia il tessuto produttivo dei piccoli borghi.
“La digitalizzazione dei servizi bancari rappresenta un’opportunità, ma non può trasformarsi in una ritirata indiscriminata dai territori” dice il presidente provinciale della CNA, Michele Matteucci. Nelle aree interne la chiusura delle filiali va ad aggravare una progressiva spoliazione di servizi essenziali che negli anni ha visto ridursi presidi sanitari, uffici postali e piccole attività commerciali.
“Quando si parla di isolamento dell’entroterra si deve tenere conto che molti cittadini e imprenditori della nostra provincia vivono un disagio quotidiano – evidenzia Matteucci – sebbene l’uso dell’home banking sia cresciuto tra i cittadini, circa un terzo delle famiglie marchigiane, in prevalenza anziani soli, non possiede competenze digitali o teme le truffe online. Inoltre, per i piccoli commercianti ed esercenti rimasti nei borghi, dove il contante è ancora molto diffuso, versare gli incassi giornalieri è diventato un percorso a ostacoli”. Un ruolo di resistenza sul territorio viene svolto principalmente dal credito cooperativo:
“A tagliare e chiudere le filiali sono stati soprattutto i grandi gruppi bancari nazionali al contrario, tengono le Banche di Credito Cooperativo (BCC), realtà fortemente radicate che stanno cercando di mantenere la propria presenza”. “Tuttavia – conclude Matteucci – la perdita complessiva di presidi mina la qualità della vita, accelera lo spopolamento giovanile e disincentiva persino l’attrattività turistica dei nostri borghi montani”.
| Claudio Salvi Resp.le Ufficio Stampa e Comunicazione CNA Pesaro e Urbino |

