Da Pesaro alle Marche, ambiente e salute in una fase decisiva: i cittadini proseguono la mobilitazione

Prorogata la campagna contro il progetto GNL sul Foglia. Preoccupazione anche per il nuovo Piano regionale dei rifiuti: servono precauzione, studi sanitari e partecipazione reale

I Cittadini Liberi di Pesaro, insieme al Comitato “Pesaro: No GNL” ed EveryOne Group, grazie al contributo di numerosi cittadini, hanno prolungato di altri dieci giorni, vale a dire fino al 21 agosto, la campagna di affissioni dedicata al progetto di impianto GNL sul fiume Foglia.

Altri manifesti sono stati consegnati all’ufficio comunale competente e saranno nuovamente esposti nei quartieri cittadini. La campagna vuole informare la popolazione sulle conseguenze del nuovo Piano di assetto idrogeologico dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (PAI), che ha introdotto un quadro di tutela destinato a incidere sulla compatibilità del progetto previsto nell’area della Tombaccia.

Il progetto GNL, infatti, non risulta ancora formalmente decaduto, nonostante le rilevanti questioni poste dal nuovo assetto idrogeologico. Prosegue inoltre l’azione civile promossa da Fox Petroli nei confronti di Roberto Malini e Lisetta Sperindei, rappresentanti del Comitato, con una richiesta risarcitoria di due milioni di euro. La data dell’udienza conclusiva è stata fissata dal giudice per il 1° aprile 2027..

La vicenda del GNL si inserisce in un momento particolarmente delicato per il futuro urbanistico e ambientale di Pesaro. Anche Legambiente, intervenendo sul nuovo Piano urbanistico generale (PUG), ha evidenziato come non basti raccogliere una grande quantità di informazioni sul territorio, ma occorra stabilire una chiara gerarchia delle priorità e costruire una visione complessiva della città.

Come ha osservato Rosalia Cipolletta, un quartiere de non può essere considerato come un elemento isolato, ma deve essere letto nelle sue relazioni con il fiume, la campagna, gli altri quartieri, i corridoi ecologici, il rischio idraulico, la biodiversità e la salute dei cittadini. Lo stesso principio vale ancora di più per l’area Fox, che non può essere trattata come un dossier separato dal contesto urbano e ambientale nel quale si colloca. Non è un dettaglio, avverte Legambiente, perché è lì che si gioca il futuro ambientale di Pesaro.

«Il futuro di Pesaro — dichiarano Malini e Sperindei — non può essere deciso attraverso singoli progetti esaminati senza una visione unitaria. Il nuovo PAI e il nuovo PUG devono tradursi in scelte coerenti con la sicurezza idraulica, la qualità dell’ambiente e il diritto dei cittadini a vivere in un territorio protetto. Scelte che non si sono fatte nel Piano regionale di gestione dei rifiuti».

Alla questione cittadina si aggiunge infatti ora quella regionale. Il Piano rifiuti, approvato il 28 luglio, introduce la previsione di un impianto di “valorizzazione energetica”, cioè di un impianto di combustione dei rifiuti e lascia aperte questioni importanti sul futuro delle discariche.

Durante l’iter in Commissione, la maggioranza ha approvato un emendamento volto a ridurre da 1.500 a 1.000 metri la distanza prevista per eventuali nuove discariche di rifiuti non pericolosi. È stata inoltre introdotta la possibilità di destinare alle discariche esistenti una quota fino al 50 per cento di rifiuti speciali, con l’esplicita preferenza dichiarata per l’ampliamento degli impianti già presenti rispetto all’apertura di nuove discariche. 

Questi elementi non consentono di sostenere che il Piano escluda inequivocabilmente nuove discariche per rifiuti speciali o ampliamenti delle discariche esistenti. La legislazione regionale attribuisce inoltre alla pianificazione il compito di indicare impianti e fabbisogni necessari al recupero e allo smaltimento dei rifiuti speciali in prossimità dei luoghi di produzione. 

«Siamo di fronte a un allarme che riguarda l’intera regione — dichiarano Roberto Malini e Lisetta Sperindei — perché la politica non sembra avere scelto una strategia realmente orientata alla prevenzione, alla drastica riduzione dei rifiuti e al recupero di materia. Il rischio è che, dietro il richiamo all’economia circolare, si consolidino invece per decenni incenerimento, ampliamenti delle discariche e nuove pressioni sui territori».

Le distanze non rappresentano da sole una garanzia assoluta. La sicurezza dipende anche dalla conformazione del territorio, dai venti, dalle caratteristiche dei rifiuti, dalle emissioni, dalle acque, dal traffico indotto e dalla presenza di altre fonti di inquinamento.

Proprio per questo, però, la distanza dagli abitati non può essere ridotta a un dettaglio burocratico. Costituisce una prima misura prudenziale e deve essere accompagnata da valutazioni sanitarie preventive, analisi della dispersione degli inquinanti, esame degli impatti cumulativi e particolare attenzione a scuole, ospedali, strutture sociosanitarie e persone vulnerabili.

“Per un grande impianto di combustione la prudenza deve essere ancora maggiore — spiega il Comitato —perché un’infrastruttura destinata a operare per decenni comporta emissioni, traffico, produzione di ceneri e residui e può condizionare a lungo l’intero sistema regionale dei rifiuti. Non è quindi sufficiente rinviare gli approfondimenti alla successiva scelta del sito.

«Non sono state presentate analisi sanitarie e proiezioni sufficientemente approfondite sulle conseguenze territoriali dell’inceneritore e della riduzione delle distanze dalle discariche — proseguono Malini e Sperindei — né il dibattito politico ha proposto modifiche capaci di correggere realmente le criticità. Emendamenti puntuali avrebbero lasciato una traccia politica e amministrativa importante anche per le successive iniziative istituzionali e giuridiche».

Il caso dell’ex Ilva di Taranto ha dimostrato quanto possa diventare decisivo il ruolo di cittadini, associazioni, tecnici e medici quando la tutela della salute non viene assicurata tempestivamente dalle istituzioni. Il parallelo non riguarda le dimensioni o la storia dei singoli impianti, ma un principio generale, vale a dire che i danni devono essere prevenuti, non riconosciuti soltanto dopo anni di esposizione e di contenziosi.

«Sembra ancora una volta che la difesa del territorio e della comunità venga demandata ai cittadini. Ma la società civile non può limitarsi alla protesta. Deve organizzarsi, raccogliere documenti, promuovere studi indipendenti, intervenire nelle procedure ambientali e rivolgersi agli enti competenti».

I Cittadini Liberi, il Comitato “Pesaro: No GNL” ed EveryOne Group annunciano quindi l’intenzione di presentare memorie, documentazione e richieste circostanziate alla Regione, alla Provincia, ad ARPAM, alle aziende sanitarie territoriali, all’Autorità di bacino e ai Comuni interessati, affinché ciascun ente eserciti pienamente le proprie competenze.

Le richieste riguarderanno in particolare la completezza della VAS e delle valutazioni sanitarie; la motivazione scientifica delle distanze; l’analisi degli impatti cumulativi; il confronto con alternative fondate sulla riduzione dei rifiuti e sul recupero di materia; il monitoraggio indipendente dell’aria, delle acque e del suolo; la tutela, infine, delle popolazioni e dei luoghi sensibili.

«Cambiamenti climatici, degrado della qualità dell’aria e dell’acqua e crescente fragilità dei territori impongono un cambio di rotta. Le convenienze industriali e le tattiche politiche non possono prevalere sul principio di precauzione, sulla salute e sulla sicurezza delle comunità. Da Pesaro alle Marche, è il momento di costruire una mobilitazione civile unitaria, competente e perseverante».

Nella foto, da sinistra Marco Palanghi (Cittadini Libari), Lisetta Sperindei e Roberto Malini

Contatto: Roberto Malini 

scrittore, ricercatore e difensore dei diritti umani
Premio Rotondi 2018 quale “Salvatore dell’arte della Shoah”

Premio Goffredo Parise per il Reportage – Ossigeno per l’informazione

Consulente etico editoriale e curatore di collezioni d’arte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta

EveryOne Group
Movimento civile per la difesa dei diritti umani, dell’ambiente e dei beni culturali
ILMC – Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria 

 

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