Il Movimento 5 Stelle sarà davanti all’Ospedale San Salvatore insieme ai consiglieri delle liste
civiche La Marcia in Più per Pesaro e Progetto Civico Italia, al Partito Democratico e ad Alleanza
Verdi e Sinistra, per chiedere che al reparto di Ostetricia e Ginecologia di Pesaro venga
finalmente assegnato un primario. L’iniziativa arriva dopo l’interrogazione della consigliera
Romina Dominici, che ha per prima denunciato il mancato conferimento dell’incarico previsto
dal nuovo Atto Aziendale.
NON È UNA RICHIESTA NUOVA. Ne parliamo da anni, da quando, nel marzo 2020, il reparto fu
chiuso in piena emergenza Covid. Riaperto nel dicembre 2022, oggi si trova davanti a un
problema diverso ma altrettanto serio: il nuovo Atto Aziendale dell’AST Pesaro Urbino lo ha
declassato da Unità Operativa Complessa interpresidio Fano-Pesaro a Unità Operativa
Semplice Dipartimentale, riservando il primario solo a Fano e a Urbino. La giustificazione
ufficiale sarebbe un criterio numerico fissato a 500 parti l’anno, ma Urbino il primario lo ha
ottenuto fermandosi a circa 440 parti sia nel 2023 sia nel 2024: meno dei 466 e 476 di Pesaro.
Se il criterio è tecnico, deve valere per tutti; se si applica a targhe alterne è una scelta politica,
che la Regione Marche e l’AST Pesaro Urbino devono spiegare pubblicamente. In gioco non c’è
solo l’organigramma; il San Salvatore è l’unico ospedale della provincia dotato di
neurochirurgia, neurologia e urologia, e lasciarlo senza una guida clinica stabile è un rischio
reale per mamme e neonati, oltre che il modo più diretto per incentivare la mobilità passiva
verso Rimini.
Non convince la replica del consigliere regionale Nicola Baiocchi (FdI), secondo cui Pesaro avrà
“un proprio responsabile, coordinato dal dottor Cicoli” e la vicenda sarebbe già in via di
soluzione. Un responsabile coordinato da chi dirige anche Fano non è autonomia ma
subordinazione. Non a caso il sindaco Biancani ha già documentato come, sotto questa
gestione, servizi come isteroscopia e colposcopia siano stati spostati da Pesaro a Fano. C’è poi
una contraddizione che Baiocchi non può ignorare: rivendica il merito della riapertura del 2022
e della “forte autonomia” promessa al reparto, ma è la sua stessa maggioranza regionale,
guidata da Acquaroli dal 2020, ad aver varato l’Atto Aziendale che oggi quella autonomia la
cancella.
Prendiamo atto che anche Baiocchi voglia chiudere l’iter il prima possibile, allora ci dica una
data. Pesaro non chiede un favore ma lo stesso trattamento già riservato a Fano e Urbino.
Chiediamo alla Regione Marche e all’AST Pesaro Urbino la nomina immediata di un
responsabile della UOSD di Pesaro con piena autonomia clinica e organizzativa, non
subordinato al primario di un altro presidio, la revisione del criterio dei 500 parti, e un
cronoprogramma pubblico e verificabile per completare il percorso. Saremo in piazza oggi, ma
la battaglia continuerà anche nelle sedi istituzionali, finché Pesaro non otterrà la pari dignità
già garantita agli altri presidi provinciali. Non è una questione di campanilismo, ma un tassello
fondamentale di una visione che vede al primo posto la difesa dei servizi sanitari nei territori,
garantire pari dignità a tutti i cittadini, contrastare la mobilità passiva e la desertificazione
sanitaria.
Lorenzo Lugli
Capogruppo Movimento 5 Stelle
PESARO

