Personaggi allo specchio: Elisabetta Vandi, la ragazza che corre con il mare negli occhi e l’azzurro nel cuore

Ci sono famiglie che tramandano una casa.

Altre un mestiere.

Altre ancora una passione.

Poi esistono famiglie che sembrano avere lo sport nel sangue, come se la fatica, il sacrificio e la voglia di migliorarsi passassero di generazione in generazione insieme al cognome.

A Pesaro, quando si parla di atletica leggera, uno di questi cognomi è senza dubbio Vandi.

Una storia lunga decenni, fatta di piste consumate dalle scarpe chiodate, allenamenti, cronometri, trasferte e sogni rincorsi metro dopo metro.

Dentro questa storia c’è oggi Elisabetta Vandi, atleta delle Fiamme Oro, azzurra della Nazionale italiana e una delle quattrocentiste più talentuose della sua generazione.

Ma dietro i record, le convocazioni internazionali e le medaglie, c’è soprattutto una ragazza che continua a vivere il proprio successo con una semplicità quasi disarmante.

L’incontro avviene nel luogo simbolo della sua vita sportiva: il Campo Scuola di Pesaro.

Per molti è un impianto sportivo.

Per lei è casa.

Una famiglia nata in corsia

«Siamo una famiglia di atleti da generazioni.»

La frase arriva quasi sottovoce.

Come se fosse la cosa più normale del mondo.

E forse per lei lo è davvero.

«Partiamo dal mio bisnonno, poi mio nonno materno, mio padre e infine io. Sono la terza generazione delle Fiamme Oro.»

Una tradizione sportiva che affonda le proprie radici nel passato e che ha accompagnato Elisabetta fin dai primi giorni di vita.

«Mia madre mi portava qui nel passeggino mentre allenava. Sono praticamente cresciuta al Campo Scuola.»

Guardandola oggi, mentre racconta la propria storia seduta a pochi metri dalla pista, viene quasi da sorridere pensando che probabilmente il primo rumore che abbia imparato a riconoscere non sia stato quello dei giocattoli, ma quello delle scarpe chiodate che graffiano il tartan.

L’atletica è sempre stata parte della sua vita.

Non una scelta.

Non un obbligo.

Semplicemente il suo ambiente naturale.

«I miei genitori mi hanno fatto provare anche altri sport. Ho fatto nuoto, ho partecipato pure a qualche gara, ma alla fine tornavo sempre qui. Era il mio habitat.»

Il Campo Scuola e il ritorno alle origini

Negli ultimi anni Elisabetta ha vissuto lontano da casa.

Prima il Veneto.

Poi il Piemonte.

Successivamente Fano.

Allenatori diversi.

Metodologie differenti.

Esperienze che le hanno permesso di crescere sia come atleta sia come persona.

«Sono state esperienze fondamentali. Vivere con ragazze provenienti da altre regioni, confrontarsi con realtà diverse, imparare a cavarsela da sola. È stato molto formativo.»

Eppure il richiamo delle radici è stato più forte.

Oggi Elisabetta è tornata a Pesaro.

È tornata dove tutto era iniziato.

Ad allenarla è di nuovo suo padre, con il supporto costante della madre.

«Ufficialmente il mio allenatore è mio padre, ma in realtà lavorano insieme come hanno sempre fatto.»

Un ritorno che sa di casa.

Di famiglia.

Di affetti.

Ma anche di un nuovo inizio.

Dai record giovanili alla maglia azzurra

Dietro la sua naturale modestia si nasconde una carriera di altissimo livello.

Nata il 30 marzo del 2000, Elisabetta si mette in evidenza fin da giovanissima.

Nel 2018 arriva la consacrazione internazionale ai Mondiali Under 20 di Tampere, in Finlandia, dove conquista la finale dei 400 metri chiudendo al settimo posto e stabilendo il record italiano Under 20 con il tempo di 53″24.

Un risultato che la inserisce tra le migliori giovani specialiste europee del giro di pista.

L’anno successivo continua la sua crescita.

Ad Ancona firma il record italiano Under 20 indoor nei 400 metri con 53″84.

Pochi mesi dopo migliora ulteriormente il primato nazionale correndo in 52″82, tempo che rappresenta ancora oggi il suo record personale.

Ma il 2019 è anche l’anno di una delle emozioni più grandi.

A Yokohama, in Giappone, conquista la medaglia di bronzo mondiale nella staffetta 4×400 ai World Relays, una delle competizioni più prestigiose dell’atletica internazionale.

Poi arrivano nuove convocazioni in Nazionale, gare internazionali e un’altra straordinaria esperienza ai Giochi del Mediterraneo Under 23 di Pescara, dove conquista l’argento nei 400 metri individuali e l’oro nella staffetta 4×400.

Risultati che farebbero perdere la testa a molti.

Lei continua invece a parlarne con la serenità di chi considera ogni traguardo soltanto una tappa del viaggio.

Elisabetta Vandi elegantissima parla al microfono

Gli infortuni e la forza di ricominciare

Come ogni carriera sportiva importante, anche quella di Elisabetta ha conosciuto momenti difficili.

Gli ultimi anni sono stati segnati da alcuni infortuni che ne hanno rallentato il percorso.

«Sono stati anni complicati.»

Lo dice senza cercare alibi.

Senza vittimismo.

Con la maturità di chi ha imparato che nello sport le sconfitte insegnano spesso più delle vittorie.

«Gli infortuni mi hanno aiutato a capire davvero cosa significa fare l’atleta professionista.»

Perché essere campioni non significa soltanto vincere.

Significa anche saper aspettare.

Ricostruirsi.

Ripartire.

Una giornata da atleta? Molto meno estrema di quanto si pensi

Quando si incontra una sportiva professionista, la domanda arriva quasi sempre puntuale.

Come si svolge una giornata tipo?

«Molti mi chiedono quante ore mi alleno.»

Poi arriva una risposta che sorprende.

«L’allenamento più importante è il recupero.»

Una frase che racconta perfettamente il mondo dell’atletica di alto livello.

Perché correre forte non significa soltanto allenarsi.

Significa imparare a fermarsi.

Dormire.

Mangiare bene.

Recuperare energie.

Prendersi cura del proprio corpo.

«La parola giusta è equilibrio.»

Niente estremismi.

Nessuna vita da monaca dello sport.

«Cerco di dormire almeno otto o nove ore per notte. Per noi il sonno è fondamentale tanto quanto gli allenamenti.»

Le giornate scorrono tra pista, palestra, fisioterapia, preparazione atletica e momenti di recupero.

Una routine che richiede costanza e disciplina.

Quelle qualità invisibili che il pubblico spesso non vede.

Le uscite belle quelle in barca

E la Pizza Rossini? «Ogni tanto ci sta eccome»

A Pesaro esiste una domanda quasi obbligatoria.

Una di quelle che ogni pesarese prima o poi si sente rivolgere.

La Pizza Rossini.

L’orgoglio gastronomico della città.

Uovo sodo.

Maionese.

Tradizione.

E allora viene spontaneo chiedersi se una campionessa possa concedersi uno dei simboli culinari della propria terra.

Elisabetta ride.

«La gente pensa che noi atleti mangiamo solo insalata.»

Non è così.

«Mangio normalmente. Ovviamente cerco di seguire un’alimentazione equilibrata, ma non vivo di privazioni.»

E quindi sì.

Anche una Rossini ogni tanto trova spazio nella dieta di una delle migliori quattrocentiste italiane.

«Assolutamente sì.»

Perché il vero segreto non è eliminare tutto.

È trovare il giusto equilibrio.

Un concetto che torna spesso nelle sue parole.

E che sembra essere diventato una vera filosofia di vita.

Elisabetta Vandi in azione sulla pista.

Le staffette e il valore del gruppo

Quando le chiedo quale sia il ricordo più bello della sua carriera, la risposta arriva immediata.

«Le staffette.»

Non i record.

Non le medaglie individuali.

Le staffette.

«Perché lì c’è qualcosa di speciale. Corri per te stessa ma anche per le altre.»

Responsabilità.

Fiducia.

Complicità.

«Quando fai bene sai di aver aiutato tutta la squadra.»

Tra i ricordi più emozionanti resta l’oro conquistato ai Giochi del Mediterraneo Under 23 di Pescara.

«Avevamo praticamente tutto il pubblico italiano dalla nostra parte. Sentire lo stadio tifare per noi è stata un’emozione incredibile.»

Il Giappone e il viaggio che le è rimasto nel cuore

Tra tutte le trasferte affrontate in carriera ce n’è una che occupa un posto speciale.

Il Giappone.

Yokohama.

«Probabilmente il viaggio più bello della mia vita.»

Una cultura completamente diversa.

Un mondo capace di stupirla.

«Mi ha colpito il rispetto delle persone. L’educazione. Il senso civico.»

E naturalmente il cibo.

«Dopo la cucina italiana, quella giapponese è sicuramente la mia preferita.»

Un viaggio che le ha lasciato dentro molto più di una medaglia.

Elisabetta Vandi s’improvvisa anche speaker.

Pesaro, tra amore e critica

Quando si parla della sua città emerge una riflessione interessante.

«Il mio rapporto con Pesaro è amore e odio.»

Una definizione che incuriosisce.

«Amore per il mare, per la qualità della vita, per le biciclette, per i tramonti.»

Ma anche qualche critica.

«A volte noi pesaresi siamo un po’ chiusi mentalmente.»

Una riflessione sincera.

Onesta.

Da chi ha vissuto fuori e ha imparato a guardare la propria città con occhi diversi.

Eppure il legame resta fortissimo.

Perché Pesaro continua ad essere il luogo in cui tutto è iniziato.

Elisabetta Vandi si concentra ai blocchi di partenza!

Quando la pista resta alle spalle

Fuori dalla pista emerge una Elisabetta diversa.

Una ragazza che negli ultimi anni ha riscoperto il piacere della lettura.

«Se un libro mi prende riesco a finirlo in una giornata.»

Leggere rappresenta uno dei modi migliori per staccare dalla pressione delle gare e degli allenamenti.

Poi c’è la musica.

Tanta musica.

Una compagna fedele durante le trasferte e nei momenti di relax.

Bruce Springsteen sopra tutti.

I Fleetwood Mac.

Il cantautorato italiano.

Un po’ di country.

Le grandi canzoni che non passano mai di moda.

«Mi piace riscoprire artisti che magari avevo ascoltato senza conoscerli davvero.»

E poi c’è il mare.

Le passeggiate.

Le pedalate sul lungomare.

I momenti di tranquillità che aiutano a ritrovare energie e serenità.

Piccoli rituali che raccontano una ragazza normale dietro la campionessa.

Elisabetta Vandi dopo una gara.

Lo specchio

Alla fine dell’incontro resta una sensazione precisa.

Elisabetta Vandi non corre soltanto per vincere.

Corre perché l’atletica è parte della sua identità.

Corre perché è cresciuta respirando questo sport.

Corre perché dentro di sé conserva ancora quella fame che appartiene ai grandi atleti.

Ma soprattutto corre senza dimenticare mai chi è.

In un’epoca in cui spesso si inseguono i riflettori, lei continua a scegliere la sostanza.

Con il mare di Pesaro negli occhi.

Le Fiamme Oro sul petto.

La pista nel cuore.

E la convinzione che la corsa più importante non sia quella contro il cronometro, ma quella che ogni giorno affrontiamo contro i nostri limiti.

Una gara che Elisabetta continua a correre con il sorriso di chi sa da dove è partita e non ha alcuna intenzione di dimenticarlo.

Danilo Billi

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