Fabrizio Fattori, il dj che ha attraversato cinquant’anni di musica senza mai smettere di essere curioso
Dalla Baia degli Angeli al Papillon, dal Lady Moon al Boomerang fino alla Mecca: il viaggio straordinario di un pesarese diventato una leggenda della notte italiana
Intervista di Danilo Billi per la rubrica “Pesarsonaggi allo Specchio”

Ci sono personaggi che raccontano una professione.
E poi ci sono personaggi che raccontano un’epoca.
Fabrizio Fattori appartiene alla seconda categoria.
Perché parlare di lui non significa semplicemente raccontare la storia di un dj. Significa raccontare oltre mezzo secolo di musica, di locali che hanno fatto la storia della notte italiana, di generazioni che si sono riconosciute in una pista da ballo e di una filosofia musicale che ancora oggi continua a vivere nei ricordi di migliaia di persone.
Significa raccontare la nascita e l’evoluzione dell’Afro, quando ancora non era una semplice etichetta ma una vera cultura musicale. Significa attraversare gli anni d’oro delle discoteche, quando si percorrevano centinaia di chilometri per ascoltare un dj e quando un locale diventava un luogo di appartenenza.
Ma significa soprattutto raccontare la storia di un ragazzo pesarese che, quasi per caso, si è ritrovato a costruire una carriera che lo avrebbe portato a diventare uno dei nomi più importanti della scena alternativa italiana.
Sedersi davanti a Fabrizio Fattori è come aprire un enorme album di fotografie.
Ogni ricordo richiama un altro ricordo.
Ogni aneddoto spalanca una porta su un mondo che oggi sembra lontanissimo ma che continua a vivere nella memoria di chi lo ha attraversato.
E alla fine ci si rende conto che questa non è soltanto la storia di un dj.
È la storia di un’epoca.
Tutto comincia con una gamba rotta
A volte la vita cambia nel momento meno prevedibile.
Nel caso di Fabrizio Fattori tutto inizia con una moto, una caduta e una gamba rotta.
Un incidente che avrebbe potuto rallentarlo.
E che invece gli ha cambiato il destino.
«Correvo con la moto. Mi ruppi una gamba in maniera seria. Oggi magari dopo qualche settimana sei di nuovo in piedi, ma allora era diverso. Rimasi fermo praticamente un anno tra gesso, visite e riabilitazione.»
Fu proprio durante quel lungo periodo che accadde qualcosa di inaspettato.
Qualcuno lo portò alla Baia degli Angeli.
E da quel momento nulla sarebbe stato più lo stesso.
«Entrai con le stampelle e rimasi impressionato da tutto. Le luci, la musica, l’atmosfera. Guardavo ogni cosa e mi dissi: questo lavoro mi piace. Potrei fare anch’io una cosa del genere.»
Era nata una scintilla.
Una di quelle che non si spengono più.

Il ragazzo che guardava i dj invece della pista
La cosa curiosa è che Fabrizio non osservava la gente che ballava.
Guardava chi stava dietro la consolle.
«Io guardavo il dj. Cercavo di capire cosa facesse, come scegliesse i dischi, come riuscisse a tenere in mano una pista intera.»
Mentre gli altri vivevano la notte, lui la studiava.
La osservava.
La analizzava.
Tra i personaggi che lo colpiscono maggiormente c’è Aldo Ballerini.
Uno dei dj più apprezzati dell’epoca.
Ed è proprio grazie a lui che arriverà la prima vera opportunità.
Via Branca, una faccia tosta e il primo treno della vita
Pesaro negli anni Settanta viveva al ritmo delle “vasche” in via Branca.
Si camminava avanti e indietro.
Ci si incontrava.
Si chiacchierava.
Si costruivano amicizie e occasioni.
Un giorno Fabrizio vede passare Aldo Ballerini.
Lo ferma.
E con una faccia tosta che oggi ricorda sorridendo gli fa una richiesta.
«Gli dissi che avevo saputo che stava lasciando il New Club e gli chiesi se poteva parlare bene di me.»
Una richiesta semplice.
Ma piena di coraggio.
Pochi giorni dopo arriva una telefonata.
È il primo vero passo verso il suo futuro.
Il Papillon, l’università della notte
Il Papillon non era una semplice discoteca.
Era uno dei locali simbolo della notte italiana.
Un punto di riferimento assoluto.
«La gente dice che non ho fatto gavetta. Non è vero. L’ho fatta. Ma l’ho fatta nel posto migliore possibile.»
Studente a Urbino durante la settimana.
Lavoratore della notte nei weekend.
Una vita fatta di sacrifici.
«Finivamo tardi e poche ore dopo dovevo essere davanti a Grimani per prendere la corriera per Urbino.»
Ma ogni notte rappresentava una lezione.
Ogni serata un’esperienza.
Ogni errore un insegnamento.

La Baia degli Angeli e l’insegnamento di Mozart
Se il Papillon è stata l’università professionale, la Baia degli Angeli è stata l’università culturale.
Perché lì si imparava una cosa fondamentale.
Non esistevano confini.
«Mozart ci ha insegnato che la musica non deve avere limiti.»
Soul.
Funk.
Progressive.
Rock.
Elettronica.
Jazz.
Tutto poteva convivere.
Tutto poteva diventare parte dello stesso viaggio.
Una filosofia che avrebbe accompagnato Fabrizio per tutta la vita.
Cos’è davvero l’Afro
Per anni si è parlato di Afro come se fosse un genere musicale.
Per Fabrizio non è mai stato così.
«L’Afro è un modo di mettere la musica.»
Una definizione che spiega tutto.
L’Afro non è un disco.
Non è una categoria.
È una visione.
È la capacità di costruire emozioni attraverso contaminazioni continue.
È libertà.
È ricerca.
È curiosità.
Lady Moon, quando il futuro arrivò nelle Marche
La svolta arriva nel settembre del 1979.
Alfiero Cesarini lo chiama per una sostituzione al Lady Moon.
Doveva essere un mese.
Diventò molto di più.
Il Lady Moon era un locale avveniristico.
Laser.
Effetti speciali.
Tecnologie che all’epoca sembravano fantascienza.
«Dopo poche settimane il locale era pienissimo.»
Il successo fu immediato.
E da quel momento la carriera di Fabrizio prese definitivamente il volo.
Il Boomerang e la consacrazione nazionale
Dopo il Lady Moon arrivano le grandi chiamate.
Boomerang.
Cosmic.
Chicago.
Arena Sole.
I grandi templi della notte italiana.
Comincia una nuova fase.
Quella delle tournée.
Delle trasferte.
Dei grandi numeri.
Della consacrazione definitiva.
Le grandi trasferte e i palazzetti dello sport
Roma.
Torino.
Brescia.
Austria.
Svizzera.
Lombardia.
Veneto.
Emilia-Romagna.
Per anni Fabrizio attraversa l’Italia e non solo.
«Per ventisei anni ho suonato in Austria davanti a dodicimila persone.»
Numeri che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa la dimensione del fenomeno.

La Mecca, il locale che è diventato leggenda
Se esiste un luogo che più di ogni altro viene associato a Fabrizio Fattori, quel luogo è la Mecca.
Un locale diventato simbolo.
Un punto di riferimento.
Un mito.
«Era una struttura improbabile. Eppure funzionava.»
Migliaia di persone arrivavano ogni settimana da ogni parte d’Italia.
Non per il lusso.
Non per l’estetica.
Ma per qualcosa di molto più importante.
L’atmosfera.
La libertà.
La musica.
Quando da Bologna si scendeva a Pesaro per una notte speciale
La Mecca era diventata un pellegrinaggio.
Dall’Emilia.
Dalla Toscana.
Dalla Romagna.
Persone che percorrevano centinaia di chilometri soltanto per esserci.
Per vivere un’esperienza che non trovavano altrove.
E questo racconta meglio di qualsiasi statistica la forza di quel fenomeno.
Il libro, Mondadori e una storia che meritava di essere raccontata
Quando Mondadori e Rizzoli bussano alla sua porta, Fabrizio capisce che la sua storia non appartiene più soltanto a lui.
È diventata memoria collettiva.
Il libro nasce da questa consapevolezza.
E il successo conferma che quelle storie meritavano davvero di essere raccontate.
Musica, società e notti che cambiano
La notte è cambiata.
Le abitudini sono cambiate.
I locali sono cambiati.
La società è cambiata.
Ma per Fabrizio una cosa resta fondamentale.
La capacità della musica di unire le persone.
Di creare comunità.
Di costruire emozioni.

Le discoteche che non esistono più
I grandi locali che hanno segnato gli anni Ottanta e Novanta oggi sono quasi tutti scomparsi.
Con loro è cambiato anche il modo di vivere la notte.
Non è nostalgia.
È semplicemente la fotografia di un mondo diverso.
La curiosità come filosofia di vita
Se c’è una parola che accompagna tutta la storia di Fabrizio Fattori, quella parola è curiosità.
«Se smetti di essere curioso hai finito.»
Una frase semplice.
Ma che racchiude l’intera filosofia di una vita.
Pesaro, sempre casa
Alla fine di tutto il viaggio c’è sempre lo stesso punto di partenza.
Pesaro.
La città che lo ha visto crescere.
Sognare.
Cadere.
Ripartire.
E diventare ciò che è oggi.
L’ultimo romantico della notte
Dopo oltre cinquant’anni di musica, migliaia di serate e milioni di emozioni condivise, Fabrizio Fattori continua a guardare il mondo con gli occhi curiosi di quel ragazzo che entrò alla Baia degli Angeli con una gamba ingessata e ne uscì con un sogno.
Forse è proprio questo il segreto delle leggende.
Non sentirsi mai arrivati.
Continuare a cercare.
Continuare a meravigliarsi.
Continuare a vivere la musica come il primo giorno.
E Fabrizio Fattori, ancora oggi, continua a farlo.
Danilo Billi

