INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE
Cassa di colmata e dragaggio del Porto: questi i temi su cui è intervenuto il sindaco di Pesaro Andrea Biancani in apertura al Consiglio comunale in risposta a due interrogazioni. La prima, è stata quella ad oggetto “Definanziamento della cassa di colmata del Porto – Chiarimenti urgenti, ruolo della regione marche e iniziative per il ripristino delle risorse” presentata dai consiglieri Anniballi, Rocchi, Nobili, Tommasoli, Vastante, Mariani e Dominici; la seconda, a firma del gruppo consiliare Fratelli d’Italia, ha avuto oggetto la “Realizzazione della vasca di colmata del porto di Pesaro e rischio di perdita dei finanziamenti ministeriali”. Il sindaco ha ripercorso le azioni del Comune a sostegno del porto e del dragaggio, ricordando lettere, incontri e sei tavoli istituzionali convocati dal suo insediamento con Autorità portuale, Regione, operatori e categorie economiche, oltre alla manifestazione pubblica per chiedere il ripristino degli 11 milioni destinati alla vasca di colmata. «Il Comune di Pesaro ha sempre sostenuto il porto, il dragaggio e la realizzazione della vasca di colmata, considerandoli interventi strategici per il futuro economico della città». Biancani ha ribadito che le risorse sono state revocate a livello ministeriale e che il Comune non è l’ente competente sulla gestione dei fondi. Ha inoltre ricordato le criticità tecniche del progetto già evidenziate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici e il ruolo dell’Autorità portuale e della Regione, sottolineando che «non è stato il Comune a bloccare il progetto, ma organi ministeriali competenti». Infine ha respinto le polemiche politiche e lanciato un appello all’unità: «Azzeriamo le polemiche e lavoriamo insieme per ottenere risposte vere per il porto e per la città», nell’interesse di imprese e operatori.
La consigliera Anniballi sulla soddisfazione: «Diamo sostegno all’azione che il sindaco sta portando avanti; azione fatta di lettere, incontri, interlocuzioni con la Regione e l’Autorità portuale e la manifestazione pubblica di sabato che ha detto a tutti che “Pesaro non cede”. All’appuntamento c’era chi sa che senza dragaggi e vasca di colmata il Porto di Pesaro rischia di spegnersi lentamente; e c’era tutta la maggioranza che sente propria questa battaglia. L’assenza che pesa è invece quello del centrodestra. Davanti questo scippo di risorse fondamentali, ha scelto il silenzio e l’assenza. Noi continueremo a essere presenti e chiediamo una presa di responsabilità a tutti i livelli coinvolti: Mes, regione Marche, Autorità portuale».
Il consigliere Malandrino: «Mi pare che al posto che cercare le interlocuzioni millantate si siano fatti attacchi politici sul giornale. Rassicuro il Sindaco e la consigliera Anniballi: ci stiamo adoperando come consiglieri di minoranza, sia in Consiglio regionale, sia con l’Autorità portuale, per realizzare la cassa di colmata. E lo facciamo non facendoci strumentalizzare politicamente. L’obiettivo è lo stesso, malgrado quello che ho sentito dire». E ancora, «Nel luglio del 2024 il sindaco disse che l’opera andava ridimensionata all’esigenza del nostro porto; e questo –va da sé- comporta che i tempi si allunghino»
“Piantumazione e sostituzione delle jacaranda in viale Trieste e aree limitrofe” è stato l’oggetto dell’interrogazione seguente, a firma di Andreolli su cui è intervenuta l’assessora alle Manutenzioni Mila Della Dora. «Di concerto con Aspes già dal 2023 l’Amministrazione comunale ha intrapreso un percorso di sostituzione – ha detto – del patrimonio arboreo in viale Trieste reso necessario dal deperimento di alcune piante a causa di eventi calamitosi. La scelta della jacaranda non è stata un azzardo estetico, ma una decisione ponderata basata su scenari di adattamento al cambiamento climatico e supportata da pareri tecnici del CNR e dell’Università di Firenze. È opportuno ricordare che non si tratta di frequenti e costanti sostituzioni delle piante, ma di una normale attività di monitoraggio. La Jacaranda, una specie sud tropicale, richiede un periodo di adattamento durante il quale l’ispessimento del fusto prevale sulla fioritura. Le criticità maggiori sono state riscontrate esclusivamente su quelle posizionate nelle zone dove c’era maggior salsedine, bora e dove la pianta subisce maggiore stress. Nei tratti protetti dagli edifici questo tipo di criticità non è stata riscontrata. I numeri forniti delineano un quadro di successo superiore alle medie storiche di attecchimento: sono state messe a dimora 155 piante, la percentuale di successo al secondo anno è pari all’87%, fisiologica per un impianto urbano di queste dimensioni, specialmente in un contesto costiero sfidante. Si segnala inoltre che alcuni interventi sono stati causati non da deperimento organico, ma da atti vandalici o danni meccanici ai pali tutori durante eventi atmosferici eccezionali. In merito agli aspetti economici e alle garanzie contrattuali Aspes ci riferisce che in questi anni ha provveduto alla potatura di formazione, al ripristino dei pali tutori piegati da una buona vegetazione della chioma, altri danneggiati da atti vandalici e/o eventi calami-tosi. Le eventuali sostituzioni vengono programmate in base alla garanzia di attecchimento sottoscritto con la ditta fornitrice. Proprio in virtù del carattere innovativo della scelta (“sperimentazione”), è stato concordato con il fornitore un lasso di tempo di garanzia superiore allo standard biennale». Poi sull’efficientamento risorse: «Per evitare sprechi, le future sostituzioni sono attualmente oggetto di confronto con l’Amministrazione, in attesa di coordinarsi con il nuovo progetto “WaterCityfront” di Viale Trieste. Inoltre Aspes rappresenta che l’utilizzo di polimeri idroritentori nelle zolle ha permesso di ottimizzare l’irrigazione di soccorso, riducendo i passaggi idrici e garantendo una riserva d’acqua costante alle radici. In conclusione, l’assenza di una fioritura “scenografica” nei primi due anni è un fenomeno biologico atteso: la pianta sta investendo energie nel consolidamento dell’apparato radicale e strutturale (ispessimento del tronco). La documentazione del CNR, già condivisa con le associazioni ambientaliste, conferma la validità della specie nel medio-lungo periodo. L’Amministrazione continuerà a monitorare l’evoluzione del sesto d’impianto, garantendo che ogni eventuale onere derivante da mancate fioriture o disseccamenti resti a carico della filiera di fornitura come da accordi di garanzia sottoscritti».
Il consigliere Andreolli per soddisfazione: «Sono passato di recente nella zona, ho trovato un quadro desolante; vedere questi scheletri in un periodo come questo significa che queste piante non hanno trovato il loro ambiente ideale. La scelta del 2023 non è obiettabile dal punto di vista qualitativo o estetico. Ma c’è un motivo se queste piantumazioni avvengono, solitamente, da Cagliari in giù. L’ispessimento di cui parla a Pesaro non c’è stato, così come la fioritura, nonostante inverni che non sono stati così rigidi». «Porrei una riflessione su questa scelta improvvida».
Si è poi parlato della “Soppressione e trasferimento ambulatori di medicina generale” con l’interrogazione delle consigliere Dominici e Alessandroni a cui ha risposto l’assessore con delega alla Salute Luca Pandolfi: «Il tema è estremamente attuale ed è costantemente all’ordine del giorno della Conferenza provinciale dei sindaci, così come nelle segnalazioni che riceviamo dai pesaresi. Questo testimonia ancora una volta il ruolo fondamentale dei medici di medicina generale sul territorio». Sul primo punto sollevato dall’interrogazione, «No, al Comune non è stato formalmente comunicato nulla. Nel confronto sulla programmazione dei servizi territoriali questo scambio continua purtroppo a mancare. Da due mesi, da quando è stata protocollata l’interrogazione, attendiamo un confronto con il direttore generale dell’Ast, richiesto più volte». Ancora Pandolfi: «Ricordo che il tema è disciplinato dalla Dgrm 403 del 2025, che definisce l’articolazione territoriale delle Aggregazioni funzionali territoriali: nel distretto coincidente con i sette Comuni dell’Ast1 sono previste quattro Aft e due Uccp, le Unità complesse di cure primarie. Inoltre, con la Dgrm 1390 dell’11 settembre 2025 è stato approvato lo schema di accordo integrativo regionale con i medici di medicina generale. Cito questi due documenti perché dimostrano come la legge regionale di riassetto della sanità del 2022 stia producendo effetti solo oggi anche sul tema della distribuzione dei medici nel territorio». Sull’altra questione posta dall’interrogazione, «Siamo presenti nella Conferenza dei sindaci e nell’organismo di rappresentanza e in quelle sedi ribadiremo con forza l’importanza di mantenere alta l’attenzione su questo tema. A definire il numero dei medici nelle quattro aree in cui è suddiviso il territorio è un algoritmo; è necessario aprire un confronto reale per verificare l’effettiva situazione per l’utenza». «Parliamo di una popolazione mediamente anziana – sottolinea Pandolfi – e il rischio è che la concentrazione dei medici in alcune aree, anche in funzione dei servizi che possono offrire, finisca per creare difficoltà di accesso per una parte dei cittadini. Per questo continuiamo il confronto con Ast e Regione, ribadendo il valore della medicina generale di prossimità. È evidente che un’utenza fragile o residente lontano dai punti di aggregazione possa avere maggiori difficoltà nel servizi adeguati. È un confronto necessario, che come Comune affrontiamo quotidianamente anche attraverso i servizi sociosanitari che mettiamo in campo».
La consigliera Dominici per soddisfazione: «Prendiamo atto del percorso già fatto, ma altresì che non abbiamo avuto nessuna risposta e questo non è un fatto secondario ma un silenzio assordante per i cittadini. Chiediamo di sapere su cosa si basa la sanità di presidio e gli effetti che ricadono sulla vita reale delle persone».
A chiudere la parte dedicata, è stata l’interrogazione sullo “Situazione del Teatro Rossini”, presentata dal gruppo consiliare Fratelli d’Italia Corsini, Redaelli, Boresta, Malandrino e Canciani. L’assessore alle Nuove opere Riccardo Pozzi, ha detto: «Al Teatro Rossini sono in corso due interventi distinti dell‘amministrazione comunale. Uno riguarda il restauro conservativo del boccascena della platea e prevede la messa in sicurezza di tutti i fregi che, nell’agosto 2025, avevano segnalato un potenziale pericolo di distacco; per l’occasione la verifica è stata estesa anche al lampadario storico centrale, ad altre strutture portanti secondarie e sono state indagate anche la copertura, il controsoffitto della platea e le pareti laterali tra i vari ordini di palchi e il loggione. Complessivamente questo è un intervento da 80mila euro che fa capo al servizio dell’assessora alle Manutenzioni Della Dora». «Parallelamente è in corso l’altro intervento, seguito dal servizio dell’architetto Maurizio Severini delle Opere pubbliche e Patrimonio, che riguarda la manutenzione straordinaria di tutta la copertura, per un importo complessivo di quasi 400mila euro». Sui tempi, Pozzi ha detto: «Il Teatro sarà riaperto rispettando l’impegno che ci siamo presi, nonostante le condizioni meteo di questa stagione non siano d’aiuto. Stiamo lavorando per consentire l’allestimento del programma del ROF 2026. Da fine giugno il boccascena della platea sarà messo a disposizione del ROF e di AMAT». Inoltre, «Le indagini, le verifiche e i lavori stanno proseguendo secondo cronoprogramma e non si rilevano né ritardi né imprevisti. Evidenzio che la Sala della Repubblica è sempre stata fruibile, non rilevando interferenze con le restanti parti dell’immobile». Sulla stessa Sala della Repubblica, «La domanda posta è poco rispettosa nei confronti delle imprese e dei professionisti che hanno lavorato al recupero, all’interno del teatro, di un “ridotto” che prima non esisteva. Il Teatro è sempre stato oggetto di attenzione negli interventi: non solo la riqualificazione della Sala della Repubblica, ma anche il consolidamento della parte che dà su via Oberdan, a cui è stata attribuita altissima priorità per mettere in sicurezza uno degli edifici più importanti della città, anticipando le opere di consolidamento con risorse dell’ente». Sul futuro stato manutentivo e conservativo del Teatro all’apertura, Pozzi assicura che «Sarà idoneo al funzionamento dell’intero edificio». E ancora, «Gli interventi manutentivi su un edificio di questo valore e di questa vetustà sono fisiologici. Spiace che si dia così tanta attenzione ai lavori che stiamo realizzando come fossero non programmati. In realtà gli sforzi e gli investimenti fatti, sia con risorse proprie sia intercettando finanziamenti esterni, sono continui. Tra questi i 716mila euro di fondi regionali ottenuti per la Sala della Repubblica, ma anche il restauro e risanamento conservativo del blocco uffici da 600mila euro, come i 240mila euro per l’efficientamento degli impianti e altri interventi di manutenzione degli arredi storici, realizzati anche insieme ad AMAT, come la sostituzione del sipario storico». Sulla domanda relativa al mancato inserimento del Teatro nelle risorse per il sisma, Pozzi: «Il Teatro è stato inserito, tanto che l’intervento su via Oberdan è stato finanziato con un contributo dell’Ufficio ricostruzione post sisma pari a 120mila euro, ora in fase di rendicontazione. Non abbiamo aspettato i decreti per avviare quel cantiere, proprio per scongiurare chiusure durante l’anno della Capitale italiana della cultura».
Il consigliere Corsini per soddisfazione: «L’interrogazione voleva fare emergere che si è sempre cercato di rincorrere l’evento senza mai anticipare una manutenzione programmata. In questi ultimi dieci anni si è intervenuti sul Teatro sempre a seguito di eventi. Lascio una domanda aperta, come mai non sono stati inseriti i danni della copertura tra quelli del Sisma2022?».
PROPOSTE DI DELIBERAZIONE
L’assise ha approvato la delibera per la “Nomina Garante per i diritti della persona con disabilità” presentata dall’assessore alle Politiche sociali Luca Pandolfi che ha parlato di «un momento importante per il Consiglio comunale e per la città», prima di illustrare alcuni dati: «Al termine della procedura sono pervenute quattro candidature. La conclusione dell’istruttoria ha stabilito che tutte le istanze risultavano complete della documentazione richiesta, mentre dall’analisi dei curricula è emerso che ciascuno dei candidati possedeva significative esperienze nell’ambito del ruolo da ricoprire. È motivo di soddisfazione avere ricevuto la disponibilità di quattro cittadini che hanno deciso di mettersi a disposizione della comunità, tutti con profili di valore e competenza». Sull’attività della Commissione, Pandolfi ha ricordato che «i nominativi sono stati analizzati nelle sedute del 31 marzo e del 21 aprile. Rivolgo i complimenti al presidente e alla vicepresidente per il percorso serio e approfondito svolto, anche nella parte dei colloqui con i candidati. Ieri ci siamo nuovamente riuniti con la Commissione per arrivare a un documento unitario che desse forza a un ruolo importante e complesso come quello del Garante». «È un momento importante perché, con la definizione del Garante dei diritti delle persone con disabilità, andiamo a offrire ulteriori strumenti di tutela e servizi ai cittadini. È un percorso che oggi compie una nuova tappa, ma che nasce da lontano nella storia del Comune di Pesaro. Dobbiamo quindi esserne tutti orgogliosi, come Consiglio comunale». Ancora Pandolfi, «Ricordo che già nei primi anni Settanta partivano i primi progetti dedicati a lavoro e disabilità e a tempo libero e disabilità, con l’idea che al centro ci fosse la persona prima della sua fragilità e che tutti dovessero avere le stesse opportunità nel lavoro, nel tempo libero e anche nell’abitare. Eravamo già all’avanguardia con esperienze come “Prove di volo”, dedicate alla sperimentazione del residenziale fuori casa». Una storia «che continua ancora oggi – aggiunge l’assessore – Stiamo per inaugurare altri 12 posti in largo Ascoli Piceno, grazie a un intervento Pnrr sul “Dopo di noi”, destinati a utenti che sperimenteranno percorsi di residenzialità nella disabilità. Il lavoro prosegue anche attraverso i Tirocini di inclusione sociale, i progetti legati al tempo libero e all’arte, come quello dei centri diurni sul “Teatro insieme”, attivo ormai da due anni». Infine, «C’è poi tutto il tema della scuola: in Prefettura, nell’ambito della recente firma del Protocolli d’intesa per l’inclusione scolastica, abbiamo ricevuto i complimenti del Garante nazionale per essere un territorio estremamente attento e capace di concretizzare questa sensibilità. L’atto della nomina del Garante rientra quindi in una visione e in una sensibilità che il Comune di Pesaro porta avanti da tempo e che continuerà a caratterizzare anche il futuro della città».
L’emiciclo ha nominato all’unanimità – con l’applauso dell’assise – Antonietta Italia, Garante per i diritti della persona con disabilità, come esito del voto segreto che ha avuto come scrutatori i consiglieri Malandrino, Perugini, Tommasoli.
A completamento della presentazione della delibera, la presidente della Commissione IV, Maruska Palazzi, ha illustrato il documento elaborato: «Nel lavoro svolto in Quarta Commissione abbiamo analizzato con attenzione i curricula e incontrato i candidati al ruolo di Garante, approfondendo competenze e profili. Prima di lasciare la parola alla Vicepresidente, desidero condividere alcune riflessioni personali legate alla mia esperienza. Ricordo con orgoglio il voto unanime ricevuto al momento della mia elezione a Garante: un consenso che mi ha dato forza e senso di responsabilità. Non avendo allora alcuna esperienza politica, ho potuto svolgere quel ruolo in piena libertà e in modo autenticamente super partes, qualità che mi è sempre stata riconosciuta. Mi auguro che anche il nuovo Garante possa operare con la stessa indipendenza. In Commissione è emersa qualche perplessità rispetto alla mia successiva scelta di candidarmi politicamente; tuttavia, quella decisione nacque anche dalla fiducia ricevuta da diversi consiglieri, compresi quelli di minoranza, che ringrazio ancora oggi. Ho sempre cercato di essere disponibile verso tutti, soprattutto sui temi della disabilità. Credo che, a un certo punto della vita, sia giusto anche scegliere di prendere parte. La mia candidatura non è stata una ricerca di vantaggi personali o incarichi, ma un percorso coerente con il mio impegno e con la fiducia ricevuta dai cittadini, in particolare dal mondo della scuola che mi conosce da anni. Sono felice che l’elezione del nuovo Garante avvenga oggi, pochi giorni dopo aver concluso il mio ultimo atto formale in quel ruolo: il rinnovo dei documenti per l’inclusione scolastica nella provincia di Pesaro e Urbino. Un lavoro avviato da Garante e portato avanti gratuitamente, come coordinatrice del tavolo tecnico dell’Ufficio scolastico regionale, diventato un modello destinato a essere esteso a tutte le Marche. Vivo questo momento come un passaggio di testimone. Non possiamo conoscere il futuro percorso personale dei candidati, per questo invito il Consiglio a scegliere il nuovo Garante valutandone soprattutto le competenze specifiche e garantendogli piena libertà di azione. Ringrazio infine la Vicepresidente della Commissione per il supporto e l’impegno condiviso in questo lavoro».
Poi, la vice presidente della Commissione IV Serena Boresta ha illustrato il documento: «Ci siamo riuniti in tre sessioni per valutare i profili e condurre colloqui conoscitivi dei quattro candidati, tutti in possesso di cv di buon livello e pertinenti. Ne abbiamo apprezzato l’alta motivazione e i colloqui ne hanno confermato l’eccellenza dei profili e una spiccata e profonda conoscenza della materia. La figura che ha maggiormente colpito la Commissione si è distinta per l’uso di un lessico estremamente accurato e allineato alla normativa vigente in materia. La commissione ha deciso all’unanimità di convergere sulla dottoressa Antonietta Italia. Il percorso selettivo è stato un importante occasione di confronto, portando ad una scelta condivisa con estrema soddisfazione da parte di tutti componenti. Ringraziamo i candidati per la disponibilità e la visione».
Gli interventi
Alessandroni: «Pesaro ha una storia importante, siamo stati tra i primi nelle Marche a istituire questa figura, nel 2021, dimostrando visione. La scelta di dotarsi di un garante non è un obbligo di legge, ma una scelta politica precisa che mette al centro il mondo del sociale e i cittadini più fragili».
Andreolli: «Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato, sono contento rispetto a questa nomina perchè si tratta di una professionista che ha ben chiare le competenze e possibilità di questa figura. Ringrazio la dottoressa Palazzi per il lavoro svolto con generosità e passione. Sul tema della disabilità è cresciuta tanta consapevolezza, che si scontro nel quotidiano con le criticità che hanno tutti gli enti nel dare delle risposte: a tutti i livelli, nazionale, regionale, provinciale, comunale, siamo sempre in deficit. Da cittadino dico che occorre più consapevolezza nel trattare un argomento che ha bisogno di più unità e meno speculazione, spesso, politica. Auspico che il prossimo garante sia dalla parte di chi cerca una soluzione e una sintesi all’interno delle difficoltà che vengono date in un contesto».
Perugini: «Ci tengo a intervenire perché è un tema a cui tengo molto e sul quale sono stato coinvolto direttamente nell’ultimo mandato consiliare come presidente del Consiglio. Un coinvolgimento che non parlava di fazioni politiche, ma nasceva anche dalle sollecitazioni ricevute dalla garante dell’epoca, la dottoressa Palazzi, che nei primi mesi del suo incarico aveva chiesto al sindaco una risposta chiara rispetto alle pressioni che stava ricevendo. Parliamo di una figura terza, quella del presidente del Consiglio, che per sua natura è trasversale, orizzontale e verticale. Siamo andati oltre il regolamento: il garante è una figura di collante che nel tempo è diventata sempre più importante, con un ruolo propositivo tra enti di diversi livelli e tra le comunità. È un impegno gravoso ma fondamentale. All’epoca ho cercato di dare una risposta concreta occupandomi del PEBA, sempre con questo spirito di collegamento e confronto generale e trasversale. Il PEBA non è la soluzione definitiva all’inclusione, ma è uno strumento importante, costruito attraverso una grande partecipazione popolare e istituzionale, che ha coinvolto anche l’Università Politecnica delle Marche, in due dipartimenti, oltre alla garante. Oggi abbiamo uno strumento che può essere considerato un pilastro nella costruzione del nuovo PUG. Questo però non basta: le risposte che dobbiamo continuare a dare sono enormi e riguardano tutti i livelli e tutte le tematiche. Non dobbiamo fermarci soltanto al tema delle barriere architettoniche, ma dobbiamo ancora compiere grandi passi avanti anche sul tema delle barriere culturali». Il consigliere si è infine congratulato con la Commissione per il lavoro svolto, definendolo «un esempio concreto di trasversalità».
Vastante: «Ringrazio la Commissione per il lavoro svolto. Considero fondamentale la figura del garante, per rafforzare la tutela dei diritti, dell’inclusione e della piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita della nostra comunità. Ci auguriamo che questo incarico venga svolto, come fatto fino ad ora, con autonomia, sensibilità, ascolto».
Marinucci: «Il consigliere Marinucci ha dichiarato: «Anche io volevo ringraziare tutti i consiglieri che mi hanno preceduto negli interventi: hanno espresso considerazioni condivisibili. Voglio ringraziare anche l’assessore Pandolfi e fare i complimenti all’Amministrazione comunale per aver istituito questa figura, è stata una delle prime realtà ad averlo fatto. Mi ritengo una persona particolarmente sensibile a questi temi; tutto ciò che viene fatto a favore delle persone con disabilità è sempre un passo importante e positivo».
Marchionni: «Grazie Presidente: dopo due anni, siamo qui a votare la delibera che, con i colleghi del centrodestra abbiamo chiesto con insistenza tornasse in aula. Questo perché abbiamo colto fin da subito lo spirito e l’alto valore di questa figura». «Dal 2022 al 2024 il ruolo è stato svolto dalla collega Palazzi che, successivamente, si è dimessa per incompatibilità. Da allora la figura è rimasta vacante, a discapito della città e di tutte quelle persone per cui una figura di raccordo con le istituzioni risulta essenziale». Ancora, «Il Garante deve essere una figura super partes, dedicata a tutti. Per questo ho chiesto di poter avere a disposizione i quattro curricula, per provare a lavorare anche con le persone che non verranno scelte, valorizzandone le peculiarità. Credo che questo possa rappresentare un valore aggiunto e un’attenzione importante da mantenere». Infine, «Il ruolo del Garante, a mio avviso, non è quello di puntare il dito contro altre istituzioni, ma di essere un collante, un tentativo di dialogo e di avvicinamento tra le richieste dei cittadini e le oggettive disponibilità degli enti, per camminare insieme. Perché la politica possa davvero incarnare bisogni e necessità, occorre anche fare un passo indietro rispetto alla logica del dito puntato».
Il consigliere Lugli ha dichiarato: «È una grande soddisfazione vedere che questo progetto continua e che sia la città sia l’amministrazione continuano a crederci. Mi permetto di ricordare che già nel 2019, quando sedevo tra i banchi dell’opposizione, presentai la mozione per l’adozione del PEBA, che allora mancava nel Comune di Pesaro. Ricordo inoltre che il tema era strettamente legato anche all’ingresso del Movimento 5 Stelle in maggioranza: furono tre le richieste avanzate in quel momento, ovvero la riapertura delle università, l’approvazione del PEBA e l’istituzione del Garante per le persone con disabilità, oltre al bilancio partecipativo. Oggi siamo soddisfatti dei risultati raggiunti: qualcosa esiste già, qualcosa fa ancora fatica ad andare avanti, ma noi non molliamo mai».
Lanzi: «Una soluzione condivisa. Sono felice di votare questo nome perchè è stata una figura di riferimento per i servizi educativi della città da oltre 40 anni. Una pioniera del coordinamento pedagogico, fungendo da tramite tra scuola, sanità ed ente per sostenere famiglie e studenti con disabilità».
Nobili T.: «Complimenti alla Commissione per il lavoro fatto in questi mesi. Il ruolo del garante è fondamentale, per arrivare ad una nomina occorre un percorso di grande serietà e precisione. Oggi parliamo di persone che hanno diverse abilità e che noi abbiamo il dovere di sostenere e aiutare per dare modo di trovare la loro strada».
Fabbri: «Volevo ringraziare per il lavoro svolto fino a poco tempo fa da Maruska Palazzi. Mi permetto di fare un’osservazione: molte volte ci siamo ritrovati a parlare di questa figura e di come il garante debba essere una figura a 360 gradi. Dal punto di vista sportivo, la nostra città potrebbe avere tante opportunità per rendere lo sport davvero accessibile a tutti e credo che anche il PEBA debba includere sempre di più il tema dell’inclusione sportiva. Mi auguro che in questo nuovo percorso la dottoressa Italia possa fare un passo avanti anche sotto questo aspetto, perché lo sport è vita».
Bernardi: «Sono felice per il risultato di un’ottima collaborazione, per la quale ringrazio l’assessore Pandolfi, la presidente della Commissione Palazzi, la vicepresidente Boresta e il consigliere Perugini che, nella scorsa sindacatura, aveva la delega alla redazione del Peba. Ho svolto il servizio civile qui in Comune e ho avuto la fortuna di vedere diversi progetti dedicati alla disabilità; durante gli Stati generali dell’accessibilità la città si è aperta soprattutto alla possibilità di parlarne insieme e di lavorare a progettualità che hanno portato Pesaro a essere Capitale della cultura dell’accessibilità. Sono opportunità che mi hanno permesso di approfondire temi sempre più importanti; le definizioni, specie per noi che facciamo politica, sono fondamentali ed è per questo che ho iniziato anche io a utilizzare l’espressione “persone con disabilità”, per riportare al centro il concetto della persona prima di ogni altra definizione. Quando il contesto si adatta a ciò che le persone vivono, allora rimangono solo le persone e non le differenze. Sono felice che il Comune di Pesaro abbia iniziato questo percorso già dalla scorsa amministrazione, quando, prima di molti altri, si è riusciti a portare avanti un lavoro fondamentale. Bene questa unità e grazie a tutti i candidati».
Al termine degli interventi, l’assessore Pandolfi ha invitato i consiglieri di Forza Italia a ritirare l’emendamento presentato,«per un’attenzione al lavoro della Commissione. Avevamo già affrontato la necessità di andare a rivedere e semplificare, insieme, il regolamento del Garante, nel suo complesso e in cui, anche come assessore, abbiamo accolto tutte le istanze emerse».
Il consigliere Marinucci: «Accogliamo la richiesta dell’assessore di ritirare l’emendamento, anche se sottolineo il fatto che il documento non era fuori luogo».
MOZIONI E ORDINI DEL GIORNO
La prima mozione, con carattere d’urgenza, è stata quella per il “Ripristino dei finanziamenti per la realizzazione della vasca di colmata e per il dragaggio del porto di Pesaro” a firma dei capigruppo di maggioranza (che ha ottenuto 19 voti favorevoli, 3 astenuti). A illustrarla è stata la consigliera Mattioli, che ha detto, sull’urgenza: «Anche in base alle interrogazioni ma soprattutto alle sollecitazioni di tutte le realtà che gravitano attorno al porto». Nel merito del documento ha spiegato: «Questo documento che presentiamo oggi con urgenza, non è un semplice atto politico, ma un vero e proprio grido d’allarme che arriva direttamente dalle banchine del nostro porto, dove oggi il fango non sta bloccando solo le navi, ma il cuore pulsante dell’economia portuale pesarese. È doverosa fare una premessa di quanto veniva dichiarato in risposta ad un’interrogazione, dall’assessore regionale di competenza nella seduta legislativa del giugno 2022: “Il Porto di Pesaro avrà la sua vasca di colmata in cui smaltiremo, oltre alla sabbia dei dragaggi, decenni di chiacchiere e ritardi sul rilancio di una infrastruttura fondamentale per l’economia di Pesaro. Un’opera da 350mila metri cubi e 40mila metri quadri di superficie, collocata tra il molo di sottoflutto e la foce del fiume Foglia, dal valore di 11milionidieuro, preliminare alle operazioni di dragaggio che consentiranno di raggiungere una profondità di 5 metri, misura adeguata per ospitare navi di grandi dimensioni. I fondi sono stati trovati grazie al gioco di squadra guidato dall’assessorato alle Infrastrutture della Regione Marche: i 20 milioni di fondi PNRR destinati all’Autorità Portuale del Mare Adriatico Centrale, si sono moltiplicati per 8, diventando 156,2milioni, di cui ben 92 per il Porto di Ancona e gli altri porti marchigiani, tra cui Pesaro. Siamo certi che la nuova Autorità Portuale, che ha competenza sulla realizzazione degli interventi, cercherà di mettere a terra, il prima possibile, queste risorse”. Dopo quattro anni e un continuo gioco di scaricabarile regionale sui finanziamenti, sulle assurde colpe al Sindaco attuale e a quello precedente, c’è un’intera marineria che vive con l’angoscia di non poter uscire in mare o, peggio, di non poter rientrare in sicurezza. I nostri pescatori non chiedono assistenza, chiedono di poter lavorare. Ogni centimetro di fondale perso a causa della mancata realizzazione della vasca di colmata è un colpo mortale inflitto alle famiglie che vivono di pesca, costrette a manovre pericolose e a limitazioni del carico che rendono le loro attività non più sostenibili. E cosa dire dei nostri cantieri navali? Pesaro è un’eccellenza mondiale nella nautica e nei refitting di lusso. Ma quale futuro possiamo garantire a un settore che attira commesse internazionali, se non siamo in grado di garantire un pescaggio di almeno 5 metri? Stiamo dicendo ai grandi armatori di andare altrove. Stiamo regalando le nostre commesse e i nostri posti di lavoro ad altri porti dell’Adriatico perché la Regione e il Governo non sono stati capaci di proteggere gli 11 milioni di euro già stanziati. È un insulto vedere ‘mini-dragaggi’ d’emergenza, non ci servono cerotti, ma una vera e propria struttura. Senza la vasca di colmata, ogni intervento è un inutile spreco di soldi pubblici. Il tempo delle promesse è scaduto. La città, la marineria e le imprese della nautica esigono risposte immediate: rivogliamo i nostri fondi, rivogliamo la nostra vasca di colmata, rivogliamo il futuro del nostro porto! E con questo documento chiediamo al Sindaco e la Giunta di continuare ad intraprendere tutte le azioni e le sollecitazioni necessarie per riuscire ad ottenere quanto da troppo tempo promesso. Non può più essere data la colpa a chi c’era prima».
Andreolli: «Questo “secondo tempo” presuppone la votazione di un documento. Per operare un’azione propositiva credo che il Consiglio abbia già dato dimostrazione di essere attento alle criticità che avvengono nel rapporto tra enti. Mi riferisco al dibattito sulle opere autostradali, che ha avuto una trattazione analoga a questo. All’epoca abbiamo saputo superare le diversità e le divergenze da quello della produzione di un testo votato all’unanimità del consiglio. Non abbiamo problemi a dire che rispetto al finanziamento di 11milioni di euro occorre mettere in atto tutte le azioni affinché la città recuperi tali risorse. Meno possiamo trovare la convergenza su punti diversi, come quello che parla di “sostenere azioni unitarie” in un documento proposto dalla sola maggioranza mi sembra un controsenso. Una risoluzione comune avrebbe una valenza da “secondo tempo” molto più valida rispetto a un intento della sola maggioranza. Faccio la proposta operativa alla maggioranza di sospendere il Consiglio per trovare una sintesi comune di un documento condiviso».
Perugini: «Condivido con il consigliere Andreolli il passaggio sulle sfide che l’aula e la città hanno portato avanti nonostante le divergenze. Quest’azione proposta dal documento è l’epilogo di una grande manifestazione istituzionale che il sindaco ha fatto bene a caratterizzare in questo modo, invitando tutto il Consiglio comunale, prendendo atto di quanto stava accadendo e rispondendo a un’esigenza forte: ripristinare gli 11 milioni di risorse per la cassa di colmata». «L’interrogazione prima e la mozione poi rispondono in maniera laica perchè molto chiara soprattutto quanto richiesto nei dispositivi. Proviamo a trovare l’unità: il documento è chiaro e, a mio parere, condivisibile».
Si è poi passati alla mozione (respinta con 14 voti contrari, 9 favorevoli), illustrata dal consigliere di Forza Italia, Bartolomei, sulla “Revoca civica benemerenza a Francesca Albanese”. «Pesaro, città democratica, non può premiare chi vede un monito in un assalto ad una redazione. La libertà di stampa è sacra». Poi le parole sulla Segre: «le parole di Albanese sono state gravissime e vergognose. Come altre città hanno revocato la benemerenza, lo deve fare anche Pesaro».
Manenti ha letto l’intervento preparato dalla consigliera Drago: «Credo sia necessario riportare questo dibattito su un piano di equilibrio, responsabilità e rispetto dei principi democratici fondamentali. Le dichiarazioni di Albanese successive all’irruzione nella sede de La Stampa hanno suscitato polemiche, ma la stessa Albanese ha condannato la violenza e attribuirle la volontà di giustificare quell’atto significa deformare il senso delle sue parole e ridurre una riflessione complessa a una polemica strumentale. In una democrazia liberale la libertà di opinione e di espressione vale soprattutto per le opinioni critiche, scomode e divisive. Confondere una critica politica con un’incitazione alla violenza rappresenta un precedente pericoloso perché rischia di restringere lo spazio del confronto pubblico e del dissenso, indebolendo la qualità stessa della democrazia. Una benemerenza non viene attribuita per una frase isolata ma per il valore complessivo di un percorso pubblico. Francesca Albanese, nel suo ruolo di Relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha contribuito in modo significativo al dibattito sui diritti umani e sul rispetto del diritto internazionale. È proprio per questo lavoro che è diventata oggetto di una crescente campagna di delegittimazione, fatta anche di manipolazioni mediatiche e frasi estrapolate dal contesto. Non è un caso che abbia ricevuto il sostegno di numerose organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti umani e delle libertà democratiche. È sull’insieme dell’attività svolta da Francesca Albanese, sul coraggio e sulla determinazione con cui ha denunciato violazioni dei diritti umani, che si fonda il riconoscimento proposto dal nostro Comune».
Malandrino: «Trovo l’intervento di Drago completamente astruso dalla realtà delle cose. Condivido la mozione presentata da Forza Italia, perchè ritengo che il Comune di Pesaro non debba conferire alcun encomio a Francesca Albanese perchè le recenti dichiarazioni, e comportamenti, dimostrano una mancanza di rispetto verso le istituzioni democratiche e verso i principi fondamentali del nostro ordinamento, primo fra tutti la libertà di stampa».
Lugli: «A questa mozione non interessa nulla della libertà di stampa, è solo convenienza politica. Mi ricordo il giorno in cui l’aula approvò la concessione per elevati meriti alla dottoressa Albanese, perchè avevamo riconosciuto un grande lavoro di denuncia in una situazione scomoda e quella volta la destra, come spesso fa quando si parla di diritti civili, abbandonò l’aula. La violenza contro la stampa va condannata sempre, ma in altre occasioni dov’è la difesa della stampa? La libertà dell’informazione vale sempre».
Marinucci: «Ricordo al collega che noi di Forza Italia nel momento del voto sulla Benemerenza rimanemmo in aula prendendoci critiche varie dai consiglieri di minoranza, astenendoci dal voto e, soprattutto garantendo il numero legale; a dimostrazione di quanto fosse urgente il tema per la maggioranza (ironico, ndr). Anche allora la conoscevo poco, ma ne avevo sentito parlare in termini divisivi. Poi successero gli altri fatti citati dai consiglieri, ma la libertà di stampa, come ricordato dal Presidente Mattarella, è l’architrave su cui si base la libertà e la democrazia di un Paese. Mi auguro non tornino i tempi in cui saltavano le auto, quelli di Falcone e Borsellino. Cos’avranno pensato i familiari di tanti giornalisti morti per il loro lavoro? Molte persone della vostra parte politica hanno preso le distanze da questa figura».
Palazzi: «La richiesta di benemerenza non è solo il riconoscimento ad una brillante carriera accademica e diplomatica, ma un atto di adesione a valori civili più profondi. È necessario oggi confermare con forza, ciò che abbiamo affermato nel settembre 2025: Francesca Albanese ci ha aperto gli occhi sulle dinamiche del mondo».
Boresta: «Aderiamo convintamente alla mozione – ha detto leggendo alcune delle frasi dette da Albanese – parole gravi che pesano come macigni. Ha creato tensioni e imbarazzo diplomatico a livello internazionale».
Bernardi: «Vedo da una parte le felicitazioni di molti per le sanzioni specifiche ricevute da Albanese. A loro dico che il Governo italiano dovrebbe avere interesse a difendere una cittadina italiana, invece di fare retorica e poi liberare uno stupratore e terrorista libico per interessi del Governo targato Fratelli d’Italia. Questo Governo detiene anche un primato sugli embarghi, che però non vengono applicati nei confronti di Netanyahu, responsabile del massacro di migliaia di civili». Infine, «Ho scoperto una nuova bandiera della libertà di stampa anche per la destra: Sigfrido Ranucci, che si è ritrovato una bomba sotto casa per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di stampa. Ricordo che è colui che denuncia come le pressioni e le imposizioni più forti sul suo lavoro arrivino proprio dal Governo italiano. Non c’è nulla da dire su questo?».
Marchionni: «Sono passati diversi mesi da quando la maggioranza ha votato a favore di questo riconoscimento e non mi risulta si sia attivato nessun iter. Se non è stato fatto è in ragione della delibera di Consiglio del 2008, con cui quest’aula conferiva la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, la persona più ferocemente attaccata dalla dottoressa Albanese – la consigliera ha poi riportato esempio di frasi dette da Albanese -. Non penso che negare unicità dell’olocausto sia utile a nessuno, non è attaccando Segre o la libertà di stampa che si riesce a far valere una propria posizione. Non mi permetto di giudicare il lavoro di relatrice alle Nazioni Unite, quanto più le parole aberranti che ha detto negli ultimi tempi, tra cui una cittadina onoraria pesarese».
Per parere della giunta, l’assessora Murgia: «Riportiamo in aula, in maniera forte, il dibattito sui diritti e sulla situazione del genocidio in corso a Gaza. Non è casuale riparlarne oggi. Ma ricordiamoci perché allora abbiamo votato gli elevati meriti alla dottoressa Albanese: forse perché è una delle poche che ha avuto il coraggio di alzare subito la testa di fronte al silenzio mondiale su una tragedia che si stava consumando sotto gli occhi di tutti e che ha subito diverse manipolazioni da parte della stampa nazionale e internazionale. Anche rispetto alla nostra concittadina, la senatrice Segre, donna straordinaria che continua ad alimentare il dibattito sulle crudeltà della guerra con il suo monito “mai più”, Albanese ci ricorda che quel “mai più” continua purtroppo a essere disatteso e reiterato in Palestina e in altre parti del mondo. La dottoressa Albanese non è potuta essere presente a Pesaro perché impegnata a ritirare diversi premi internazionali. Con il sindaco, la giunta e alcuni consiglieri ci siamo confrontati più volte con i suoi assistenti. L’agenda è fitta di impegni e il suo operato principale continua a essere la difesa dei diritti internazionali e il ruolo di relatrice speciale per l’ONU, che ha riconosciuto il suo impegno in sede plenaria. Credo sia limitante pensare che una benemerenza della città di Pesaro possa essere subordinata, come calendario di impegni, rispetto a un’attività internazionale così ampia. Ritengo che il ruolo della nostra città sia centrale e prioritario quando si parla di difesa dei diritti. Accetto che vi siano posizioni politiche differenti, anche sulla concezione della pace, come dimostra la vostra proposta del Nobel per la pace a Trump. Sono visioni diverse: la vostra sembra passare attraverso le armi, la nostra attraverso la parola, i diritti e le azioni a tutela della vita di tutte e tutti. Concludo dicendo che in queste ore a Gaza, secondo le ultime informazioni, si registra anche un’invasione di topi. Bambine e bambini rischiano la vita perché esposti a condizioni inenarrabili. Questo, in un Consiglio comunale da sempre schierato per i diritti dei più fragili, non può essere accettato. E alle donne e agli uomini che ogni giorno rischiano la propria vita per difendere chi non ha voce, va il nostro sostegno».
Gambini: «Non intendiamo revocare nulla, gli elevati meriti sono costituiti dal suo avere interpretato il suo ruolo con schiena molto dritta, in un contesto molto difficile».
Fabbri: «Contrari. Il nodo della questione è tra comprendere le cause e giustificare le azioni. Per i suoi detrattori, la dottoressa Albanese, ha superato questo confine, diventando una fiancheggiatrice di Hamas. Per lei e i suoi difensori sta solo analizzando le cause profonde di un conflitto centenario che non può essere spiegato solo tramite la categoria del terrorismo. Pensiamo a tutto ciò che lei ha fatto».
Andreolli: «Voterò a favore. Abbiamo consegnato una benemerenza, non solo un documento ma un pezzo d’identità “civica” a questa persona. È un gesto che racconta ciò che la comunità vuole quella persona rappresenti. Credo che la nostra, fondata sul rispetto, la misura e la responsabilità delle parole, debba oggi fare ammenda». «Le sue sono state dichiarazioni sopra le righe, offensive, che sfiorano la banalizzazione dei temi e tradiscono un approccio superficiale. La revoca non è un atto punitivo ma un atto di tutela della nostra comunità e del valore della parola pubblica».
Anniballi: «Voteremo contrariamente per motivi riconducibili a due aspetti. Il primo è quello procedurale: la mozione ci chiede la revoca di una benemerenza sulla base di dichiarazioni rese successivamente al conferimento. Si chiede cioè di trasformare un atto politico-istituzionale in qualcosa di revocabile in base all’umore del momento o alla pressione mediatica. Si creerebbe così un precedente pericoloso. Le motivazioni che hanno guidato il voto del Consiglio restano infatti invariate». «Il secondo è politico: comprendiamo le preoccupazioni sulla libertà di stampa, ma è altra cosa trascinare nell’irruzione nella sede de La Stampa la dottoressa Albanese, attribuendole una corresponsabilità morale».
Infine Manenti per mozione d’ordine: «Se parliamo di rispetto per il popolo e per la nazione, dobbiamo averlo per noi stessi dentro quest’aula. Non accetto sentir dire che la mancanza del sindaco crea problemi per questo tipo di dibattito».
Il Consiglio è proseguito nelle ore serali
Comune di Pesaro

