Il Cammello Caramello aveva sempre sentito dire che il mare fosse grande come un sogno e rumoroso come una festa. Così, quel Primo Maggio, seguì il profumo del sale che il vento portava fino alle colline e arrivò sulla spiaggia di Pesaro.
La sabbia gli solleticava gli zoccoli, le onde facevano “shhh” come una ninna nanna, e i bambini correvano con i secchielli colorati. Caramello osservava tutto con occhi grandi e lucidi: per lui ogni cosa era nuova, ma sembrava già familiare.
Dopo un po’, però, gli venne fame. Non era una fame qualunque: era la fame di chi ha camminato a lungo e ha scoperto un mondo nuovo. Si guardò intorno, sperando di trovare qualcosa che non fosse troppo salato o troppo bagnato.
Vicino agli scogli, una famiglia stava facendo un piccolo picnic. Il papà teneva in mano una focaccia enorme, la mamma tagliava pomodori, e la bambina, vedendo Caramello, spalancò gli occhi come due conchiglie.
«Mamma, guarda! Un cammello di mare!» La madre rise, ma con gentilezza. «Se è venuto fin qui, un pezzetto di focaccia se lo merita.»
Caramello si avvicinò piano, per non spaventare nessuno. La bambina gli porse un quadratino di focaccia calda, profumata d’olio e rosmarino. Lui la prese con delicatezza, come se fosse un tesoro, e la masticò lentamente. Era diversa da tutto ciò che aveva mangiato nel deserto: morbida, saporita, piena di sole.
«Gli piace!» gridò la bambina. E Caramello, per ringraziare, fece un piccolo inchino goffo che fece ridere tutti.
Poi tornò verso la riva. La marea gli bagnò le zampe e lui capì che non serve appartenere a un posto per sentirsi a casa: basta qualcuno che ti accolga con gentilezza… e magari un pezzetto di focaccia.
E così, quel Primo Maggio, il Cammello Caramello scoprì che il mare non era solo un luogo, ma un modo nuovo di guardare il mondo — con la pancia piena e il cuore leggero.
Rosalba Angiuli

