PESARO – Non potevamo restare inermi e muti, vista la drammaticità della protesta in Iran delle donne scese in piazza a manifestare bruciando i veli e tagliandosi i capelli per sollecitare il mondo intero a ribellarsi; rivendicano la liberazione dall’hijab obbligatorio, imposto dalla Repubblica islamica dell’Iran, quale strumento di marginalizzazione femminile e denuncia più allargata contro il regime e la repressione delle libertà individuali.
Proprio quel velo, l’hijab appunto, non indossato correttamente lasciando scoperta una ciocca di capelli, ha portato all’arresto lo scorso 13 Settembre di Masha Amini, condotta in caserma sotto custodia di una squadra speciale cosiddetta “polizia morale” per l’applicazione delle norme islamiche; in seguito alle percosse e maltrattamenti, ne è uscita in coma e deceduta dopo tre giorni all’Ospedale Kasra di Teheran.
E’ così scoccata la scintilla che ha scatenato le proteste delle donne iraniane e le autorità hanno conseguentemente reagito con il pugno di ferro e finora, secondo fonti ufficiali e ufficiose, i feriti non si contano più e oltre 100 persone sarebbero morte durante gli scontri con le forze dell’ordine e tra esse Hadis Najafi di 20 anni, un’altra ragazza simbolo della protesta uccisa da sei proiettili durante una manifestazione a Teheran. Dopo l’inizio delle proteste, molti canali social sono stati bloccati e la rete internet è quasi fuori uso per non permettere ai manifestanti di inviare al mondo, video e foto delle feroci repressioni.
Nella seduta odierna dell’assise abbiamo presentato, sottoscritto dall’intero consiglio comunale poi votato all’unanimità, un ordine del giorno pienamente condiviso e rivolto a tutte le istituzioni, al nostro Governo e al Governo di Teheran, al fine di intercedere per interrompere immediatamente la violenta repressione in atto contro il popolo e le donne iraniane.
Esemplari donne temerarie, che hanno avuto la sfortuna di nascere in un Paese che le odia, vittime di stupri impuniti, condannate all’analfabetismo, con la possibilità di uscire di casa solo se accompagnate, col viso coperto e occhi bassi, date in mogli a 10 anni, esseri da sottomettere e se necessario, secondo le loro leggi, anche di essere uccise!
La protesta iraniana è una grande lezione per tutte e tutti noi e ci ricorda che dobbiamo sempre continuare a rivendicare i nostri diritti, senza mai dare nulla per
scontato e comprendere come le questioni riguardanti l’uguaglianza di genere, siano indiscutibilmente globali.
La nostra voce, anche dentro l’assise, sarà di condanna ferma contro i sanguinosi attacchi attuati dalle autorità contro tutti i manifestanti, ed in particolare le donne, che stanno lottando a “capelli sciolti” per riprendere il possesso delle scuole e della cultura, gridando la loro disperazione e ribellione alla feroce sottomissione, anche al costo della loro vita, per la libertà e le pari dignità.
Anna Maria Mattioli
Commissione Donne Elette
Capogruppo PD

