
Orizzonti lontani
Intravedo
Se chiudo gli occhi un momento e penso al domani…
Isole sconosciute
Dolci tepori
Raggi di sole che si posano sulla pelle
E la riscaldano…
Fragranze insolite
Che avvolgono l’essere
Mentre musiche e danze lo rapiscono
E lo innalzano nel cielo
Fino a proiettarlo ai confini del mare…
Rosalba Angiuli
Dipinto di Pippo Parisi

ASPETTANDO IL VERO DÌ DI FESTA
(Isaia 2:4)*
Fra macerie e accumulate miserie
Non s’ode il canto, ma il pianto.
Il partigiano “VIEN DALLA CAMPAGNA…
IN SUL CALAR DEL SOLE”
Dirige il suo passo verso il cimitero
“E RECA IN MANO UN MAZZOLIN DI ROSE E VIOLE”
da deporre sul gelido marmo, o in terra,
Per i morti di quella sporca guerra!
“SI APPRESTA DIMANI, AL DÍ DI FESTA”.
Cade a pezzi l’armatura,
Nel prato ancor umido di sangue,
e s’ode nel silenzio qualcun che langue
“ED A QUEL SUON DIRESTI CHE IL COR SI RICONFORTA”.
Ma in lontananza s’ode il pianto della vedova
Vedi l’orfano smarrito e le sue piccole sorelle
Han davanti agli occhi file di bare e dentro quelle:
“È SPENTA OGNI ALTRA FACE, E TUTTO L’ALTRO TACE,”
Greve si posa l’atmosfera.
Mute e silenti le armi or riposeranno
Così che Crono e Ruggine le consumeranno
Quei micidiali arnesi che recisero
giovani vite appena consumate.
È iniziata la Pace? “È IL PIÙ GRADITO GIORNO,
PIEN DI SPEME E DI GIOIA?” O ci sarà un ritorno?
Chiede il pensiero che ha inciso e fatto schiave:
Le ere passate, le presenti e l’incerto futuro.
“ALTRO DIRTI NON VO’; MA LA TUA FESTA
CH’ANCO TARDI A VENIR NON TI SIA GRAVE.”
Vitaliano Vagnini (Obiettore di coscienza)
*Iscrizione posta davanti al palazzo delle Nazioni Unite:
“Trasformeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in cesoie per potare. Le nazioni non alzeranno la spada l’una contro l’altra, né impareranno più la guerra.” (Isaia 2:4)
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