Personaggi allo specchio: Silvia Storini

“Io non mi fermo”: il racconto infinito di una donna che ha scelto di vivere dando tutto tra figli, natura, sport e quella felicità che prova a regalare agli altri ogni giorno

Silvia nel suo San Bartolo.

Il ritratto:

Ci sono storie che si leggono.
E poi ci sono storie che si sentono.

Quella di Silvia Storini non è una biografia da scorrere: è un respiro lungo. Di quelli che partono piano, si allargano, e poi ti prendono dentro senza chiedere permesso.

Perché Silvia non è una somma di ruoli.
Non è “insegnante”, “mamma”, “guida”, “allenatrice”.

Silvia è una presenza.

Una di quelle che, quando entrano nella tua vita, anche solo per un’ora, anche solo per un’escursione, lasciano qualcosa. Sempre.

Silvia si siede su una panchina del San Bartolo per godersi il panorama.

«Io sono così: energia, empatia e grinta. E non voglio smettere»

Silvia non ha bisogno di costruirsi addosso un personaggio.

Si racconta come vive: in modo diretto, pieno, senza pause inutili.

«Sono una persona energica, empatica e con una grandissima grinta.»

Ma dietro queste parole c’è molto di più.

C’è la capacità di adattarsi senza snaturarsi.
Di capire chi ha davanti.
Di scegliere ogni volta come esserci.

«Tiro fuori queste cose a seconda delle occasioni.»

E poi c’è una frase che, da sola, vale un’intervista intera:

«Mi piace circondarmi di persone felici. O almeno provarci.»

Non è una frase semplice.
Perché dentro c’è una responsabilità enorme: quella di prendersi un pezzo delle emozioni degli altri.

E Silvia lo fa.
Ogni giorno.

Silvia con le ragazze delle ritmica.

La fatica? Non è un nemico. È una compagna

Silvia non racconta una vita facile.

Non la addolcisce. Non la semplifica.

Ma non la subisce neanche.

«Quando c’è un problema cerco sempre il lato positivo.»

Non è ottimismo ingenuo.
È allenamento.

È una disciplina interiore che si costruisce nel tempo, un passo alla volta.

«Anche nelle situazioni più scomode si può trovare qualcosa di buono.»

E allora si va avanti.

Sempre.

Senza fermarsi troppo a guardare quanto è ripida la salita.
Ma concentrandosi su dove si vuole arrivare.

Silvia tiene una lezione sul San Bartolo.

Quattro figli, una vita intera dentro

Ci sono parole che pesano più di altre.

“Madre” è una di queste.

Silvia non la pronuncia con leggerezza.
La vive.

Quattro figli. Nati in sei anni.
Quattro universi da crescere, da ascoltare, da accompagnare.

«Sono la mia gioia. La mia ragione di vita.»

Non c’è bisogno di aggiungere altro.
Perché quando una frase è vera, si sente.

Eppure Silvia non si ferma lì.

Non si rinchiude in quel ruolo.
Lo porta dentro tutto il resto.

«Faccio tutto con loro, per loro.»

È una maternità che non divide, ma unisce.
Che non sottrae, ma moltiplica.

Le sfide diventano condivise.
La fatica diventa familiare.
La felicità… diventa più grande.

Silvia sempre in movimento.

«Cosa fai nella vita?» una domanda che non basta

Quando qualcuno glielo chiede, Silvia sospira.

Perché rispondere è complicato.

Troppo semplice dire “insegnante”.
Troppo riduttivo dire “guida”.

Silvia è tante cose.
Ma soprattutto è una persona che ha scelto di non rinunciare a nessuna delle sue passioni.

«Tutto quello che faccio lo faccio per passione.»

E allora insegna.
Allena.
Accompagna.
Organizza.
Ascolta.

«Sono fortunata.»

Ma non è fortuna che cade dal cielo.
È una fortuna costruita, giorno dopo giorno, fatta di sacrifici, scelte, rinunce.

E di una cosa che oggi è rara: il coraggio di fare ciò che si ama.

Silvia in un altra foto con le giovani atlete della ritmica.

Ginnastica ritmica: il filo che non si è mai spezzato

Alla Salaria 90 Silvia non è passata.

È rimasta.

Prima da bambina.
Poi da atleta.
Ora da insegnante.

«La ritmica è con me da sempre.»

E quando dice “sempre”, non esagera.

È un amore che cresce, cambia forma, ma non perde mai intensità.

«Mi occupo delle più piccole.»

E in quella scelta c’è una dichiarazione precisa: partire dall’inizio.

Prendere mani piccole, insicure, e insegnare loro non solo a muoversi, ma a credere.

«Le vedi crescere… diventare ragazze.»

E poi arriva il momento in cui salgono in pedana.

Il silenzio.
La musica.
Il cuore che accelera.

«Ti tolgono il fiato.»

E lì, in quel respiro sospeso, Silvia rivede tutto.
Il lavoro. La pazienza. L’amore.

Silvia sul suo San Bartolo a guida di una scolaresca.

Il richiamo del verde: una vita nel San Bartolo

C’è un altro luogo che definisce Silvia.

Il Parco Naturale del Monte San Bartolo.

Non è solo un posto.
È una parte di lei.

«Ci lavoro da quasi trent’anni.»

Trent’anni non sono un dettaglio.
Sono una vita.

E in quella vita Silvia ha visto passare generazioni.
Bambini diventare grandi.
Famiglie cambiare.

«Molti pesaresi non lo conoscono davvero.»

E allora lei li porta dentro.

Non solo nei sentieri.
Ma nel senso delle cose.

Nella lentezza.
Nel silenzio.
Nella scoperta.

Silvia fra natura e mare in quel di Pesaro.

Camminare per capire

Le escursioni con Silvia non sono mai solo passeggiate.

Sono piccoli viaggi.

All’inizio, spesso, c’è resistenza.

«I ragazzi arrivano un po’ così… non sempre entusiasti.»

Poi succede qualcosa.

Un dettaglio.
Un racconto.
Un momento.

E cambia tutto.

«Alla fine mi dicono: ci siamo divertiti.»

E quella frase vale più di qualsiasi risultato.

Perché significa che hanno sentito.
Che si sono aperti.
Che qualcosa è rimasto.

La Joëlette: la bellezza che non si spiega

Ci sono esperienze che non si raccontano.
Si vivono.

La Joëlette è una di queste.

«Vedi le stelline negli occhi.»

Non servono parole.
Non servono spiegazioni.

C’è solo un momento condiviso, vero, potente.

E poi succede qualcosa di ancora più grande.

«I compagni aiutano. Partecipano.»

La fatica diventa collettiva.
La salita diventa possibile.

E lì, in quel gesto semplice, c’è una lezione che va oltre tutto.

Inclusione: senza etichette, senza distanza

Silvia non crede nei percorsi separati.

Lo dimostra con i fatti.

Ha lavorato con bambine autistiche nei corsi di ginnastica.
Dentro. Insieme.

«Le abbiamo trattate alla pari.»

Con cura. Con attenzione.
Ma senza creare differenze.

«Le ho viste migliorare. Prendere sicurezza.»

E anche qui, come sempre, la soddisfazione non è nel risultato.

È nel percorso.

Il corpo come libertà

Tra ritmica e fitness, Silvia lavora sul movimento.

Ma non è solo esercizio.

È relazione.
È energia condivisa.

«Mi piace far stare bene le persone.»

E quel “bene” non è solo fisico.

È un equilibrio più profondo.
Che passa dal corpo, ma arriva molto più lontano.

Silvia sempre pronta a nuove avventure.

Viaggiare per tornare

Silvia viaggia. Tanto.

Ma non per scappare.

«Mi piace scoprire.»

Cerca luoghi, dettagli, storie.

«Vado nelle pieghe del territorio.»

E lo fa con i suoi figli.
Condivide tutto.

E poi torna.

Sempre.

A Pesaro.

«Tornare è sempre bello.»

Perché casa non è solo un luogo.
È un sentimento.

Relax

Una vita intrecciata agli altri

Silvia incontra le persone ovunque.

A scuola.
In palestra.
Nel parco.

«Mi sento parte della città.»

E lo è davvero.

Perché lascia tracce.
Perché costruisce legami.

Perché c’è.

Il sorriso di Silvia.

La forza gentile di chi resta

Ci sono persone che fanno solo chiasso.
E persone che fanno la differenza.

Silvia Storini appartiene alla seconda categoria.

Non ha bisogno di alzare la voce.
Non ha bisogno di mostrarsi.

Perché quello che fa parla per lei.

Nelle mani dei bambini che accompagna.
Nei passi dei ragazzi che guida.
Negli occhi di chi, grazie a lei, scopre qualcosa di nuovo.

Silvia è una di quelle persone che non cercano il centro della scena.
Ma che, senza accorgersene, diventano centro per gli altri.

E forse è proprio questo il punto.

In un mondo che corre, che divide, che spesso dimentica,
Silvia sceglie ogni giorno di fermarsi per qualcuno.

Di esserci.

Di dare.

E allora sì, la sua non è solo una storia.

È una direzione.

Una di quelle che non si insegnano nei libri.
Ma che, quando le incontri,
ti cambiano un po’.

E ti fanno venire voglia, anche solo per un attimo,
di essere migliore.

Danilo Billi 

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