FRATTE ROSA – Il Banco della Maldicenza

Queste panchine sono state installate negli anni 50/60 ed hanno sostituito un vecchio trave di legno che veniva usato per lo stesso scopo. Sono chiamate il Banco della Maldicenza perchè, talvolta, chi ne usufruiva, magari si lasciava andare a commenti non certo gradevoli nei confronti degli ignari passanti che si trovavano a percorrere questo pezzo di strada. Sarebbe però ingiusto ricordarle solo per questo; nel corso di decine e decine di anni se non qualche secolo sono state il punto in cui venivano trasmesse dagli anziani alle nuove generazioni le storie di paese, quelle che non trovavano spazio nell’ambito religioso o nell’ambito civile. Lì si tramandavano per via orale i racconti di briganti, esperienze e conoscenze più disparate quando non esisteva ancora la radio o la televisione. Famosi erano i racconti di Torquato sulle vicende della banda Grossi, che spesso frequentava il nostro territorio e degli altri vecchi, che tramandavano le storie della prima guerra mondiale. L’episodio più famoso che si racconta riguarda Ilo Michelini e Tullio Bavona. Entrambi abitavano a pochi metri dal banco e una sera si trovavano seduti a fare i commenti che il luogo ispirava. Ilo, ciabattino del paese era una lingua pungente e Tullio un giovane con scarsa attitudine al lavoro. Ad un certo punto Tullio si alza dicendo di dover soddisfare un piccolo bisogno fisiologico ed invita Ilo a seguirlo. Ilo replica che lui non aveva alcuna necessità fisiologica da soddisfare e che sarebbe rimasto seduto. Tullio continua dicendogli “vieni comunque con me perchè altrimenti, appena mi allontano, comincerai a dire maldicenze nei miei confronti“. Sì è vero non sarà un monumento storico di particolare pregio architettonico o artistico ma è la memoria di un paese dove la vita scorreva a misura d’uomo e i rapporti interpersonali erano più vivi e schietti di come sono oggi o di come saranno in futuro.

MASSIMO MAGI

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