Dal 7 aprile basta abusi: “artigianale” solo se lo è davvero


Matteucci e Bianchini CNA: “Artigiano non è uno slogan pubblicitario, ma lavoro e identità vera”

PESARO – Da oggi la parola artigianale torna ad avere un significato preciso. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina prevista dalla legge annuale per le PMI, l’utilizzo delle denominazioni artigianato e artigianale viene riservato esclusivamente alle imprese artigiane iscritte all’Albo, che producono o realizzano direttamente beni e servizi qualificati come artigianali.

Per chi userà impropriamente questi richiami sono previste sanzioni pesanti, fino all’1% del fatturato, con un minimo di 25 mila euro.

“Si tratta di una norma attesa e necessaria – dice il presidente della CNA di Pesaro e Urbino, Michele Matteucci – che ristabilisce finalmente un principio semplice: l’artigianato non è una parola da usare con leggerezza, e non può essere ridotto a una leva pubblicitaria. Artigianale non è un effetto speciale del marketing, non è un’etichetta evocativa, non è un modo per attribuire artificialmente valore a prodotti o servizi che con l’artigianato autentico hanno poco o nulla a che vedere. L’artigianato è mestiere, competenza, responsabilità, qualità, identità produttiva”.

Per troppo tempo abbiamo assistito a un uso generico, talvolta disinvolto, di termini che richiamano un patrimonio fatto di saper fare, manualità, creatività e rapporto diretto con il cliente. Questa confusione ha prodotto due effetti negativi: ha penalizzato le imprese artigiane vere, costrette a subire una concorrenza sleale e ha disorientato i consumatori, sempre più spesso indotti a credere autentico ciò che autentico non era.

Da oggi il gelato artigianale non potrà nascere da una polvere anonima, ma da un laboratorio dove qualcuno pesa, miscela, controlla e assaggia. E il “tavolo artigianale” non potrà essere soltanto un “effetto legno” in catalogo: dovrà esserci chi quel legno lo ha scelto, tagliato, levigato e trasformato. Anche per un abito sartoriale non basterà un nome elegante: servirà un sarto vero, con competenza, esperienza e cura. Lo stesso vale per una pizza definita artigianale: dovrà avere più qualità che slogan, più lavorazione vera che scorciatoie industriali. In altre parole, da oggi conteranno meno le etichette creative e molto di più le mani, le competenze e il lavoro autentico.

È questo il punto centrale della norma: riportare verità e trasparenza in un ambito che per i cittadini e per il sistema produttivo marchigiano ha un valore enorme.

Nelle Marche, infatti, l’artigianato non è una componente marginale dell’economia, ma uno dei suoi pilastri. La nostra regione è la prima in Italia per incidenza delle imprese artigiane con dipendenti sul totale, pari al 33,1% contro una media nazionale del 24,1%; per peso del valore aggiunto artigiano sul totale, pari al 14%; e per incidenza degli addetti nelle imprese artigiane, che raggiunge il 22,2% rispetto al 13,4% della media italiana. Nelle Marche le imprese artigiane sono oltre 38 mila e danno lavoro a circa 120 mila addetti.

“Difendere il significato della parola artigianale – dice il segretario CNA di Pesaro e Urbino, Antonio Bianchini – significa quindi difendere un pezzo decisivo della nostra economia regionale, della nostra identità e della nostra coesione sociale. Significa riconoscere il valore di migliaia di imprenditori e lavoratori che ogni giorno investono in qualità, professionalità, innovazione e reputazione. Significa anche tutelare il consumatore, che ha diritto a scegliere in modo informato e consapevole, sapendo che dietro una definizione ci sia una realtà concreta e verificabile.

Questa tutela arriva in un momento importante e delicato. I dati dell’Osservatorio Ebam ci dicono che il sistema artigiano marchigiano sta attraversando una fase di lenta stabilizzazione, ma ancora fragile. Nel 2025 le imprese sono calate del 2,1% e l’occupazione ha segnato un -0,9%. Le difficoltà restano particolarmente evidenti nel sistema moda, con un -9,9%, nel legno-mobile, con un –8,2%, e nella meccanica, con un -5,4%. Le previsioni per il primo semestre 2026 indicano un quadro meno negativo e una timida ripresa in alcuni comparti, ma gli scenari internazionali e le tensioni geopolitiche rischiano di rimettere tutto in discussione.

In questo contesto, valorizzare l’artigianato vero diventa ancora più importante. Perché quando un settore affronta transizioni complesse, mercati incerti e margini sempre più ridotti, non può permettersi di vedere svilito il proprio valore da usi impropri o opportunistici di parole che evocano qualità, unicità e tradizione. Servono invece regole chiare, concorrenza leale e riconoscimento pieno del lavoro autentico.

Naturalmente una buona norma, da sola, non basta. Sarà decisivo che ci siano controlli efficaci e un’applicazione rigorosa, perché le regole valgono davvero solo se vengono fatte rispettare. Ma il principio introdotto è quello giusto e segna un passaggio importante: da oggi chi richiama l’artigianato dovrà dimostrare di esserlo davvero.

“Come CNA Pesaro e Urbino – concludono Matteucci e Bianchini – accogliamo con entusiasmo questa novità. È una misura che restituisce dignità al lavoro artigiano, rafforza la trasparenza del mercato, tutela i consumatori e riconosce il valore di chi ogni giorno costruisce qualità con il proprio impegno. Perché l’artigianato non è uno slogan. È un mestiere. È competenza. È responsabilità. Ed è una delle espressioni più autentiche della nostra economia e della nostra comunità.

 Claudio Salvi Resp.le Ufficio Stampa e Comunicazione   CNA Pesaro e Urbino      

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