Personaggi allo specchio: Vanessa Pulanich

Vanessa Pulanich: il futsal nel sangue, il mare negli occhi e quella voglia infinita di restare in movimento

Ci sono storie che non chiedono il permesso per entrare nella tua vita.
Arrivano piano, si infilano tra i giorni e, senza fare rumore, diventano tutto.

Vanessa e il suo adorato pallone!

Quella di Vanessa Pulanich è una di queste.

Non ha un inizio preciso, non ha una traiettoria lineare. È fatta di deviazioni, ritorni, accelerazioni improvvise e soste solo apparenti. È una storia che corre, proprio come lei, tra un campo di futsal, una spiaggia d’inverno e un sentiero di montagna.

E mentre la ascolti, capisci che più che un’intervista è un racconto che si costruisce strada facendo. Si aggiunge, si corregge, torna indietro e poi riparte. Proprio come la memoria.

«Non so quando è nato… ma c’è sempre stato»

Quando si parla di futsal (comunemente chiamato anche calcio a 5), Vanessa non cerca una data.

«Sinceramente non mi ricordo nemmeno quando è nato. Però mi è sempre piaciuto».

E allora si torna indietro, a quando tutto era ancora spontaneo, senza etichette.

«Ho iniziato a giocare con i maschi, perché alla mia epoca non c’erano squadre femminili. Spesso ero l’unica femmina… ma era normale».

Un calcio senza categorie, senza barriere.
Solo voglia di stare in campo.

In questa immagine una caricatura di Vanessa in tenuta da futsal.

Gli inizi veri: tra UISP, Ledimar e sogni ancora senza nome

Poi, piano piano, il gioco prende forma. Ed è proprio qui che Vanessa sente il bisogno di aggiungere un tassello, di rimettere ordine nei ricordi.

«Ho parlato abbastanza, però forse ho saltato dei pezzi… come carriera calcistica. Ho iniziato nella UISP con le squadre dell’Ledimar».

Quello che potrebbe sembrare un inizio semplice, quasi caotico, in realtà è molto di più.

È un vero campionato.
Vivo, partecipato.

«Non erano cinque o sei squadre… erano 14 o 15. Ed era un bel campionato».

Per lei è tutto.

«Era la mia prima esperienza vera… e ci credevo tantissimo».

Al Ledimar le giocatrici erano tante. Talmente tante da doversi dividere.

«Giocavamo in casa e ci chiamavamo Ledimar1 e Ledimar2, perché eravamo parecchie e volevamo dare spazio a tutte».

Ma il gruppo restava uno.

Allenamenti insieme, sempre.
Con il supporto di chi, in quel momento, faceva la differenza.

«Ci allenavamo tutte insieme, con un paio di ragazzi che ci davano una mano come allenatori».

Il livello forse non è ancora alto.
Ma l’intensità sì.

«Io ce la mettevo tutta».

E non è una frase detta per abitudine. È una dichiarazione.

«Ai tornei estivi vincevo spesso come capocannoniere o miglior giocatrice… perché ci credevo davvero tanto».

Non è solo talento.
È convinzione. Dedizione totale.

«Come sempre, do tutta me stessa in tutto quello che faccio».

E allora sì, forse è proprio lì che nasce tutto.

«È stato il mio trampolino di lancio… fino a quel momento non avevo mai avuto la possibilità di giocare in una squadra femminile, in un vero campionato».

Da lì, Vanessa prende la rincorsa.
E non si ferma più.

Vanessa, il campo e il suo inseparabile pallone.

Dalla Rotellistica Adriatica alla FIGC: una crescita continua

Il percorso poi si struttura.

«Ho giocato nella Rotellistica Adriatica, principalmente in FIGC Serie C».

È il passaggio verso un futsal più competitivo, più esigente.
Quello che chiede presenza, sacrificio, continuità.

Ma è anche un momento che segna qualcosa di profondo, fuori dal campo.

Perché è proprio lì che si consolida un legame che attraversa tutta la sua vita.

Accanto a lei c’è Daniele.

«Stiamo insieme da quasi 24 anni… praticamente da sempre».

Un compagno vero, nel senso più pieno.

«Lui e il mio babbo sono sempre stati i miei primi tifosi. Mi hanno seguito ovunque, in casa e in trasferta».

Presenze costanti, silenziose ma fondamentali.

E Daniele non resta ai margini.

«Nell’anno della Serie A è stato anche dirigente accompagnatore».

Dentro la squadra.
Dentro il percorso.
Dentro la vita.

Intanto il movimento cresce.

Campionati ancora in evoluzione, livelli molto diversi.

«A parte poche squadre forti, le altre erano indietro… alcune partite finivano anche 17-0».

Ma anche lì si trovava sempre qualcosa da imparare.

«L’allenatore ci faceva allenare durante la partita…».

Perché il miglioramento non si ferma mai.

Vanessa sempre in movimento.

Il Flaminia Fano: la svolta e il salto nel grande futsal

Poi arriva una tappa fondamentale.

«Ho giocato nel Flaminia Fano, FIGC Serie C… e un anno in Serie A nazionale, che era il primo anno in assoluto».

È il punto più alto.

Una squadra già pronta.
Un gruppo solido.

«Per noi era tutto passione. Le altre squadre avevano straniere, procuratori… noi niente».

Eppure reggono.

«Ci siamo salvate con anticipo. È stata una vittoria».

Una vittoria silenziosa.
Ma vera.

Una delle tante coppe vinte in carriera.

Dopo la vetta: Piandirose, sacrifici e ritorni

Finita quell’esperienza, Vanessa continua.

«Sono andata a giocare un anno al Piandirose, sempre FIGC Serie C».

Ma la distanza pesa.
Allenamenti, viaggi, tempo che cambia.

E allora si torna a casa.

Alle radici.

Incoming, AC Pozzo e l’ultimo capitolo vincente

Il cerchio si chiude lì dove tutto aveva preso forma.

«Poi con l’Incoming e con l’AC Pozzo ci siamo alternate tra UISP, CSI e iLike».

Un futsal diverso, ma sempre vero.

E l’ultima pagina è perfetta.

«Con l’AC Pozzo abbiamo vinto tutto: campionato e coppa».

Chiudere così non è da tutti.

«La base era sempre quella, le stesse giocatrici».

E forse è proprio questo il segreto.

Non i trofei.
Ma le persone.

Un altra bellissima coppa.

Amicizie: vent’anni insieme, tra campo e vita

Perché alla fine resta questo.

«Con alcune sono più di vent’anni che ci conosciamo».

Non solo compagne.
Ma vita condivisa.

«Giochiamo ancora insieme, usciamo, andiamo a bere qualcosa…».

E ogni tanto si torna in campo.

Per cosa?

«Una birra… o la gloria».

Sempre pronti a tifare per l’Italservice.

Il tifo e la famiglia Italservice

Vanessa lo sport lo vive anche da fuori.

Sugli spalti.

«Ho seguito l’Italservice da quando si chiamava PesaroFano».

Ma non è solo tifo.

È presenza.
Continuità.
Appartenenza.

Ha vissuto da vicino gli anni che hanno reso il club il più vincente d’Italia.

Scudetti, Coppe Italia, Supercoppe.

«Dormivamo negli stessi hotel, cenavamo insieme… era una famiglia».

Nel futsal, tutto è più vicino.

E il legame resta.

«Ho una stima infinita per la società, e anche una grande amicizia».

Anche oggi.

Anche dopo la scelta di ripartire dalla Serie B.

«Io la seguo comunque, in qualsiasi categoria».

Perché certe squadre non le scegli.
Le senti.

La Vuelle e quella febbre che non ferma niente

C’è anche il basket.

«La Vuelle la seguo da quando avevo 13 anni».

E un ricordo che dice tutto.

«Sono andata a una partita al vecchio Palas con la febbre… senza dirlo a mia madre. Tornata a casa avevo 40».

Ma prima la partita.
Sempre.

In posa sulle montagne.

Vanessa oggi: energia, lavoro e bisogno di muoversi

Oggi Vanessa è rimasta la stessa.

«Sono grintosa, determinata, mi piace fare mille cose».

Ha cambiato lavoro.

«Avevo bisogno di diversificare, di imparare qualcosa di nuovo».

Ma una cosa non cambia.

«Non mi piace stare ferma».

W la libertà e il trekking.

Viaggi, trekking e libertà

E allora si muove.

Viaggia.
Cammina.
Cerca.

Il trekking è diventato un’altra forma di respiro.

Montagna, silenzio, fatica.

Diverso dal campo.
Ma uguale dentro.

Il mare: l’unico vero punto fermo

Poi c’è il mare.

«Senza mare farei fatica a vivere».

Calmo o in tempesta.

«Mi piace anche quando è in burrasca».

E poi i Bagni Miramare.

Il beach tennis, la sabbia, quella seconda casa che resta anche quando l’estate finisce.

A spasso anche in alta quota.

Il cognome: una storia che arriva da lontano

Pulanich.

Un nome che spesso viene storpiato.

«Ci aggiungono lettere a caso…».

Ma dietro c’è una storia vera.

Radici da Zara, dall’ex Jugoslavia.
Una famiglia segnata, ma mai piegata.

Oggi: il campo non si lascia mai davvero

Vanessa non gioca più nei campionati ufficiali.

«Ho già dato».

Ma il futsal non finisce.

«Facciamo partite tra di noi, il livello è alto».

E dopo?

«Si sta insieme. Si mangia, si beve qualcosa».

E si ride.

Sempre pronta a dire la sua in campo…

Una storia che continua a correre

Quella di Vanessa Pulanich è una storia che non si chiude.

È il racconto di un futsal vissuto quando era ancora tutto da costruire.
Di una carriera fatta di passaggi veri, di scelte, di persone.

Ma soprattutto è la storia di qualcuno che non ha mai smesso di muoversi.

Nel campo.
Nella vita.
Nei viaggi.
Tra i sentieri.

Perché Vanessa è così.

Non sta mai ferma.
Non lo ha mai fatto.

E probabilmente…
non inizierà adesso.

Danilo Billi 

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