Energia fuori controllo costi ancora su del 30%, aumenti insostenibili per le piccole imprese 

CNA “Se continua così molte imprese della provincia rischiano la sospensione dell’attività e alcune la chisura”

PESARO – Per 32mila piccole imprese della provincia di Pesaro e Urbino, che impiegano oltre 85mila dipendenti, i costi energetici rischiano di andare fuori controllo. Sono quelle imprese dove la voce energia ha una elevata incidenza sui costi totali: dal 12 al 40%.

Dalle lavanderie ai centri estetici, dai meccatronici all’autotrasporto, dalla lavorazione della ceramica alle vetrerie, dalla trasformazione dei lapidei alla lavorazione della pelle. Non consumano elevate quantità di energia ma sono sicuramente quelle più vulnerabili ai rialzi di bollette e carburanti.

Se le quotazioni attuali di petrolio e gas dureranno fino a maggio il sistema delle imprese dovrà sopportare un aumento dei costi energetici di circa 6 miliardi su base annua rispetto al 2025. Se la crisi nel Golfo si prolungherà fino a dicembre la stangata per le imprese sarebbe intorno ai 30 miliardi in più rispetto all’anno scorso, secondo le stime realizzate dal Centro studi della CNA.

Come nella crisi del 2022, le tinto-lavanderie sono le più sensibili ai rincari delle bollette. L’incidenza sul totale dei costi l’anno scorso è stata del 35%, con una spesa media di 17mila euro l’anno e la prospettiva per le 14mila imprese del settore di arrivare a 22mila euro.

Tra le attività ad alta intensità energetica anche i centri estetici per i quali l’incidenza delle bollette oscilla tra il 23 e il 32% in funzione delle tecnologie utilizzate (radiofrequenza, diodo laser, ecc.) e una spesa annua per gas e energia elettrica tra 32mila e 46mila euro. Per le imprese che lavorano nella concia del cuoio l’energia elettrica pesa tra il 15 e il 20% dei costi complessivi, analoga incidenza per la lavorazione del ferro e la ceramica, mentre per le aziende del settore vetro, gas ed elettricità oscillano tra il 15 e il 30% in base alla tipologia di lavorazioni. Per le imprese che producono articoli da forno la bolletta rappresenta circa il 14% dei costi mentre sfiora il 20% per gli autoriparatori. Incidenza superiore al 10% per le imprese del settore lapidei che operano nella trasformazione.
L’energia pesa meno sulle imprese della trasformazione alimentare (circa il 7% dei costi totali) e della meccanica (4-5%), mobile (7%) più sensibili alle oscillazioni delle materie prime che rappresentano intorno al 30% dei costi di produzione.

“L’Italia si conferma tra i paesi europei più vulnerabili durante gli shock energetici – afferma il presidente della CNA, Dario Costantini – il protrarsi del conflitto nel Golfo rischia di provocare una stangata da 30 miliardi di euro sulle imprese per i costi dell’energia”.

“Un aumento di costi insostenibile anche per le piccole imprese della nostra provincia – afferma Michele Matteucci, presidente CNA di Pesaro e Urbino – servono misure di emergenza e riforme per tagliare i prezzi dell’energia. Questa ulteriore fiammata dei costi determinata dai conflitti e in parte dalla speculazione, unita alle incertezze sul futuro, potrebbe determinare a breve la sospensione dell’attività per molte imprese del territorio. Ma se la guerra in Iran dovesse prolungarsi ancora e la situazione internazionale rimanere in questa grave incertezza, molte aziende rischiano seriamente di chiudere. Dunque non occorrono misure spot o tampone per un breve periodo: la situazione è davvero molto seria e occorrono subito interventi strutturali coraggiosi”.

28/03/2026

 Claudio Salvi Resp.le Ufficio Stampa e Comunicazione   CNA Pesaro e Urbino   Phone : ++39-0721-426195      

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