La spiaggia di Pesaro non è una pedina. La regione sblocchi i ripascimenti subito


Siamo a fine marzo. La stagione balneare è alle porte e le spiagge di Pesaro rischiano di arrivare
all’estate con meno sabbia, meno spazio, meno ombrelloni. Non perché il Comune non abbia
fatto la sua parte perchè il progetto c’era ed è stato presentato in tempo, ma perché la Regione
Marche lo ha bocciato senza proporre nulla in alternativa.
Questa è la realtà. Il resto sono chiacchiere.
Lo dico come presidente della Commissione Ambiente e senza mezzi termini: difendere la
costa di Pesaro è un dovere ambientale prima ancora che politico. L’erosione costiera non è un
inconveniente stagionale. È il risultato di decenni di pressioni antropiche, di cambiamenti
climatici che nessuno ha voluto affrontare per tempo, di una gestione del litorale che troppo
spesso ha inseguito l’emergenza invece di prevenirla. Su questo il Movimento 5 Stelle non ha
mai abbassato la guardia, e non ha intenzione di farlo ora.
Ma c’è un dato che non si può ignorare: ogni metro di spiaggia perso è anche un danno
economico concreto. Per i bagnini che aprono a maggio e non sanno su quanti metri quadri
potranno lavorare. Per i turisti che scelgono dove andare, e che Pesaro la deve conquistare ogni
anno, in competizione con Rimini, Riccione, Fano, Senigallia. Per una città che ha scelto il
turismo come parte integrante della propria identità e della propria economia. File di
ombrelloni in meno non sono un’astrazione: sono famiglie che lavorano, dipendenti stagionali,
indotto che si restringe.
Perché la Regione ha bloccato il progetto scraper presentato dal Comune? Quali normative
ambientali lo impediscono esattamente? Lo chiedo formalmente, e lo chiedo in quanto
presidente della Commissione Ambiente: la Regione chiarisca le ragioni tecniche del diniego.
Non basta dire no. Bisogna dire perché, e bisogna farlo subito, perché il tempo stringe.
Se ci sono obiezioni normative reali, si affrontino con soluzioni alternative. Se invece il blocco
è frutto di inerzia burocratica o di calcoli politici che nulla hanno a che fare con la difesa della
costa, allora la Regione si assuma la responsabilità di quello che sta facendo: mettere a rischio
una stagione balneare intera di una città che ha scommesso sul mare.
La tecnica scraper non è un capriccio. È un metodo collaudato, economicamente sostenibile,
meno impattante rispetto al ripascimento con sabbie di cava, perché utilizza materiale già
presente nei fondali adiacenti. Pesaro la usa da anni con risultati concreti. Bloccarlo senza
alternative equivale a non fare nulla che, con l’erosione che avanza, è la scelta più dannosa di
tutte.
Come M5S chiediamo tre cose precise. Primo: la Regione convochi subito il tavolo tecnico
promesso, con tutti i soggetti coinvolti, e lo faccia in tempi compatibili con l’avvio dei lavori
prima dell’estate. Secondo: le ragioni del diniego siano rese pubbliche e documentate, non
comunicate a voce tra assessori. Terzo: se la modalità scraper è davvero impraticabile per
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ragioni normative, la Regione proponga essa stessa una soluzione alternativa finanziata — non
scarichi il problema sui Comuni e sui cittadini.
La costa di Pesaro appartiene a tutti: ai pesaresi che ci vivono, ai turisti che la scelgono, agli
ecosistemi marini che dipendono dall’equilibrio dell’arenile. Non è una pedina in uno scontro
tra livelli istituzionali. E non può aspettare che la politica finisca di litigare.

Lorenzo Lugli
Capogruppo Movimento 5 Stelle – PESARO

Presidente VI Commissione – Ambiente, Energia, Agrieconomia

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