Personaggi allo specchio: Elia Pantaleoni in arte Elion Dj

ELION DJ – STORIA DI UN SOGNO ACCESO DI NOTTE!

Ci sono artisti che crescono piano, quasi in silenzio, e poi ci sono artisti che crescono… facendosi sentire.
Il pesarese doc Elia Pantaleoni in arte Elion DJ appartiene alla seconda categoria. Non per il volume della musica, ma per l’intensità con cui vive ogni progetto, ogni serata, ogni applauso conquistato.

Per raccontare davvero la sua storia serve tempo, profondità, e soprattutto serve lasciarsi trasportare nei suoi ricordi, nei suoi momenti chiave, nei suoi primi errori, nelle sue prime epifanie.
Questa non è solo un’intervista: è un viaggio nella vita di un ragazzo che si è costruito da zero e che oggi sta diventando un punto di riferimento per tutta la scena locale e non solo.

Pronti? Allacciate le cinture, si parte.

LE RADICI – UN RAGAZZO, UNA CASA PIENA DI MUSICA E UN CLARINETTO CHE NON BASTAVA PIÙ

Elion racconta che la musica, in casa sua, non era un sottofondo: era un membro della famiglia.

«Mia madre aveva un amore folle per gli U2. Li ascoltava anche quando faceva le pulizie. Mio padre, invece, metteva solo rock, soprattutto i Queen. In casa nostra ogni stanza aveva un suono. Io giravo ascoltando tutto.»

Fin da bambino entra in conservatorio. Studia clarinetto. Strumento serissimo. Ore e ore di tecnica, esercizi, solfeggio.

«Ma io… non mi sentivo un “classico”. Mi piaceva, ma non era mio. Mancava qualcosa. Avevo la sensazione che la musica potesse essere molto più grande di quello strumento.»

L’aneddoto che segna la svolta arriva un giorno d’estate, quando ha 18 anni.

Un amico, che suonava in discoteca, gli fa provare per la prima volta dei lettori CDJ.

«È stata una scarica elettrica. Ho pensato: ok, questa è la mia vita. Non sapevo niente, zero assoluto, ma sentivo che lì c’era il mio posto.»

IL GIORNO IN CUI CAPISCE CHE NON VUOLE BALLARE… MA FAR BALLARE GLI ALTRI

Ed eccolo, l’episodio che spiega tutto.

«Quando uscivo in discoteca, gli altri ballavano. Io no. Io guardavo. Guardavo il DJ. Pensavo: “io avrei messo questo brano dopo”. Oppure: “io questa pista l’avrei aperta così”. Mi veniva naturale.»

E qui arriva un aneddoto irresistibile.

Una sera, in un locale vicino a Pesaro, il DJ va in bagno e chiede a un amico di tenere un occhio sulla console. L’amico, senza pensarci, dice:
«Lascia a Elion, che lui sa».

Lui NON sapeva.

«Inizio a tremare. Mi mette davanti due CDJ vecchissimi. Io premo play e…”boh”. Il pubblico mi guarda. Il DJ torna e mi dice “ma sai che hai fatto una transizione decente?”. Forse mi ha salvato la vita, quella frase.»

PESARO: TERRA COMPLICATA, MA TERRA DI APPARTENENZA

Parlare con Elion di Pesaro significa toccare un nervo scoperto, ma anche un amore profondo.

«È una città bellissima, ma difficile musicalmente. Siamo tra Romagna e Marche, due mondi musicali opposti. La Romagna è la Mecca del clubbing. Pesaro… meno

E aggiunge un ricordo:

«Da ragazzino vedevo la gente partire per Rimini o Riccione per ballare. Ho sempre pensato: “Ma perché non possiamo creare qualcosa di forte qui?”. Forse è lì che nasce la mia voglia di costruire eventi.»

LA ROMAGNA e LE MARCHE, L’UNIVERSITÀ DELLA NOTTE

«In Romagna e nelle basse Marche ho imparato tantissimo. Anche solo stare mezz’ora in console a osservare ti forma. È una macchina perfetta: il DJ, il vocalist, il PR. Tutto sincronizzato.»

Poi arrivano i viaggi che cambiano la mentalità.

Ibiza, la prima volta.

«In aeroporto ho subito capito cosa vuol dire il concetto “non stop”. A Ibiza la musica non si ferma, mai.» 

LE PRIME ATTREZZATURE – IL MITOLOGICO CDJ-100

Elion se le ricorda tutte, una per una.

«La prima consolle su cui ho messo mani era composta da due CDJ-100 presi usati e un mixer Behringer da 80€. Li trattavo come reliquie.»

Poi la Pioneer DJ Ergo.

«Quando l’ho montata nella mia stanza ho passato ore a provarla, anche senza casse. Solo cuffie.»

LE PRIME SERATE: L’EMOZIONE DI VEDERE IL PROPRIO NOME SCRITTO DA QUALCHE PARTE

L’aneddoto più bello:

«La prima volta che ho visto “ELION DJ” su una locandina ero in macchina con un amico. Gliel’ho fatta fermare per farmi una foto davanti. C’era scritto minuscolo, in fondo. Ma per me era come se fosse il titolo di un film.»

Il primo Halloween alla Poderosa nel 2014, il festival Rocville, le prime piazze…
Ogni serata era una conquista.

LO STILE MUSICALE – POP COMMERCIALE, MA CON UN’ANIMA PROPRIA

«Io voglio arrivare a tutti. Non mi piace la musica che si chiude in una nicchia. Quando guardo la pista voglio vedere gente diversa che balla per lo stesso motivo.»

Voglio mantenermi umile 😊

LA PREPARAZIONE – IL LAVORO CHE NESSUNO VEDE

Ore e ore davanti al computer.

«Ancora oggi passo tanto tempo a cercare musica. Non ascolto mai un brano una sola volta. Lo smonto mentalmente: intro, strofa, drop, bpm, dove può entrare.»

LA FIAMMA OLIMPICA – L’ESPERIENZA CHE NON SI DIMENTICA

Qui la sua voce cambia.

«Essere scelto da Coca-Cola come deejay del convoglio per il Viaggio della Fiamma Olimpica… è stato enorme. 

Sono partito il 23 febbraio da Venezia e sono arrivato a Milano il 06 febbraio, giorno di accensione del braciere e della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi.

Ho suonato tutti i giorni, anche 12 ore consecutive, attraversando tantissime città e paese del Nord italia»  (a Pesaro è passato il convoglio ma non stavo suonando)

GPS – IL PROGETTO CHE HA CAMBIATO UNA CITTÀ

GPS non nasce per caso.

«Io e Mattia Morganti volevamo creare un evento che rimanesse. Non un evento del Comune. Un evento della gente

C’è un aneddoto bellissimo.

«Il nome GPS è nato mentre eravamo in macchina. Eravamo persi. Il navigatore non caricava. Io ho detto “se avessimo un GPS funzionante almeno la città saprebbe dove andare a divertirsi”. Ci siamo guardati e abbiamo capito.»

La parte più potente?

«Vedere bambini, ragazzi e adulti nella stessa piazza, tutti a ballare. Quando succede, capisci che hai creato un posto sicuro

LA CREW, LA FAMIGLIA, GIULIA – IL LATO UMANO DIETRO L’ARTISTA

Ogni grande sogno ha bisogno di una squadra.

«Leonardo, Matteo e Michele non sono solo amici. Sono colonne. Hanno creduto in me quando non era ovvio crederci.»

La famiglia.

«Io devo tanto ai Miei. All’inizio non è facile capire un figlio che vuole fare il DJ. Ma loro… mi hanno sostenuto sempre.»

E poi c’è Giulia.

«Lei è la mia bussola. Sa leggermi la mente. Sa quando qualcosa non va. Mi dice la verità, anche quando può far male. Un DJ ha bisogno di qualcuno che gli ricordi chi è davvero.»

LA STORIA DI UN RAGAZZO CHE CI CREDE DAVVERO

Questa non è solo la storia di un DJ.
È la storia di un ragazzo che ha scelto una strada difficile, piena di incertezze, di notti lunghe, di porte chiuse e di momenti che potevano spezzarlo.

Ma non si è spezzato.

Ha studiato, ha lavorato, ha sbagliato, ha ricominciato, ha costruito.
Ha creato eventi, comunità, ricordi condivisi.
Ha trasformato Pesaro in un punto sulla mappa della musica.

E guardandolo oggi, è chiaro che il suo viaggio è appena iniziato.

Il meglio deve ancora arrivare.
E, per come suona il suo futuro… sarà fortissimo.

Danilo Billi 

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