L’orazione commemorativa si è svolta oggi pomeriggio, nel loggiato del Comune, alla presenza delle autorità, della famiglia e di tanti cittadini
Pesaro saluta Luciano Trebbi, scomparso il 18 marzo. L’orazione commemorativa si è svolta oggi pomeriggio, nel loggiato del Comune, alla presenza delle autorità, della famiglia e di tanti cittadini che hanno voluto omaggiare l’ex consigliere comunale (dal 1995 al 2014). Questo il ricordo del sindaco Andrea Biancani.
«Cari Luciana e Roberto, familiari, amici tutti, autorità e cittadini presenti, ci sono persone di cui si fatica a immaginare l’assenza. Persone la cui presenza, negli anni, diventa così costante da sembrare quasi eterna. Luciano Trebbi era una di queste. Se ne va non solo una figura storica della nostra comunità, ma un uomo che, per me, è stato una presenza costante, familiare. Luciano era uno di quelli che non passano inosservati. Mai. Per intere generazioni è stato un punto fermo, un riferimento vero per la sinistra e la politica cittadina, ma soprattutto una voce libera e autentica. Era un uomo schietto. Ti guardava negli occhi e ti diceva quello che pensava. E per questo era impossibile non ascoltarlo».
«Ma insieme alla schiettezza c’era qualcosa di ancora più raro: la coerenza. Luciano è stato coerente per tutta la vita. Nelle idee, nei comportamenti, nelle scelte. E questa coerenza non lo ha mai chiuso. Al contrario: non alzava muri, costruiva dialogo».
«Era convinto che anche nel pensiero più distante dal proprio ci fosse qualcosa da capire e da cui imparare. Per questo ha sempre avuto rapporti sinceri e profondi con persone di tutte le appartenenze politiche. Perché per lui non contava il ruolo, contava la persona. E sopra ogni cosa, contava il rispetto. Le sue discussioni potevano essere anche dure, le sue critiche anche ferme, ma non scendevano mai nel giudizio sulla persona. E questa è una lezione che oggi, forse più di ieri, abbiamo il dovere di ricordare».
«Luciano è stato tante cose. È stato barbiere, in un negozio lungo il Corso, è stato giornalista (anche per il settimanale “Le Vie Nuove”) ed è stato un vigile urbano integerrimo, simbolo di senso del dovere e rigore morale».
«È stato un uomo di partito, un militante che ha attraversato una storia politica importante, dal Partito Comunista Italiano fino a Rifondazione Comunista. Ha frequentato la Scuola delle Frattocchie, una delle esperienze formative più significative di quegli anni, dove ha incontrato, tra gli altri, Livia Turco».
«Ed è stato, soprattutto, un amministratore. Consigliere comunale per quasi vent’anni, dal 1995 al 2014, e poi ancora consigliere di quartiere del Centro storico, presenza costante nei corridoi del Municipio fino a poco tempo fa. In Consiglio comunale esercitava il suo ruolo fino in fondo. Non faceva sconti a nessuno, nemmeno al proprio partito. In ogni seduta c’era una sua interrogazione, spesso rivolta anche al suo assessore di riferimento, tanto da guadagnarsi il titolo di “Mister Interpellanza”, come lo definì Bertini. Era il suo modo di intendere la politica: la lealtà più grande era verso i cittadini, non verso le appartenenze».
«Luciano ha amato profondamente questa città. Ogni sua via, ogni sua storia. In particolare il centro storico, il Borgo, che difendeva con una passione viscerale, come si difendono le cose di casa. Si è battuto contro le demolizioni previste dal Piano regolatore nel Borgo; ha lottato perché quel pezzo di città non perdesse la sua identità, la sua memoria, la sua anima. E la memoria, per lui, era qualcosa di vivo. Era un archivio da custodire, ma anche da raccontare».
«Luciano era un appassionato fotografo. Girava sempre con la sua macchina fotografica. Il suo flash ha illuminato per anni le strade di Pesaro, inseguendo i fatti, le persone, i momenti. Voleva raccontarli, ma anche conservarli. Una passione nata da lontano: già durante la Seconda Guerra Mondiale, quando fu sfollato a Candelara, desiderava tornare in città per vedere cosa stesse accadendo, per documentare e capire».
«Tra le foto più amate, quella che teneva nel suo salotto, in cui è ritratto vicino a Enrico Berlinguer durante il comizio in Piazza del Popolo del luglio 1980. Un’immagine che racconta molto di lui, della sua passione politica, della sua storia».
«La sua casa, per chi ha avuto la fortuna di entrarci, è qualcosa di unico. Una casa-sezione, una casa-museo, un archivio straordinario della memoria di Pesaro, fatto di fotografie, documenti, libri. Entrarci significa entrare nella storia della città».
«Luciano era anche un uomo capace di costruire ponti. Pur essendo profondamente uomo di sinistra, ha sempre avuto un rapporto sincero e rispettoso con il mondo cattolico. Il suo legame con la Chiesa del Carmine è stato profondo. È stato nominato all’unanimità presidente dell’Associazione del Carmine e ha difeso quella chiesa con determinazione, prendendosene cura, aprendola, intervenendo concretamente per sistemarla, come avvenne per l’imbiancatura. In questo percorso ha costruito rapporti veri, di amicizia e stima, con don Giuseppe, don Valter, don Giorgio. Relazioni che raccontano, ancora una volta, la sua capacità di unire, di dialogare, di andare oltre le differenze».
«Il suo amore per la città si esprimeva anche in gesti concreti. Come quando, nel garage di Palazzo Mosca, trovò la carrozza della marchesa Toschi Mosca, smontata e dimenticata. Si impegnò per farla restaurare, con il supporto di Sebastiani. Un intervento che gli valse una targa di riconoscimento, ma che soprattutto racconta il suo modo di essere».
«Luciano è stato anche vicepresidente dell’ECA, l’Ente Comunale di Assistenza. Un ruolo che ha interpretato con lo stesso rigore, con lo stesso desiderio di essere giusto. Perché per lui la correttezza non era una qualità accessoria, era una necessità».
«Con Luciano ho avuto un rapporto bello, fatto di confronti veri. A volte anche duri, ma sempre sinceri. Un legame che nasce da lontano, dalla mia famiglia. Negli ultimi anni sono andato a trovarlo a casa, insieme all’ex consigliere Bettini. E poche settimane fa l’ho raggiunto in ospedale. Non solo per affetto, ma per dirgli grazie. Grazie per quello che è stato, ha rappresentato e ha lasciato a questa città».
«Luciano Trebbi è stato un uomo passionale, combattivo, legato al popolo. Ci mancheranno la sua voce, il suo sguardo, la sua ostinazione e la sua presenza».
«Come sindaco, e a nome dell’intera Amministrazione comunale, mi stringo al dolore della famiglia, della moglie Luciana, del figlio Roberto, dei nipoti, e di tutti coloro che gli hanno voluto bene tra cui l’amico Stefano Ferri, che l’ha conosciuto profondamente e che, insieme a me, chiamava Luciano “il nonno” ».
Pesaro oggi saluta Luciano Trebbi. E lo fa con gratitudine, con rispetto e con la consapevolezza che la sua storia continuerà a vivere dentro questa città».
Comune di Pesaro


