GNL vicino alle case: il caso di Pesaro mostra come il rischio di attacchi intenzionali debba entrare nelle valutazioni pubbliche

Pesaro, 15 marzo 2026

Nel valutare impianti di stoccaggio e distribuzione di GNL come quello progettato a Pesaro da Fox Petroli — fortunatamente fermato dopo le azioni della società civile e le decisioni delle autorità amministrative e ministeriali — non si può più ragionare soltanto in termini di malfunzionamento tecnico, errore umano o evento naturale estremo. In un contesto internazionale segnato da sabotaggi, minacce ibride e attacchi alle infrastrutture energetiche, appare ormai necessario considerare esplicitamente anche la possibilità di atti intenzionali, inclusi sabotaggi o azioni terroristiche.

Questo tema non è affatto estraneo al diritto europeo. La Direttiva (UE) 2022/2557 sulla resilienza dei soggetti criticistabilisce che gli Stati membri devono identificare e valutare i rischi che possono colpire i servizi essenziali — tra cui quelli del settore energetico — considerando eventi naturali, accidentali e intenzionali (Direttiva UE 2022/2557, artt. 2 e 5). La normativa nasce proprio dalla crescente vulnerabilità delle infrastrutture energetiche in un contesto geopolitico caratterizzato da minacce ibride e possibili atti ostili.

A ciò si affianca la normativa sulla sicurezza industriale. Gli impianti di stoccaggio di combustibili e sostanze pericolose sono soggetti alla Direttiva Seveso III (Direttiva 2012/18/UE), recepita in Italia con il decreto legislativo n. 105 del 2015, che disciplina la prevenzione degli incidenti rilevanti e impone la predisposizione di piani di emergenza interni ed esterni per proteggere popolazione e ambiente.

Nel caso di Pesaro, la documentazione pubblica relativa allo stabilimento Fox Petroli evidenzia che il deposito è soggetto a piano di emergenza esterna per incidente rilevante, proprio ai sensi della normativa Seveso (d.lgs. 105/2015). Ciò significa che un evento industriale grave potrebbe avere effetti anche all’esterno dell’impianto, coinvolgendo le aree circostanti.

Alla luce di questo quadro normativo, la questione appare evidente: se un impianto industriale può produrre effetti rilevanti fuori dal proprio perimetro in caso di incidente, è ragionevole chiedersi se le valutazioni pubbliche debbano includere anche scenari di atto intenzionale o sabotaggio, soprattutto quando tali impianti sono collocati in prossimità di aree urbanizzate.

In altri ordinamenti il tema è già affrontato in modo esplicito. Negli Stati Uniti, ad esempio, la sicurezza degli impianti LNG è valutata anche sotto il profilo della security, cioè della protezione da atti intenzionali. Le procedure federali prevedono analisi di vulnerabilità e scenari di attacco per infrastrutture energetiche considerate critiche, come indicato nelle linee guida della U.S. Coast Guard per gli impianti LNG (NVIC 01-2011).

“Non si tratta di alimentare allarmismi,” spiega Roberto Malini, co-presidente di EveryOne Group. “Si tratta di riconoscere che il quadro delle minacce è cambiato e che la sicurezza delle infrastrutture energetiche deve essere valutata secondo il principio europeo della resilienza delle infrastrutture critiche. In questo quadro, la localizzazione di depositi di GNL in prossimità di abitazioni — come nel caso discusso a Pesaro, dove l’impianto sarebbe stato collocato a circa 130 metri dalle case — pone una questione evidente di prudenza istituzionale”.

Per questo il Comitato PESARO: NO GNL ed EveryOne Group hanno sottoposto questa riflessione al Governo italiano e alle istituzioni competenti, tra cui il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ISPRA, il Dipartimento della Protezione Civile, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR) e le autorità territoriali competenti.

L’obiettivo è semplice: chiedere che, nelle procedure di autorizzazione e valutazione di impianti energetici potenzialmente pericolosi, venga considerata in modo esplicito anche la dimensione della sicurezza strategica e territoriale, insieme ai rischi industriali e ambientali già previsti dalla normativa vigente.

In un’epoca in cui la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche è diventata un tema centrale della sicurezza europea, autorizzare impianti potenzialmente sensibili senza una valutazione completa dei rischi — naturali, accidentali e intenzionali — rischia di essere una scelta non più adeguata alle sfide del presente.

Contatto: Roberto Malini

scrittore, ricercatore e difensore dei diritti umani
Premio Rotondi 2018 quale “Salvatore dell’arte della Shoah”

Consulente etico editoriale e curatore di collezioni d’arte, fra cui quelle del Museo Nazionale della Shoah di Roma e della Cittadella di Barletta

EveryOne Group
Movimento civile per la salvaguardia dell’ambiente e dei beni culturali e paesaggistici
ILMC – Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria 

Comitato Pesaro Città d’Arte e Cultura

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