Il vicepresidente della CEI, monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano allo Ionio, ha annunciato la sua rinuncia alla partecipazione al convegno promosso da Magistratura democratica nell’ambito della campagna referendaria del 13 marzo. La decisione arriva dopo le polemiche suscitate dalla sua presenza nel programma dell’iniziativa intitolata «Proteggere la Costituzione per proteggere il futuro».
In una nota pubblicata sul sito della diocesi, Savino spiega di avere scelto il passo indietro «con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono» e con il senso del dovere «di custodire le istituzioni». Il rischio, osserva, era che la sua partecipazione venisse interpretata come una presa di posizione politica, distogliendo l’attenzione dal merito dei temi.
Pur ringraziando Magistratura democratica per l’invito e «la qualità del tema proposto», il presule precisa che la sua presenza «non aveva e non avrebbe avuto alcuna intenzione di trasformarsi in un’indicazione di voto». Un vescovo, ricorda, non deve suggerire opzioni elettorali, ma può richiamare criteri di responsabilità civica.
Tre punti per la responsabilità civica
Savino articola il suo intervento attorno a tre principi:
- Equilibrio tra i poteri dello Stato: la separazione e il bilanciamento dei poteri sono una garanzia per tutti, soprattutto per i più fragili. Ogni squilibrio, avverte, rende la libertà più vulnerabile.
- Indipendenza della magistratura: non è un privilegio corporativo, ma una tutela dello Stato di diritto. La giustizia deve mantenere la “distanza del giudizio”, fondata su regole e contrappesi.
- Partecipazione democratica: l’astensionismo è definito «una resa silenziosa». Savino invita i cittadini a recarsi alle urne, ricordando che il voto è un atto di coscienza che richiede informazione corretta e rispetto del dissenso.
Il richiamo alla figura di Rosario Livatino
Alla vigilia della consultazione, il vicepresidente della CEI richiama anche «l’alta responsabilità del magistrato», che non si esaurisce nell’applicazione della norma ma richiede «coscienza, rettitudine e senso del limite». A questo proposito cita l’esempio di Rosario Livatino, definito «uomo delle istituzioni e servitore della giustizia», modello di umiltà e libertà interiore.
Savino conclude ricordando che, nel Vangelo, la giustizia non è un concetto astratto ma «il nome concreto della cura per l’altro».
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