A Pesaro c’è un uomo che attraversa la città lentamente.
Non lo fa per fretta, non lo fa per lavoro. Lo fa per guardare.
Pedala lungo le strade provinciali, si ferma davanti a una chiesa dimenticata, scatta una fotografia a un cippo di pietra, annota un nome, una data, un ricordo. Poi riparte. Piano.

Quell’uomo è Massimo Magi.
Per molti è stato il volto discreto del Vecchio Hangar, il palazzetto dove per decenni è passata la storia dello sport pesarese. Per altri è il ciclista che racconta la città attraverso immagini e articoli. Per altri ancora è semplicemente un amico incontrato lungo una strada o in piazza.
La sua storia non è fatta di clamori.
È fatta di passi piccoli, memoria lunga e curiosità infinita.
Per raccontarla bisogna tornare indietro nel tempo, quando Pesaro era diversa, quando i ragazzi ricevevano in regalo una bicicletta invece di uno smartphone e quando la vita si costruiva un lavoro alla volta, tra cantine, piscine comunali e palazzetti dello sport.
È da lì che comincia il viaggio di Massimo Magi.
Prima del Vecchio Hangar: i lavori, la fatica e gli inizi
«Molti mi ricordano per il Vecchio Palace» racconta con un sorriso, «ma prima c’è stato tanto altro.»
La sua vita lavorativa comincia con la semplicità delle storie vere.
Prima arrivano i lavori temporanei: qualche mese alle Poste, poi al Tribunale, altri incarichi saltuari in Comune.
E poi un lavoro che oggi sembra appartenere a un altro mondo.
«Ho fatto anche il bracciante agricolo alla cantina di Morciola. Durante la vendemmia bisognava spalare le vinacce dentro le grandi botti di cemento. Quando uscivi eri mezzo ubriaco per il profumo del vino.»

Sono gli anni in cui la vita si costruiva passo dopo passo.
Poi arriva il Comune e comincia il lungo viaggio nei luoghi pubblici della città.
Il percorso è quasi una mappa di Pesaro:
- 1981–1990 – Campi da tennis della Baia Flaminia
- 1990–1998 – Piscina olimpionica
- 1998–1999 – Piscina di via Togliatti
- 1999–2017 – Vecchio Hangar
- 2017–2019 – Biblioteca Oliveriana
Ma è proprio il Vecchio Hangar che segnerà per sempre la sua storia.
Il Vecchio Hangar: il cuore sportivo di Pesaro
«Lì ho visto passare tre quarti di Pesaro.»
Quando Massimo parla del Vecchio Hangar sembra riaprire una porta nella memoria della città.
Perché quel palazzetto non era solo basket.
Era un mondo.
«Lì si sono svolti mondiali di boxe, europei, arti marziali, judo, tiro con l’arco.»
Ricorda ancora l’atmosfera di certe serate.
«All’europeo di pugilato con Benes c’erano cinquemila persone. Il palazzetto era pieno.»
Ma la vita dell’Hangar non era fatta solo di grandi eventi.
Era soprattutto quotidianità.
Allenamenti, tornei, scuole basket, partite degli amatori.
«C’erano uomini di 45 o 50 anni che giocavano con il ginocchio fasciato pur di stare in campo.»

E poi il caos delle tribune.
«I genitori arrivavano con il panino per fare colazione. Immagina cosa voleva dire mettere tutto a posto.»
Il lavoro era continuo.
«Eravamo impegnati dalla mattina alla sera.»
Ma proprio lì nascono amicizie che resistono nel tempo.
«Con i colleghi del palazzetto siamo diventati amici veri. Ancora oggi ci troviamo una volta al mese al Bar Cicoria.»
E quando gli si chiede quale luogo gli sia rimasto nel cuore, la risposta arriva senza esitazioni.
«Il Vecchio Hangar.»
La Biblioteca Oliveriana: la scoperta della cultura
Dopo gli anni nello sport arriva un capitolo completamente diverso: la Biblioteca Oliveriana.
«Sono stati due anni molto belli.»
Massimo si definisce con grande modestia «un uomo di cultura modesta». Ma in realtà la curiosità è sempre stata la sua forza.
«In biblioteca ho avuto l’occasione di conoscere professori e studiosi che venivano a fare ricerche.»
L’Oliveriana è uno dei luoghi simbolo della cultura pesarese.
Fondata da Annibale Olivieri, porta con sé una frase che Massimo ricorda ancora oggi.
«I cittadini devono essere culti e operosi.»
E lui, con ironia, commenta:
«Magari non sarò molto colto, ma operoso sì.»

Il ciclista lento che racconta il territorio
C’è però una passione che accompagna Massimo da tutta la vita: la bicicletta.
«Io vado in bici da quando me l’hanno regalata da bambino. Oggi ai ragazzi regalano lo smartphone.»
Non è mai stato un corridore.

«Sono nato pedalatore.»
E con un sorriso si definisce così:
«Il testimonial del ciclismo lento.»
Una filosofia semplice ma profonda.
«Quando vai in bici, soprattutto in salita, vedi le cose. Con la macchina non le noti.»
Durante le sue pedalate fotografa di tutto.
Chiese, conventi, statue, monumenti, strade dimenticate.
Ogni fotografia diventa un piccolo racconto.
Pantani e il ricordo del grande ciclismo
Il ciclismo per lui è anche memoria sportiva.
Quando il Tour de France è partito da Firenze, Massimo è andato a Rimini per vedere l’arrivo.
Lungo il percorso c’erano i ricordi dedicati a Marco Pantani.
E uno in particolare lo colpisce.
«Quando vinse una tappa recuperando quaranta corridori non alzò il braccio perché pensava che qualcuno fosse ancora davanti.»
Un episodio che racconta il carattere del Pirata.

Lo storico degli articoli e dei giornali
Accanto alla bicicletta c’è un’altra passione: la scrittura.
Massimo Magi negli anni ha pubblicato centinaia di articoli.
Solo su Pesaro Notizie sono: 216 articoli.
A questi si aggiungono altri contributi su vari siti e riviste di settore.
Ma il lavoro più impressionante è quello fatto negli archivi.
«Dal 1955 a oggi ho controllato tutti i numeri del Carlino conservati alla biblioteca Oliveriana.»
Un lavoro enorme.
Il risultato?
1060 articoli selezionati e archiviati.
Una vera memoria storica personale della città.

Internet, Facebook e la precisione della memoria
Massimo è stato anche uno dei primi a usare il web per raccontare il territorio.
«Quando pubblico una foto non mi limito a dire dove sono.»
Aggiunge dettagli.
Strade provinciali, indicazioni geografiche, riferimenti storici.
«Ho una cartina della provincia di Pesaro e Urbino con tutti i numeri delle strade.»
Un modo per trasformare ogni post in un piccolo documento.

L’amore per la moglie e il legame con la figlia
Nel racconto della sua vita c’è anche un momento più intimo.
Il ricordo della moglie.
«Abbiamo vissuto insieme 33 anni.»
Quando pubblica le sue foto su Facebook molti amici reagiscono con affetto.
«Arrivano sempre tanti cuoricini da chi la ricorda.»
Poi c’è la figlia Roberta.
«Il regalo più bello che mi ha fatto mia moglie.»
Il loro rapporto è profondissimo.
«Quando sento la sua voce al telefono è la cosa più bella.»
Nel portafoglio Massimo conserva una piccola memoria familiare.
«La foto dei miei genitori e quella di mia moglie con la Madonnina di San Luca.»

La pensione, la bici e la libertà quotidiana
Oggi la vita scorre con semplicità.
Massimo pedala quasi tutti i giorni.
A volte per sport, altre volte per andare a fare la spesa.
«Vado al Conad in bicicletta.»
Poi la quotidianità.
La casa, la lavatrice, la spesa.
«Adesso devo arrangiarmi da solo.»
Ma la bicicletta continua a tenere insieme tutto.
«Con la bici faccio tre cose: sport, cultura e scrivo.»

Finché ci sarà una storia da raccontare
E così Massimo Magi continua a pedalare.
Non corre. Non ha mai avuto fretta. Non gli è mai interessato arrivare primo.
La sua bicicletta è un mezzo semplice, quasi silenzioso, ma negli anni è diventata qualcosa di più: una lente con cui osservare il territorio, un modo per leggere la storia nascosta tra una strada provinciale e un piccolo monumento dimenticato.
Pedalando ha visto cambiare Pesaro.
Ha visto cambiare gli impianti sportivi, le piazze, i quartieri, i giornali.
Ha attraversato palazzetti pieni di gente, biblioteche silenziose, strade di campagna dove il tempo sembra essersi fermato.
E lungo questo viaggio ha fatto quello che fanno i veri custodi della memoria:
ha osservato, ha fotografato, ha scritto.

Oggi nella sua casa ci sono cartelline piene di articoli, ritagli di giornale, fotografie scattate durante le sue pedalate.
C’è la memoria di una città.
E c’è anche una piccola fotografia nel portafoglio: quella dei suoi genitori e quella della moglie, con accanto una Madonnina di San Luca. Un ricordo che lo accompagna sempre.
Poi c’è la voce di sua figlia Roberta al telefono, che per lui resta «la cosa più bella».
E forse è proprio questo il segreto di Massimo Magi:
la capacità di tenere insieme la memoria pubblica e quella privata, la storia della città e quella della propria vita.
Così, mentre il mondo corre veloce e spesso dimentica, lui continua a fare quello che ha sempre fatto.
Sale in bicicletta.
Pedala lentamente.
Si ferma davanti a qualcosa che lo incuriosisce.
Scatta una fotografia.
E in quel momento, senza far rumore, un altro piccolo pezzo di memoria di Pesaro trova qualcuno disposto a custodirlo.
Danilo Billi
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