L’ultima serata del Festival di Sanremo 2026 si è chiusa con un nome che ha attraversato la musica italiana per decenni: Sal Da Vinci, vincitore con il brano “Per sempre sì”, una ballata popolare e sentimentale che ha conquistato pubblico e giurie con un crescendo emotivo e una presenza scenica impeccabile.
Ma la finale non è stata solo una gara: è stata una serata segnata da contrasti, sospensioni e momenti che resteranno nella memoria collettiva.
La gara: un podio combattuto fino all’ultimo
La classifica finale ha visto:
- 1° Sal Da Vinci – “Per sempre sì”
- 2° Sayf, rivelazione giovane e potentissima
- 3° Ditonellapiaga, raffinata e originale come sempre
Il margine tra i primi tre è stato minimo, segno di un’edizione equilibrata, con brani molto diversi tra loro ma capaci di parlare a pubblici differenti.
Accanto al podio, i premi collaterali hanno dato voce alla varietà del Festival:
- Premio Mia Martini a Fulminacci
- Premio Sala Stampa Lucio Dalla e Premio Tim a Serena Brancale
Una finale dentro la storia: musica e geopolitica sullo stesso palco
La serata si è aperta con un tono inusuale: Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, ha dedicato i primi minuti a una riflessione sulla situazione internazionale, dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran avvenuto nelle stesse ore. Un momento di sospensione, quasi un respiro trattenuto, che ha ricordato come la musica non viva mai fuori dal mondo.
“Viviamo una contraddizione”, ha detto Conti. “Siamo qui per festeggiare la musica italiana, ma non possiamo ignorare ciò che accade fuori da questo teatro”.
Gli ospiti: il ritorno epico di Andrea Bocelli
Tra i momenti più intensi, il ritorno di Andrea Bocelli, trent’anni dopo il suo debutto all’Ariston. Il tenore è arrivato a cavallo, sulle note de Il Gladiatore, in un ingresso scenografico che ha unito cinema, memoria e spettacolo.
Un omaggio alla sua storia e a quella del Festival, accolto da una standing ovation.
Le esibizioni: 30 brani, un mosaico di generi
La finale ha portato sul palco tutti i 30 Big in gara, in una maratona musicale che ha alternato:
- pop d’autore
- urban e contaminazioni elettroniche
- ballate classiche
- performance più teatrali e sperimentali
Un mosaico che conferma la direzione di Carlo Conti: un Festival che vuole essere popolare ma non banale, aperto alle nuove generazioni senza rinunciare alla tradizione.
Stile e simboli: una sobrietà che racconta il tempo
Molti artisti hanno scelto look meno spettacolari del solito, quasi dimessi, come se la moda avesse deciso di fare un passo indietro per lasciare spazio alla musica e al contesto emotivo della serata. Un segno dei tempi, più che una scelta estetica.
Un vincitore popolare
Sal Da Vinci ha accolto la vittoria con emozione sincera: “Non sto capendo niente, ma voglio dedicare questo premio alla mia famiglia”, ha detto sul palco.
Il suo brano, costruito su un linguaggio diretto e melodico, ha riportato al centro un’idea di canzone italiana che parla al cuore, senza artifici.
Uno sguardo al futuro
La serata ha anche annunciato il prossimo capitolo: Stefano De Martino sarà il conduttore del Festival 2027, raccogliendo il testimone da Conti.
Un passaggio che segna una nuova fase per la Rai e per il Festival.
Conclusione
Sanremo 2026 si chiude come un’edizione complessa, stratificata, sospesa tra festa e inquietudine. Una finale che ha saputo tenere insieme musica, responsabilità e spettacolo, consegnando al pubblico un vincitore popolare e una fotografia sincera del Paese.
Rosalba Angiuli

