Sanremo 2026 – Terza e quarta serata come racconto dell’Italia che si specchia

Terza serata — Il Festival come specchio fragile e luminoso

La terza serata di Sanremo 2026 è entrata come una corrente d’aria nuova dentro la casa del Festival. Irina Shayk e Ubaldo Pantani hanno affiancato Carlo Conti e Laura Pausini, portando due energie opposte: eleganza sospesa e ironia che sdrammatizza. Sul palco, i quindici Big rimasti hanno riportato l’Ariston al suo cuore: la voce.

La finale delle Nuove Proposte ha aperto la serata. Nicolò Filippucci ha vinto, ma è stata Angelica Bove a ricevere l’applauso più lungo, quello che non si vota ma si sente. La top five della serata ha sorpreso: Arisa, Sayf, Luché, Serena Brancale e Sal Da Vinci hanno composto un mosaico di stili che racconta un’Italia plurale, mai uniforme.

Poi sono arrivati i momenti che restano:

  • Alicia Keys ed Eros Ramazzotti che cantano L’Aurora, trasformando l’Ariston in un luogo senza confini.
  • Mogol che riceve il premio alla carriera e si commuove, ricordando che la musica è un mestiere di verità.
  • La gaffe di Raf, l’incidente tecnico di Alicia Keys, l’incursione di Belén: fragilità e imprevisti che rendono umano anche il palco più osservato d’Italia.

La serata ha ospitato appelli contro il bullismo e per la pace, e per un attimo il Festival è sembrato un luogo civile, non solo spettacolare. Sanremo, quella notte, non ha cercato di stupire: ha cercato di capire.

Quarta serata — La memoria che si canta in due

La quarta serata, quella delle cover e dei duetti, è sempre un rito collettivo. È la notte in cui la musica italiana si guarda allo specchio e si riconosce in ciò che è stata, in ciò che ha amato, in ciò che ha perduto.

Carlo Conti e Laura Pausini sono stati affiancati da Bianca Balti, presenza luminosa e composta. Sul palco, tutti i 30 Big hanno reinterpretato brani del passato insieme ai loro ospiti: un esercizio di memoria condivisa, un dialogo tra generazioni.

La serata è stata un susseguirsi di accostamenti sorprendenti:

  • Elettra Lamborghini con le Las Ketchup che riporta Aserejé nell’immaginario collettivo.
  • Cristina D’Avena che trasforma l’Ariston in un coro di infanzia, accolta come un talismano pop.
  • Ditonellapiaga e TonyPitony che vincono la serata, portando sul palco un’energia fuori schema.

C’è stato spazio anche per la scienza e la meraviglia: il professor Schettini ha invitato a “parlare con i propri figli”, ricordando che la musica è anche educazione sentimentale. E poi l’incursione di Alessandro Siani, il ritmo serrato dei duetti, il pubblico che canta come se stesse restituendo qualcosa a quelle canzoni che lo hanno accompagnato per anni.

La serata non incide sulla classifica finale, ma incide sulla memoria: è la notte in cui il Festival diventa un archivio vivente.

Un Festival che si ricompone

Terza e quarta serata hanno mostrato un’Italia che si guarda, si ascolta, si riconosce nelle sue contraddizioni: glamour e inciampi, memoria e novità, leggerezza e impegno. Sanremo 2026 sta costruendo un racconto che non è solo musicale: è un ritratto emotivo del Paese.

Rosalba Angiuli

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